LA
COMUNIONE SPIRITUALE
di Mons. De Guiberges
già Vescovo di Valence
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«Se
qualcuno ascolta la mia voce
e mi apre la porta, io entrerò da lui
e farò un banchetto con lui,
ed egli con me».
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(Apoc., III, 20).
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Non sarebbero completi questi trattenimenti sulla comunione, se non parlassimo della
comunione spirituale.
Infatti il Catechismo del Concilio di Trento, detto Catechismo romano, perchè
è il formulario della dottrina romana, si esprime così: «Bisogna
che i pastori di anime insegnino che non vi è solo una maniera per ricevere
i frutti ammirabili dei sacramento dell'Eucaristia, ma ve ne sono due: la comunione
sacramentale e la comunione spirituale».
La comunione spirituale è poco conosciuta e poco praticata, eppure è
una sorgente speciale e incomparabile di grazie: «Essa è per se stessa,
dice il P. Faber, una delle più grandi potenze della terra». - «Per
mezzo di essa, scrive S. Leonardo da Portomaurizio, molte anime arrivarono a gran
perfezione».
Per trarre da questo inestimabile tesoro tutte le ricchezze che racchiude, bisogna
sapere 1° in che cosa consiste la comunione spirituale, 2° quali grazie racchiude,
3° in che modo pratico si può fare.
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* *
In che consiste
la comunione spirituale?
Essa è anzitutto una comunione; lo afferma il Concilio di Trento. E
dunque una partecipazione reale alle grazie dell'Eucaristia, benché distinta
dalla partecipazione sacramentale propriamente detta.
Dopo di aver visto quali grazie scendono dall'Eucaristia nelle anime, non basta,
per stimare la comunione spirituale, sapere che ci comunica veramente una parte considerevole
di quei benefizi? Diremo ora in quale misura e fin dove questo si estenda.
Questa comunione non si fa esteriormente, come la comunione sacramentale, ma spiritualmente,
cioè internamente e mentalmente, senz'alcun atto materiale e corporale: spiritualmente,
cioè soprannaturalmente e divinamente.
Si chiama pure comunione interiore, comunione del cuore, comunione invisibile e mistica;
perchè ci unisce a Gesù in modo misterioso e nascosto, senz'alcun segno
visibile come nella comunione sacramentale. Si chiama finalmente comunione virtuale,
perchè ha la virtù di farci partecipare ai frutti dell'Eucaristia.
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Che cosa si deve fare per comunicarsi spiritualmente? Basterà fare degli atti
di fede e di amore verso Gesù presente nell'Eucaristia? No. Bisogna formulare
espressamente il desiderio di comunicarsi: e perchè questo desiderio sia sincero,
bisogna, essere disposto a comunicarsi sacramentalmente, se fosse possibile.
Del resto un semplice desiderio, se è vero e profondo, per quanto breve e
rapido, basta a costituire la comunione spirituale. Evidentemente quanto più
il desiderio sarà prolungato, tanto più la comunione sarà fruttuosa;
ma con un semplice slancio del cuore verso Gesù nell'Eucaristia si fa la comunione
spirituale, si partecipa alle grazie della comunione sacramentale.
Ecco come questo avviene:
Nostro Signore è nell'Eucaristia per noi; il suo desiderio di venire in noi,
di essere tutto nostro, di possederci, di vivere in noi, è vivissimo ed Egli
non domanda che di poterlo soddisfare.
«Io ardo di desiderio di darmi a te, diceva Gesù alla Ven. Giovanna
Maria della Croce, e quanto più mi do, tanto più desidero di darmi
nuovamente. Io sono, dopo ciascuna delle tue comunioni, come il pellegrino divorato
dalla sete, al quale si dà una goccia d'acqua e dopo è più assetato
ancora. Così io desidero continuamente di darmi a te». Gesù rivolge
queste medesime parole a ciascuno di voi.
Gesù vorrebbe venire ogni giorno nel vostro cuore con la comunione sacramentale,
ma non gli basta ancora: vorrebbe venire in voi continuamente. Questo desiderio divino
si compie con la comunione spirituale. «Tutte le volte che tu mi desideri,
diceva Gesù a Santa Metilde, tu mi attiri in te. Un desiderio, un sospiro,
basta per mettermi in tuo possesso.»
Nostro Signore spesso rivelò ad anime sante e in maniere diverse, il desiderio
ardente che ha di unirsi a noi.
A S. Margherita Maria diceva: «Il tuo desiderio di ricevermi ha toccato così
dolcemente il mio cuore, che se non avessi istituito questo Sacramento, lo avrei
fatto in questo momento, per unirmi a te».
Nostro Signore incaricava Santa Margherita da Cortona di ricordare ad uri religioso
le parole di Sant'Agostino: «Credi, e tu avrai mangiato»; cioè,
faà un atto di fede e di desiderio verso l'Eucaristia, e tu sarai nutrito da questo
alimento divino.
Alla B. Ida da Lovanio, durante una messa in cui essa non aveva potuto comunicarsi,
Gesù diceva: «Chiamami, e io verrò! , - «Venite, o Gesù!»
esclamò tosto la santa, e si sentì riempire di felicità come
se realmente si fosse comunicata.
E, dopo una comunione spirituale di cui gustava tutte le delizie, Santa Caterina
da Siena si sentiva dire da Gesù: «In qualunque luogo, in qualunque
maniera mi piaccia, io posso, voglio e so soddisfare meravigliosamente i santi ardori
di un'anima che mi desideri».
Questo desiderio di Gesù, di unirsi a noi, è infinito e onnipotente:
non conosce altro ostacolo che la nostra libertà . Gesù ha moltiplicato
i miracoli per venirsi a chiudere nell'ostia, per potersi dare a noi. Che cosa gli
costa il fare un miracolo di più e il darsi direttamente a noi senza l'intermediario
dei Sacramento? Non è forse padrone di se stesso, di tutte le sue grazie,
della sua divinità ? E se, chiamato da poche parole, discende dal cielo nell'ostia,
fra le mani del sacerdote, non scenderà direttamente nel nostro cuore, se
vi è chiamato dall'ardore dei nostri desideri?
O meraviglioso potere dell'anima umana! O potenza di un desiderio sincero, inspirato
dall'amore! Potere che permette a ciascuno di voi di fare per sé, in qualche
maniera, ciò che il sacerdote fa per tutti i fedeli!
Agar fuggendo nel deserto e vedendo che il suo bambino sarebbe morto di sete, alzò
al cielo un grido straziante e tosto scaturì una sorgente d'acqua fresca per
salvare la madre e il figlio.
Gridate dunque verso Dio il vostro desiderio e Dio vi risponderà facendo scaturire
dal suo seno, per santificarvi, una sorgente di vita eterna!
Un povero selvaggio non ha un sacerdote che lo battezzi, ma fa salire a Dio il grido
dei suo desiderio, ed eccolo battezzato!
Un povero peccatore si volge a Dio; dalla sua confusione volge i suoi sguardi alla
Bontà infinita; esso ha sete di amore e di perdono, ed eccolo perdonato!
Voi non potete accostarvi alla santa mensa, sia che già vi siate comunicati
il mattino, sia che qualche ostacolo ve l'impedisca. Gettate su l'ostia del Tabernacolo
degli sguardi di desiderio, manifestate la vostra fame e la vostra sete a Gesù.
Ditegli: o Gesù, venite, io muoio senza di voi! - Gesù verrÃ
e voi vi sarete comunicati.
Durante la messa, il sacerdote prende l'ostia fra le mani; si raccoglie, s'inchina
e pronunzia poche parole. Tosto il cielo si apre, Gesù discende alla voce
del suo amico che lo chiama: eccolo fra le mani del sacerdote!
O anime pie, raccoglietevi profondamente, concepite nel vostro cuore un desiderio
ardente. Tocco e spinto da questo desiderio, Gesù discende alla sua sposa
diletta: eccolo nel vostro cuore!
O bontà ineffabile, o larghezza infinita, o munificenza senza limiti, o amore
incomprensibile! Dio non è più il sovrano Padrone e la creatura non
è più serva: la creatura diventa il padrone sovrano di Dio e Dio si
fa Il servo più docile e più premuroso della creatura! «Non sono
venuto tra voi, diceva Gesù, per essere servito, ma per servire.» la
comunione spirituale è una vera onnipotenza data alla creatura sul Creatore,
all'anima pia, su Gesù! Il P. Faber ha ragione: «La comunione spirituale
è una delle più grandi potenze della terra! (1)»
*
* *
Come si potranno
dunque esprimere i frutti innumerevoli che la comunione spirituale ci reca?
Si può riassumere tutto dicendo che è una comunione, cioè una
partecipazione all'Eucaristia e alle grazie della comunione sacramentale.
Il Concilio di Trento, parlando dell'uso del sacramento ammirabile dell'Eucaristia,
dice espressamente che «molti la ricevono spiritualmente e sono quelli
che mangiando con il desiderio questo pane celeste che a loro è offerto, gustano
il frutto e l'utilità di questo sacramento.» Dunque, secondo il Concilio
di Trento e secondo tutta la teologia, la comunione spirituale è un mangiare
spiritualmente dei corpo di Nostro Signor Gesù Cristo. Per conseguenza, tutto
ciò che abbiamo detto degli effetti della comunione sacramentale, si ripete
qui, benché in modo diverso e in un grado inferiore (2).
Il primo effetto della comunione spirituale è dunque di accrescere la nostra
unione con l'umanità e con la divinità dei Verbo incarnato. Questo
è il suo effetto principale, il suo frutto essenziale: tutte le altre grazie
che vi si ricevono, derivano da queste. Eccole in riassunto:
Il fervore è rianimato. «La comunione spirituale, dice il b.
Curato d'Ars, fa su l'anima come un colpo di soffietto sul fuoco coperto di cenere
e prossimo a spegnersi. Quando sentiamo che l'amor di Dio si raffredda, corriamo
presto alla comunione spirituale» Povero cuore! perde così facilmente
il suo calore e si ricopre di ceneri così presto! La comunione spirituale
rianima il focolare e fa sprigionare la fiamma del fervore.
In mezzo alle prove del nostro pellegrinaggio quaggiù, continuamente c'invade
la tristezza, e il nostro cuore si riempie di fitte nebbie.
La comunione spirituale dissipa la caligine, come il sole del mattino; esso riconduce
la gioia nel cuore, rende all'anima la pace.
Essa conserva pure il raccoglimento: è il mezzo più efficace
per premunirsi contro la dissipazione, la leggerezza e tutte le divagazioni della
mente e della fantasia. Essa ci abitua a tenere i nostri sguardi fissi su Gesù,
a conservare con lui una dolce e costante intimità , a vivere con lui in una
continua unione di cuore.
Essa ci distacca da tutto ciò che è puramente sensibile e terrestre;
ci fa sdegnare le vanità che passano, i piaceri del mondo che durano poco.
«Essa è il pane del cuore, dice S. Agostino, essa è la guarigione
del cuore» Essa separa il nostro cuore da tutto ciò che è impuro
e imperfetto; lo trasforma e lo unisce strettamente al cuore di Gesù.
Essa rende le nostre relazioni con Gesù più tenere e più
familiari. Essa ci dà per lui una devozione più ardente e più
profonda; essa ci fa meglio gustare la soavità e la dolcezza della sua presenza.
«Quando faccio il segno di croce, scrive sant'Angela di Foligno, portando la
mano al cuore e dicendo ... e del Figlio, provo un vivo amore e una gran dolcezza,
perchè sento che Gesù è lì.»
La comunione spirituale mette Gesù lì, nell'interno del nostro
cuore, in una residenza permanente e incantevole.
La comunione spirituale ha pure un'efficacia meravigliosa per cancellare i peccati
veniali e per rimettere le pene dovute al peccato. Le anime pie che la praticano
sovente e bene, saranno esenti dalle fiamme del purgatorio. Gesù le trasporterÃ
direttamente dalla terra al cielo, come l'anima di Giovanna d'Arco, che fu vista,
al momento delle sua morte, salire direttamente in Paradiso, sotto forma di bianca
colomba.
La comunione spirituale darà in cielo alle anime che l'avranno fatta bene,
una gloria sorprendente. Nostro Signore diceva a Santa Geltrude che ogni qualvolta
uno guardasse con devozione l'ostia Santa, aumenterebbe la sua felicità eterna
e si preparerebbe per il cielo tante delizie diverse a misura che avrebbe moltiplicato
quaggiù quegli sguardi d'amore e di desiderio verso l'Eucaristia.
Le anime che si saranno comunicate spesso spiritualmente, splenderanno in cielo di
una luce particolare e gusteranno delle gioie speciali, più dolci e più
deliziose, che gli altri non conosceranno.
La comunione spirituale, aumentando ogni giorno i nostri desideri di ricevere Gesù,
ci spinge alla Comunione sacramentale, c'impedisce di tralasciarla per colpa
nostra, la rende più frequente, ci dispone a riceverla meglio e a trarne
più frutti. La comunione spirituale è, al dire di tutti i Santi, la
migliore preparazione alla comunione sacramentale.
Aggiungete inoltre che la comunione spirituale si può offrire secondo l'intenzione
del prossimo, sia in favore dei vivi, sia in favore dei defunti.
La beata Margherita Maria raccomandava la comunione spirituale in suffragio delle
anime del Purgatorio, «Voi solleverete assai quelle povere anime afflitte,
essa diceva, offrendo per esse delle comunioni spirituali, per riparare al cattivo
uso da esse fatto delle comunioni sacramentali.»
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Finalmente dovete sapere che tutti questi benefici e tutte queste grazie che derivano
dalla comunione spirituale, si ricevono ogni volta nella misura delle vostre
disposizioni, cioè secondo il valore del vostro desiderio. Più
è intenso il vostro desiderio di comunicarvi, più è puro e prolungato,
e più voi parteciperete dei frutti dell'Eucaristia e di tutti i favori che
abbiamo enumerato; tutto questo con nessun altro limite che l'ardore, l'estensione
e la vivezza dei vostri desideri.
I santi sono unanimi nell'esaltare le meraviglie della comunione spirituale. Arrivano
a dire come la Ven. Giovanna Maria della Croce, «che Dio, con questo mezzo,
ci colma spesso delle medesime grazie della comunione sacramentale»; e, con
santa Geltrude e col P. Rodriguez, «qualche volta di grazie ancora più
grandi» ; poiché, nota quest'ultimo, «benché la comunione
sacramentale sia, per se stessa, di una maggiore efficacia, tuttavia il fervore del
desiderio può compensare la differenza».
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* *
Quale altro incoraggiamento
più prezioso si può dare alla comunione spirituale? E come spingervi
di più a praticarla frequentemente?
Quando dunque la farete? - La farete sempre durante la Messa, quando vi assistete
senza potervi comunicare sacramentalmente. «Bisogna, dice il Rodriguez, divorare
con gli occhi dell'anima quel divino alimento. Bisogna aprire la bocca dell'anima
con un ardente desiderio di ricevere questa manna celeste, e di gustarne lungamente
la dolcezza entro il cuore».
Voi farete la comunione spirituale, secondo il consiglio di S. Alfonso, al principio
e alla fine delle vostre visite al SS. Sacramento. Che bella maniera d'impiegare
quel tempo prezioso! Gesù è realmente là , a pochi passi da voi,
ardente di desiderio di venire in voi. Ardete dello stesso desiderio per lui, e verrÃ
ad unirsi a voi in una dolce intimità . Voi uscirete dalla chiesa infiammati
di amore!
Voi farete la comunione spirituale il mattino appena svegliati. «Svegliandoti,
diceva Gesù a santa Metilde, devi sospirare a me con tutto il cuore! Desiderami
con un sospiro di amore e io verrò in te, opererò in te e soffrirò
in te tutti i tuoi patimenti».
Voi vi comunicherete spiritualmente, dopo la preghiera, dopo la meditazione, dopo
la lettura spirituale, prima e dopo la recita del rosario e la sera prima di
addormentarvi.
Potete fare la comunione spirituale dieci volte, venti volte al giorno, quante volte
volete, poiché bastano pochi istanti, brevi giaculatorie rivolte a Gesù
nell'Eucaristia, per scongiurarlo di venire in voi. Qui non importa il tempo; importa
l'ardore e la veemenza del desiderio, la fame e la sete dell'anima, lo slancio del
cuore!
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In quanto alla formula, la migliore sarà quella che uscirà più
spontanea e più viva da voi stessi! Sarà quella in cui metterete più
amore e sopratutto un amore più delicato, più puro, più generoso
più disinteressato; quello in cui farete sentire a Gesù che voi lo
amate solo per lui.
Voi gli direte: O Gesù, venite, venite! Io ho bisogno di voi; l'anima mia
sospira e languisce, lontana da voi; tutto mi riesce insipido senza di voi!
O Gesù, io non posso vivere lontano da voi; io muoio senza di voi, o Padre,
Amico, Sposo, o Diletto, venite, venite!
O Amore, o Amore, mettete nel mio cuore gli ardori dei serafini e tutti i sentimenti
più infiammati della vostra Madre santissima!
O Amore infinito, venite ad amare voi medesimo in me: venite ad accendere nel mio
cuore tutti i desideri più ardenti che consumarono il vostro!
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Sopratutto, o Amore, che io vi ami per voi! Che io dimentichi me stesso, scomparisca,
mi perda in voi! Venite in me, perchè io non viva più, ma viviate ve!
solo in me!
Come il vostro padre si è glorificato in voi, così glorificate voi
stesso in me! Prendete tutto ciò che è in me per farlo vostro per sempre!
Venite in me per continuarvi l'opera vostra, le vostre preghiere, le vostre virtù,
le vostre sofferenze, le vostre espiazioni, i vostri meriti!
O Gesù, o Diletto, nulla per me, tutto per voi e per sempre! Venite in me,
vivete in me, e voi ed io siamo consumati nell'unità !
Voi farete le vostre comunioni spirituali così o in altri termini anche più
ardenti, con espressioni più fervide e più infiammate. Spesso anche
resterete silenziosi, poiché la bocca diventa impotente a formulare i desideri
del cuore, quando questo si lascia rapire e trasportare dall'amore divino.
Allora si soffre assai non potendosi esprimere ciò che si sente. Ma Gesù
vede questa sofferenza intima la quale riesce un omaggio perfetto per lui e lo colma
di gioia, perchè gli dimostra più amore che tutte le parole e le grida
del cuore più appassionato.
E tutti questi desideri, tutti questi slanci, tutti questi sentimenti che Gesù
medesimo desta in voi e prova più di voi, pensate voi se non li ricompenserà !
Con l'ardore dei loro desideri nella comunione spirituale, i santi ottennero spesso
dei miracoli. Si staccarono le ostie dalle mani dei sacerdoti per darsi spontaneamente
ad essi. Apparvero ad essi per comunicarli, degli Angeli, talora la Ss. Vergine o
san Giovanni o Gesù medesimo.
Voi non otterrete simili miracoli: che importa dal momento che ottenete realmente,
benché invisibilmente, le stesse grazie?
Voi riceverete queste grazie, se considerate da una parte il prezzo e il valore,
l'eccellenza e la natura della comunione spirituale; se d'altra parte voi vi ricorderete
cori quanta facilità la potete fare, in qualunque ora del giorno e della notte.
Come sareste ingrati, colpevoli, inescusabili, se, conoscendo la comunione spirituale
e le ricchezze incalcolabili che racchiude, voi non vi faceste ricorso almeno una
volta al giorno, e anche di più! poiché fra tutti i mezzi di santificazione
ve ne sono forse altri più facili, più efficaci, Più meravigliosi?
NOTE
1. Non bisognerÃ
tuttavia eguagliare la comunione spirituale alla comunione sacramentale, né
molto meno privarsi di questa sotto pretesto che ci si supplisce con quella.
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2. Nostro Signore mostrava ogni giorno alla pia Paola Maresca un ciborio d'oro contenente
le sue comunioni sacramentali e un ciborio d'argento contenente le sue comunioni
spirituali, indicandole così il valore delle une e delle altre.
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Testo tratto da: Mons. De Guiberges, La Santa Comunione, Faenza: Libreria
Editrice Salesiana, 1914, pp. 171-182.
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