CAPITOLO
III
L'atteggiamento del Servo Dio di fronte all'attività del "Sodalitium
Pianum" di Mons. Umberto Benigni
Non ultima fra le difficoltà
mosse contro il Servo di Dio è quella che si connette coll'attività,
assai criticata e da molti deprecata del cosidetto Sodalitium Pianum, fondato
e diretto da Mons. Umberto Benigni; vedi in proposito le Novae Animadversiones:
n. 17, p. 39; n. 18, p. 45; n. 22, p. 63; n. 24, p. 71; n. 25,
p. 79; e sopratutto n. 21, p. 57, 59, 60, 61.
I giudizi poco favorevoli, spesso contrari, sull'attività di questo Sodalizio
e del suo diretto:re Mons. Benigni, si fanno ricadere anche sul Servo di Dio, il
quale si sarebbe mostrato per lo meno troppo passivo, di fronte ad un'azione non
chiara, anzi, come si dice, segreta, e sovrapposta alla stessa gerarchia, che non
sarebbe stata risparmiata dallo zelo furioso del Sodalizio, o almeno di quelli che
stavano sotto l'influsso di Mons. Benigni.
Questi apprezzamenti poi sono entrati purtroppo anche nella letteratura storica del
Pontificato di Pio X. Non fa certo meraviglia quando i veri modernisti o anche tutti
i cosidetti modernizzanti parlano con tono astioso contro la «carboneria nera»
o contro la «massoneria» organizzata dal Benigni; ma quando autori di
buona fama, toccano l'argomento e citano una quantità di fonti e concludono
con giudizi meno favorevoli anche verso il Servo di Dio, è facile riportarne
un'impressione di disagio. Si veda per esempio la molto diffusa opera di Mons. Giuseppe
SCHMIDLIN: Papstgeschichte der neuesten Zeit, vol. III, Papsttum
und Päpste im XX. Jahrhundert; Pius X. und Benedikt XV. (19O3-1922) (Monaco
in Baviera, 1936), il quale consacra tutto un capitolo, con larga presentazione di
fonti, alla descrizione che egli altamente deplora della «Integralistische
Verschwörung», cioè della «congiura integralista»,
capeggiata da Mons. Benigni e svolta dal Sodalitium Pianum e da persone
a lui legate. È ben vero che l'autore, come è noto, si mostra
prevenuto contro il governo di Pio X; ciononostante rimangono sempre alcuni dati,
presentati come certi, che lasciano un'impressione poco gradevole. Perfino un autore
serio e sereno come L. A. VEIT, nella sua grande Kirchengeschichte, vol.
IV, 2° parte (Friburgo, 1933), non omette di parlare, sebbene senza accennare
alla persona del Papa, della «cricca di denunziatori e della loro centrale
situata al corso Umberto di Roma» (l. c., p. 154), dove abitava Mons.
Benigni. Insomma non si può negare che esiste e ha preso piede nel pubblico
colto l'accusa che Pio X abbia permesso, anzi approvato l'attività oscura
di vero spionaggio, ordita da Mons. Benigni ed espletata attraverso il Sodalitium
Pianum, di carattere segreto, con centri d'informazione un po' dappertutto,
che avrebbe sorvegliato perfino la gerarchia, non risparmiando neanche Emi Cardinali,
causando, si dice, provvedimenti della Santa Sede talvolta ingiusti e immeritati:
accuse che, se fossero accertate, costituirebbero certamente una difficoltà
anche contro la Causa del Servo di Dio.
Da qui la richiesta delle Novae Animadversiones che tutta la questione del
Sodalitium Pianum di Mons. Benigni venga illustrata, e che venga illustrato
sopratutto l'atteggiamento personale del Servo di Dio nei confronti di questa organizzazione.
Fortunatamente anche intorno a questo argomento, l'archivio della S. Congregazione
Concistoriale ci ha messo in possesso di una documentazione originale, ricca e sconosciuta,
che ci permetterà, speriamo, di poter giungere a delle conclusioni soddisfacenti.
Prima di entrare nell'analisi dei documenti, crediamo utile, anzi necessario premettere
alcune notizie generali: a) intorno a Mons. Benigni, e alla sua attività;
b) intorno al Sodalitium Pianum [1].
Sarà poi piè facile maneggiare i documenti e trarne le conclusioni.
1 Notiamo che per semplificare le cose, il Sodalitium Pianum sarà
indicato con la sigla SP; dovendo poi alle volte citare testi o fare
rimandi all'opera di ALFREDO LOISY: Mémoires pour servir à l'histoire
religieuse de notretemps, 2 voll., Parigi, 1930, 1931, ci limiteremo ad
indicare solo il nome del Loisy, il volume e la pagina, per esempio, LoisY, I,
396.
I - Mons. Umberto Benigni (1862-1934)
L'autore della voce «Benigni» nella recentissima Enciclopedia Cattolica
(vol. I, col. 1347), parlando della figura e dell'attività di Mons. Benigni,
si esprime in questi termini: «Resta, tuttavia, ancora prematuro e difficile
dare un giudizio equanime e definitivo su parecchi atteggiamenti della sua vita e
della multiforme, e talvolta, non chiara, sua attività». Né
pretendiamo noi di dare un giudizio definitivo su Mons. Benigni. Sarà utile
però raccogliere almeno i dati principali della sua vita ed accennare
alla sua molteplice attività. Il Benigni fu certamente uomo di forte ingegno
e di vasta cultura, specialmente nel campo delle scienze storiche e sociologiche;
ebbe un temperamento vivace, anzi focoso: pronto nell'intuizione e tenace nei propositi,
ebbe doti particolari di organizzatore. Aveva molte relazioni internazionali; conosceva
molte lingue; fu lavoratore instancabile; non riuscì o non si preoccupò
di farsi una vita comoda; morì infatti povero; acerbo nella critica, né
sempre oggettivo e sereno, si creò nemici da ogni parte.
Umberto Benigni nacque a Perugia il 30 marzo 1862; vi era allora Arcivescovo Gioacchino
Pecci. Quando questi fu eletto Papa, il Benigni era seminarista. A soli 22 anni,
il 20 dicembre 1884, fu ordinato sacerdote e poco dopo fu promosso segretario dell'Arcivescovo.
Dal 1887 al 1893 diresse, come egli riferisce, un «giornaletto locale»;
nel 1892 fondò, sempre a Perugia, un settimanale, La Rassegna sociale,
con orientamento verso quelle questioni cristiano-sociali che dopo la Rerum
Novarum suscitavano tanto interesse. Questa giovanile attività giornalistica
lo mise subito in vista, tanto che neI 1893 fu chiamato a Genova per entrare nella:
redazione del L'Eco d'Italia: vi si recò, ma non per questo
abbandonò la sua Rassegna sociale, cui anzi diede nuova forma:
da periodico settimanale divenne una specie di rivista scientifica, mensile, con
il sottotitolo:
Biblioteca periodica.
Il periodico però, così trasformato, durò appena un anno, e
la ragione della fine fu il sopravvenuto trasferimento di Benigni da Genova a Roma,
che sarebbe avvenuto, come si dice, per volontà di Leone XIII. A Roma la sua
attività specifica si orientò verso gli studi storici, nel senso più
vasto della parola. Per un certo tempo fu addetto alla Biblioteca Vaticana; andò
per alcuni anni a Berlino per perfezionarsi negli studi storici e per conoscere la
situazione sociale della Germania. In questi anni pubblicò alcuni suoi studi
in forma: di Miscellanea di storia ecclesiastica, quattro fascicoli,
1898-1899), e un'opera assai seria, intitolata Die Getreidepolitik der Päpste
(Berlino, 1898; tradotto anche in italiane). Era una splendida confutazione,
a base documentaria, delle tendenziose e malevoli esposizioni che il dottore Nau,
nel suo grande studio Die Getreidehandelspolitik der europäischen Staaten
vom 13. bis zum 18. Jahrhundert (pubblicato nel 1896 dall'Accademia prussiana
di Berlino), aveva avanzato circa la: politica agraria dei Papi e della Curia papale.
La Civiltà Cattolica (1899, V, 320-25) ne fece una magnifica recensione.
Sempre a Berlino, il giovane studioso pubblicò (1900) la seconda edizione
dei suoi Historiae ecclesiasticae prolegomena.
Ricco di esperienze e di cognizioni, Benigni tornò a Roma all'inizio del nuovo
secolo ed entrò nella redazione del giornale «papale» La Voce
della Verità. Leone XIII, a quanto si racconta, amava leggere i
trafiletti del Benigni, sempre arguti e freschi. In quegli stessi anni Benigni fu
chiamato professore di storia ecclesiastica all'Apollinare, poi anche nel Collegio
Urbano di Propaganda Fide, nei Seminario Vaticano, e finalmente all'Accademia dei
Nobili Ecclesiastici (1911). Nel 1902 pubblicò un Historiae ecclesiasticae
repertorium (Siena) e nel novembre dello stesso anno iniziò la pubblicazione
di una rivista: Miscellanea di Storia ecclesiastica. Un alto riconoscimento
della sua attività professionale il Benigni l'ebbe il 28 novembre dello stesso
anno 1902, con la nomina a membro della Commissione storico-liturgica istituita allora
da Leone XIII presso la Sacra Congregazione dei Riti, nella quale si trovò
collega con uomini come il Duchesne, il Wilpert, l'Ehrle e l'attuale Cardinale Mercati.
Intanto morì Leone XIII, e nei primi anni del Pontificato di Pio X scoppiò
finalmente e violentemente la crisi modernista, già da lungo tempo latente.
Il Benigni che già seguiva il movimento religioso, politico-sociale, nel maggio
del 1904 allargò il campo della sua done il titolo in Miscellanea di Storia
ecclesiastica e di Teologia positiva.
Il 29 novembre di questo stesso anno fu nominato minutante alla S. Congregazione
di Propaganda Fide. In seguito a ciò si fece incardinare nella Diocesi di
Roma (1905) ed allargò ancora il campo della sua rivista, che col gennaio
1905 divenne: Miscellanea di storia e di cultura ecclesiastica. Trovò
tempo di pubblicare anche una Historiae ecclesiasticae propaedeutica: I. Introductio,
Romae 1905.
Finalmente, il 24 maggio del 1906, il professore Benigni fu nominato Sottosegretario
agli Affari ecclesiastici straordinari e entrò così nella Segreteria
di Stato. Segretario era allora Mons. Pietro Gasparri e fu lui che propose Benigni
in sostituzione di Mons. Aversa, nominato Delegato Apostolico di Cuba e Portorico.
Ben presto, il 28 agosto 1906, Umberto Benigni fu nominato Prelato domestico di Sua
Santità, e si trasferì in Vaticano.
Rimase in quella carica fino al 1911, e fu certamente questo il periodo più
importante della sua vita. Egli si occupava in particolare del servizio stampa,
mansione cui era preparato per la sua ampia conoscenza di lingue estere e per le
sue molteplici relazioni personali di valoroso pubblicista. La sua posizione d'altra
parte gli conferì nuovo prestigio, offrendogli inoltre il modo di ampliare
il raggio della sua attività; Bisogna dire, a questo punto, che da tutte le
informazioni che abbiamo, non si può dubitare dell'attaccamento sincero di
Mons. Benigni alla Chiesa e al Papa. Egli intendeva mettere se stesso, le sue molteplici
qualità intellettuali, le sue vaste esperienze, sopratutto nel campo storico-culturale
e sociologico, al servizio della Chiesa. Su questo punto bisogna insistere contro
alcuni giudizi malevoli, quasi egli fosse stato un esponente della stessa massoneria;
asserzione contradetta esplicitamente da quanti lo conobbero da vicino e dalla sua
stessa attività contro il Modernismo.
Abbiamo nominato il Modernismo. Mons. Benigni si era interessato da molti anni dei
vari movimenti sociali, specialmente in Italia e in Germania. Il Socialismo era allora
in continuo progresso un po' dappertutto e si stava lavorando, anche fra i cattoliei,
per riportare nella vita economica e sociale, secondo le provvidenziali direttive
di Leone XIII, la forza rigeneratrice e risanatrice della Fede. Il Benigni si era
reso conto, come e quanto questi movimenti sociali siano legati alla politica e ai
partiti politici; era quindi in grado di valutare i pericoli che potevano derivare
da una concezione politico-sociale, più o meno staccata dalle direttive della
morale cattolica; anche la politica sociale, come tutte le attività profane
dell'uomo, doveva sottostare alle direttive della Chiesa cattolica. Mons. Benigni
quindi era da tempo sull'attenti di fronte al dilagare delle vade teorie liberali
o liberaleggianti, molto imprecise e sempre protese verso intese e compromessi, a
danno dell'integrità della dottrina e della vita cattolica. Tutte queste teorie
e movimenti furono poi comprese sotto il denominatore generale di Modernismo, il
quale, di fatto, non fu soltanto una dottrina o tendenza puramente teologica, ma
comprendeva anche un vasto movimento sociale, politico, letterario, culturale, che
tendeva a «modernizzare» la vita e l'attività cattolica in ogni
sua manifestazione. E con questa giusta avversione contro le tendenze modernistiche,
nel senso più vasto della parola., Mons. Benigni entrava precisamente nelle
vedute del Sommo Pontefice Pio X.
Questi, il 4 luglio 1907, pubblicò il Decreto Lomentabili sane,
col sillabo di 65 tesi modernistiche, cui fece seguito la grande Enciclica Pascendi
dominici gregis dell'8 settembre, documento del più alto valore, il quale,
oltre ad una vasta esposizione dottrinale degli errori del Modernismo, comprendeva
anche una parte pratica per debellarlo efficacemente. La grande lotta aperta con
il Modernismo era ingaggiata, e, come ben presto si poté constatare, la vittoria
della Chiesa non poteva mancare.
Il Giornale d'Italia riportò allora la notizia che la detta
Enciclica fosse stata elaborata da Mons. Benigni, il quale vi avrebbe lavorato un
anno intero.
Ciò però non è affatto provato [1].
Più verosimile invece appare la notizia che Mons. Benigni avrebbe preparato
efficacemente il terreno ai documenti pontifici intorno al Modernismo, con una avveduta
preparazione della stampa cattolica mondiale. Fatto sta che Mons. Benigni, col 23
maggio 1907, iniziò la settimanale Corrispondenza romana, mentre
col numero di luglio-agosto dello stesso anno annunziò la cessazione della
Miscellanea di storia ecclesiastica, e ciò, come dichiara nel
suo «congedo»: «per assorbenti occupazioni» e per poter attendere
alla sua monumentale storia sociale della Chiesa, di cui il primo volume
vide appunto la luce nel 1907 (l'opera rimase incompleta; l'ultimo volume uscì
nel 1933).
La sopraricordata Corrispondenza romana [2] conteneva notizie raccolte in
tutto il mondo, per mezzo di vari corrispondenti ed amici del Benigni, per seguire
da vicino i movimenti ideologici, politici, sociali che potevano interessare la Chiesa
e la sua attività culturale. Qui sta l'inizio di quello che poi doveva
essere il SP.
L'anno 1907 si chiuse con la celebre allocuzione di Pio X al Sacro Collegio (16 dicembre),
nella quale il Servo di Dio parlò con forte insistenza contro il grave male
del Modernismo, le sue varie forme e i vari modi anche nascosti, di penetrazione
ed infiltrazione. Alla fine di quella allocuzione il Papa elevò alcuni illustri
personaggi alla Sacra Porpora, fra cui anche il Segretario agli Affari straordinari,
Mons. Pietro Gasparri, immediato superiore di Mons. Benigni. Al posto poi di Mons.
Gasparri fu chiamato, il 18 marzo 1908, Mons. Raffaello Scapinelli di Leguigno.
All'inizio dell'anno 1908, L'Osservatore Romano (10-11 gennaio) pubblicò
un importante articolo, documentando la tattica generale e i vari mascheramenti del
Modernismo, per insinuarsi insidiosamente tra le fila dei cattolici, tattica che
pareva indicare una specie di comune cospirazione dei suoi adepti. Alla fine di ottobre
si ebbe la clamorosa denunzia dei modernisti romani, fatta dal sac. Gustavo Verdesi
nelle mani del P. Bricarelli, della Civiltà Cattolica, che poi
doveva avere un lungo strascico. Verso questo stesso tempo si ebbero i primi inizi
del futuro SP come organizzazione, e il detto sac. Verdesi ne fu il primo
segretario. Dall'inizio del 1909 la Corrispondenza romana cambiò il
titolo in Correspondance de Rome per facilitarne la diffusione. Press'a poco
a questo momento Mons. Benigni lasciò la sua abitazione vaticana, per trasferirsi
in una casa situata nel corso Umberto I, n. 466, detta poi anche Maison Saint-Pierre,
ove installò la sede centrale del SP con la sua segreteria,
e la redazione della Correspondance.
Non sappiamo quale fosse la ragione del cambiamento di abitazione di Mons. Benigni
dal Vaticano al Corso, mentre egli continuava ad essere Sottosegretario agli Affari
ecclesiastici straordinari; forse per essere più libero nella sua attività
particolare, che diveniva sempre più vasta. Comunque è da rilevare
che il SP non ebbe mai sede in Vaticano.
Si era allora nel bel mezzo dell'epica lotta contro il Modernismo e le sue moltiformi
manifestazioni. Nel 1908 (7 marzo), uno dei suoi grandi padri, Alfredo Loisy, fu
colpito dalla scomunica maggiore («vitandus»); agli studiosi orgogliosi
e razionalistici, Pio X, con la sua accorata Exhortatio ad clerum catholicum (4
agosto 1908), contrappose il tipo del vero sacerdote cattolico, di soda pietà
e di sana dottrina: contro la sfrenata interpretazione razionalistica e liberale
delle Sacre Scritture il Papa istituì un apposito Istituto Biblico (1909);
nelle Encicliche scritte in occasione dei centenari di S. Anselmo (1909) e di S.
Carlo Borromeo (1910), tornò ad insistere fortemente sui pericolosi equivoci
dei modernisti e dei modernizzanti, né si curò gran che delle violente
grida degli avversari, che si servirono anche alle volte dei Governi, per inscenare
le loro proteste contro Roma. L'Osservatore Romano (23 marzo 1910), tornò
a parlare con chiarezza contro la subdola propaganda modernista che continuava a
serpeggiare sotto varie forme e maniere.
Finalmente Pio X, con mano forte e decisa, venne a sradicare energicamente ogni velleità
modernista o modernizzante con il suo famoso Motu proprio del i novembre 1910
Sacrorum Antistitum, con cui impose ai clero cattolico di tutto il
mondo il giuramento antimodernistico, aggiungendo altre misure energiche per impedire,
una volta per sempre, il rigermogliare della velenosissima setta. Alcuni temperamenti
locali (come in Germania), non impedirono il successo trionfale: la guerra contro
il Modernismo era vinta!
Tutto questo lasso di tempo era anche il periodo più fecondo e sereno del
SP e delle sue varie attività collaterali, come vedremo meglio nel
secondo punto.
Mons. Benigni, noto come combattente sostenitore della politica di Pio X contro il
Modernismo in tutte le sue varie manifestazioni, era divenuto, come era da prevedersi,
bersaglio di odi e di rancori da parte di quanti si sentirono scoperti e indiziati
da lui e dalle sue organizzazioni. Ma il Benigni aveva anche avversari diretti nel
campo della grande politica; così Aristide Briand, dal 1906 varie volte ministro,
dal 1909 presidente dei ministri francesi, gli fu molto avverso, sapendo molto bene
che Mons. Benigni era riuscito non una volta a sventare o ad ostacolare certe sue
manovre; incominciò quindi a fare delle pressioni presso la Segreteria di
Stato, affinché quel molesto personaggio venisse eliminato. A questo punto,
è forse il caso di accennare anche a quella contrarietà che nel frattempo
era sorta fra Mons. Benigni e il Cardinale Pietro Gasparri e che si prolungò
poi finché vissero. Comunque sia, il 7 marzo 1911, Mons. Benigni lasciò
il suo posto agli Affari ecclesiastici straordinari, succedendogli lo stesso giorno,
l'allora Mons. Eugenio Pacelli. Che Mons. Benigni uscisse dalla Segreteria di Stato
con onore [3] si rileva dal fatto che Pio X
creò per lui ex novo il posto di un ottavo Protonotario Apostolico
Partecipante, mentre quell'illustre Collegio non aveva mai avuto più di sette
membri (7 marzo 1911).
Da questo momento Mons. Benigni, libero da vincoli di ufficio, si dedicò con
tutta la sua energia alle sue varie organizzazioni, per continuare nella lotta ingaggiata
contro ogni specie di aperto e velato Modernismo. Questa lotta era diventata quasi
un bisogno della sua natura combattiva; ed egli non schivò sempre il pericolo
di eccessi e di esagerazioni. Gli succedettero anche altri guai. Lo stesso segretario
del SP, il già nominato sacerdote Verdesi, uscì pubblicamente
dalla Chiesa cattolica (3 aprile 1911) e passò tra i metodisti. In seguito
si ebbe (maggio e giugno) il famoso processo Bricarelli-Verdesi, che finì
con la condanna dell'ultimo, il quale però si era sottratto ad ogni azione
giudiziaria con la fuga in Svizzera; Nel giugno dello stesso anno 1911 la Segreteria
di Stato si vide obbligata, dopo ripetute recriminazioni, a deplorare, in un dispaccio
al Nunzio Apostolico di Baviera, Mons. Frühwirt, la pubblicità troppo
vivace della Correspondance de Rome, dichiarandola né ufficiale
e né ufficiosa, come molti la credevano in vista della posizione dell'editore.
Il 5 luglio di questo stesso anno 1911, Mons. Benigni ricevette dal Papa il primo
autografo di lode per il SP e la sua attività (vedi Doc. 1). Nel gennaio
del 1912 mise in piedi un'Agenzia Internazionale Roma (sigla AIR),
organizzazione a parte, ma legata in qualche maniera al Sodalizio Piano. L'Osservatore
Romano del 3 marzo pubblicò una breve nota del Cardinale Merry del Val,
Segretario di Stato, indirizzata al Vescovo di Augusta, nella quale dichiarò
ingiustificato l'attacco diretto dalla Kölnische Zeitung, organo del
movimento sociale interconfessionale, detto di München-Gladbach, contro le informazioni
di Mons. Benigni. L'8 luglio 1912 Pio X indirizzò un secondo autografo di
lode al Sodalizio Piano (vedi Doc. 2). Col 19 dicembre di questo anno poi
si inizia uno scambio di lettere fra Benigni e il Segretario della S. Congregazione
Concistoriale, Cardinal De Lai, intorno all'approvazione canonica del SP (vedi
sotto al n. II e Doc. 3 e seguenti). All'inizio del 1913 Mons. Benigni si vide costretto
a sospendere momentaneamente la sua Correspondance de Rome, ma poco
dopo essa riapparve col titolo Corrispondenza romana. Poco prima della
morte di Pio X il Sodalizio Piano ebbe un terzo autografo pontificio (vedi Doc. 18).
Appena morto il Papa, Mons. Benigni si affrettò a dichiarare sciolto il Sodalitium
Pianum, pronto però a ricominciare qualora si ritenesse opportuna
la sua attività. Infatti nel 1915 si ebbe una seconda fase di corrispondenza
fra Benigni e il Card. De Lai circa lo stesso Sodalizio (vedi Doc. 20 e seg.). Ma
la grande guerra mondiale cambiò totalmente le cose e le difficoltà
delle comunicazioni protrattesi per anni, resero praticamente inefficace l'organizzazione
di Mons. Benigni, che però non era mai cessata del tutto.
Nel 1920 Mons. Benigni pubblicò le sue lezioni tenute all'Accademia dei Nobili
ecclesiastici, sotto il titolo Manuale di stile diplomatico, specialmente ad uso
del servizio ecclesiastico. Va da sé che la sua attività
di professore, scrittore e giornalista non aveva mai cessato. A causa della sua non
buona salute, si trasferì ai quartieri più alti, in via Arno 97, nei
pressi di piazza Buenos Aires, ove alloggiò in un appartamentino di quattro
camere.
Nel 1921, come si dirà al numero seguente, ebbe luogo la clamorosa pubblicazione
di unì incartamento del SP, sequestrato nel 1914 a Gand e che
fu causa di violenti attacchi a Mons. Benigni e dell'intervento del Cardinale Sbarretti,
Prefetto della S. Congregazione del Concilio (vedi Doc. 26); ne seguì, in
data 25 novembre 1921, lo scioglimento definitivo del detto Sodalizio (vedi Doc.
29); Mons. Benigni ciononostante, non cessò di lavorare per la buona causa),
come egli era convinto; dal 1923 diresse la pubblicazione dei fogli dei CVDS,
cioè del Comité Veritas de Documentations Sociales, e
continuò a preparare gli ulteriori volumi della sua Storia sociale della
Chiesa, di cui, come abbiamo detto, pubblicò l'ultimo volume nel
1933, un anno prima della morte.
Nel 1928 nuovi attacchi rivolti diedero occasione a Mons. Benigni di presentare al
futuro Cardinal Rossi, allora Sostituto della Concistoriale, un nuovo plico con preghiera
d'inserirlo all'incartamento già esistente presso la detta S. Congregazione
intorno al SP.
La morte colse Mons. Benigni il 26 febbraio 1934, in età di 72 anni, pieni
di lotte. Il punto secondo darà occasione di affrontare un qualche giudizio
circa quel personaggio così interessante e complesso.
1 Anche il Loisy, in genere ben informato per mezzo dei suoi amici
romani, attribuisce al Benigni una qualche partecipazione alla redazione della Pascendi.
Vedi a proposito i seguenti passi:
LOISY, II, p. 566. La paternità della parte dottrinale dell'Enciclica
Pascendi: a été attribué principalement au P. Billot
S. I., assisté de Mgr. Benigni... Il semble que, dans la partie disciplinaire,
par laquelle est réglée la chasse aux modernistes, le Pape ait opéré
lui-même.
II, p. 569. Si Mgr Benigni a composé ce réquisitoire, on doit
lui reconnaître «une certaine habileté d'avocat», mais il
n'a démontré, au fond, qu'une chose: l'incompatibilité de toute
interprétation sincère des résultats critiques avec l'épistomologie
scolastique» [i citati fra « -» sono da una lettera di von Hügel,
26, 21, sett. 1907].
II, p. 575. Rappelons-nous que l'encyclique [Pascendi] avait la forme
d'un pamphlet assez vivant, et n'oublions pas non plus que Mgr. Benigni savait fort
bien soigner la presse.
2 Loisy, II, 542. Peu aprés l'éclat du bref
à Commer [14 giugno 1907; il Commer era allora a Vienna],
La Correspondance romaine, que lançait alors Mgr Benigni, pour appuyer
la campagne antimoderniste, annonça (7 juillet) un grand complot de
catholiques allemands et anglais, formés en société secréte,
qui voulaient moderniser l'Eglise...
Anche lo SCHMIDLIN, nella sua più volte citata Papstgeschichte,
III, 151 asserisce lo stesso.
3 Non è superfluo ricordare, a questo proposito, la netta
dichiarazione del Card. Gasparri, che cioè Mons. Benigni era «uscito
con tutti gli onori dalla Segreteria di Stato» (Proc. Ord. Rom. IV,
1805; vedi sopra, p. 8). Si riducono anche a dimensioni molto minori giudizi come
quello espresso da Mons. C. Respighi nel Proc. Ord. Rom. IV, 1770: «Ricordo
ancora l'impressione che fece la nomina di Mons. Benigni a Sottosegretario della
C. degli Affari Ecclesiastici Straordinari, perché persone molto autorevoli
dubitavano della fedeltà e correttezza dello stesso Monsignore. Il quale fu
poi dovuto rimuovere da quell'ufficio. L'impressione che da questo ed altri fatti
se ne aveva era quella che il Papa non fosse ben informato e non prendesse le cautele
necessarie per avere tutti gli elementi opportuni e che perciò molti atti
dovettero essere o revocati o gravemente modificati».
II - Il "Sodalitium Pianum"
Non pretendiamo di fare una storia completa del SP; ciò richiederebbe
una lunga e non facile indagine di fonti, in gran parte ancora inedite, e un largo
impiego di studi, più o meno vasti, già pubblicati. Si deve ricordare
inoltre che, dato la natura e lo scopo del detto Sodalizio, combattere cioè
il Modernismo di ogni colore o di tutte le sfumature - combattimento condotto da
Mons. Benigni attraverso varie organizzazioni ed organi pubblicitari interdipendenti
- il SP e la sua molteplice attività fu a sua volta combattuta e ostacolata
con tutti i mezzi, talvolta né belli né onesti; d'altra parte, anche
il Sodalizio si difese o passò all'attacco non senza violenza; onde la relativa
storiografia rispecchia spesso, non lo stato oggettivo delle cose, ma quello personale
di chi ne parla o scrive. Di più, per quanto ci fu possibile controllare le
cose, quelli che scrissero di proposito sul SP, dipendono in massima
parte da alcune poche pubblicazioni di dubbia provenienza, come avremo occasione
di accennare, mentre le fonti autentiche sono ancora in gran parte sconosciute.
Ora l'incartamento della S. Congregazione Concistoriale, più volte citato,
di cui per vera provvidenza possiamo servirci, ci offre documenti di prima mano,
i quali, anche se non permettono da soli di scrivere la storia ex omni
parte completa del SP e di tutta la sua attività, nondimeno sono
di tale entità e autorità da garantire la sicurezza delle conclusioni,
necessarie al nostro scopo, di conoscere cioè a sufficienza il detto Sodalizio,
il suo scopo, i suoi mezzi e, sopratutto la presa di posizione nei suoi confronti
da parte del Servo di Dio Pio X, ciò che è lo scopo precipuo di questo
studio documentario.
Nella storia del SP si distinguono nettamente tre periodi:
1° periodo: origine e prima organizzazione, 1909-1911. Di questo
periodo iniziale non abbiamo documenti.
2° periodo: 1911-1914. Questo periodo si apre con il primo autografo
di Pio X (5 luglio 1911), quando cioè il SP era solidamente organizzato
e funzionava appieno; e si chiude con il suo spontaneo scioglimento, l'indomani della
morte del Sommo Pontefice, 22 agosto 1914. Questo periodo è ricco di
documenti, dei quali presenteremo un buon numero (Doc. 1-19); si tratta in massima
parte della corrispondenza ufficiale, corsa fra Mons. Benigni e il Cardinal De Lai,
Segretario della S. Congregazione Concistoriale.
3° periodo: sotto Benedetto XV, 1915-1921. Questo periodo si aure
con la formale ricostituzione del SP nell'estate del 1915, e finisce nel novembre
del 1921 col suo definitivo scioglimento. Quanto alla documentazione, presenteremo
i pezzi più importanti che riguardano la ricostituzione (corrispondenza Benigni-De
Lai, Doc. 20-24) e la soppressione (corrispondenza Benigni-Card. Sbarretti, Prefetto
della S. Congregazione del Concilio, Doc. 25-30).
Superfluo notare che i periodi che c'interessano più direttamente, sono i
due primi che appartengono al tempo di Pio X; non possiamo però dispensarci
dal trattare anche del terzo periodo, poiché i relativi documenti sono in
gran parte retrospettivi, e servono ad illustrare ancora meglio i due periodi precedenti.
Un certo numero poi di notizie intorno al SP, fra cui non poche molto
attendibili, sono contenute nelle deposizioni dei testi e sono state riprodotte sopra,
nella prima parte del Summarium Additionale (pp. 30-43), dedicato ad estratti
dai Processi. D'altra parte, la documentazione della Concistoriale è, per
certi lati e dati, alquanto frammentaria e lacunosa. Considerato tutto ciò,
abbiamo creduto opportuno di premettere qui, prima di dare la documentazione, uno
sguardo generale sul SP e la sua moltiforme attività, basandoci sulle
varie fonti storiche a nostra disposizione. Si avrà modo così di toccare
anche varie questioni particolari, le quali, inserite nella trama generale, acquistano
il loro giusto valore per la valutazione complessiva dei fatti e dei motivi. Le parti
poi introduttorie ai singoli documenti potranno essere conseguentemente molto brevi.
Questa introduzione senza pretendere di essere una esposizione completa e in ogni
sua parte definitiva, sarà divisa in questi punti:
1. Origine del SP.
2. Idea primitiva.
3. Funzionamento concreto:1) Roma: direzione, dieta, segreteria.
2) Fuori: membri, collaboratori, le Conferenze di S. Pietro.
3) Servizio ordinario e straordinario.
4) Attività collaterali: la «Corrispondenza romana», riviste e periodici affiliati o paralleli, l'«Agenzia Internazionale Roma», l'«Agenzia Urbs».
5) Secreto, cifrario, il «complotto» modernista, il contro-complotto ossia la «carboneria nera».
6) Indiziati, denunziati.
7) Finanziamento.
8) Amici e fautori.
9) Avversari e accuse.4. Riassunto e giudizio complessivo circa il SP.
5. Pio X e il SP.
1 - Origine del SP
La necessità di procedere contro tutto quel complesso movimento di idee e
teorie, che stavano già passando in vari modi nella vita pratica e che poi
furono comprese sotto il comune denominatore di Modernismo, si era manifestata nella
sua gravità ed urgenza agli occhi di Pio X sin dai primi inizi del suo Pontificato.
Non mancarono molteplici atti, diremo preparativi, ma i gravissimi avvenimenti della
politica esterna nei confronti della Francia assorbirono ben presto le maggiori attenzioni
della Santa Sede. Soltanto nel 1907 il Pontefice poté lanciare il diretto
attacco al Modernismo con i due noti documenti, Sillabo e enciclica Pascendi,
che aprirono una recisa e vasta battaglia in tutti i campi, dalla politica alla
filosofia, alla sociologia, alla teologia nei suoi vari rami, nella cultura e nella
vita pratica, e che fu vinta contro immense resistenze, con i durissimi colpi del
1910, giuramento antimodernistico e misure correlative.
Mons. Benigni, come abbiamo già detto, aveva seguito da anni l'evolversi di
quelle idee e di quei contrasti, sopratutto nel campo sociologico, che era la sua
specialità; ma la sua vasta cultura, le sue molteplici relazioni personali,
la sua posizione poi in Segreteria di Stato e al servizio stampa gli aveva permesso
di conoscere, nella sua estensione e profondità, tutto il fenomeno del Modernismo,
nelle sue più svariate manifestazioni. Era cosa facile, anzi naturale, che
si sviluppasse insensibilmente fra Benigni e i suoi amici e conoscenti un certo commercio
di lettere, di avvisi, di indicazioni, le quali, raccolte e messe insieme, potevano
facilmente dare l'impressione di trovarsi di fronte ad un attacco quasi concentrico
contro la Chiesa, ispirato o diretto da una vera centrale che si sarebbe andata organizzando
con dei gangli d'azione in tutti i paesi e su tutti i campi. Ed era un passo facile,
per una natura combattiva quale fu Mons. Benigni, concepire e sviluppare l'idea di
un contrattacco, diretto da un'altra centrale, che non poteva realizzarsi se non
in una qualche connessione colla Santa Sede. Non abbiamo alcun documento che ci possa
orientare su questa linea di idee, ma pare che questa sia la naturale e ovvia origine
del SP, di cui Mons. Benigni, come tutti ammettono e come egli stesso
afferma, fu indubbiamente padre e organizzatore.
A questo proposito non dispiace trascrivere l'apprezzamento espresso da E. BARRBIER,
Histoire du catholicisme libéral et du catholicisme en France, V,
227, con queste parole: «Outre ce rôle extérieur, le prélat
[Mons. Benigni] était parvenu, par un travail opiniâtre
dirigé avec une intelligence supérieure, à constituer pour le
Saint-Siège un centre d'informations d'un prix inestimable sur les affaires
catholiques de tous les pays, dont la Correspondence ou l'AIR ne faisait
connaître qu'une faible partie. Cherchant aussi à coordonner partout
les forces de résistance catholiques, ce fut lui, comme on l'a dit, qui invita
leurs représentants divers, avec un succès d'ailleurs restreint, à
arborer, à l'encontre de l'étiquette libérale, celle de "catholiques
integraux"».
2 - Idea primitiva
L'idea primitiva del SP, che purtroppo mai fu potuta realizzare, sarebbe
stata veramente luminosa e semplice ed avrebbe potuto essere di grande utilità
per la Chiesa. La conosciamo attraverso alcune indicazioni od accenni, sparsi nella
nostra documentazione. Vale la pena di fermarci un momento per veder di chiarirla.
Riassumendo dunque i vari elementi, il SP doveva essere un istituto secolare
alle dipendenze della Santa Sede, per far penetrare nelle masse le idee
e direttive pontificie, e per informare la stessa Santa Sede di tutti i movimenti
ideali, culturali, sociali, politici del mondo, veduti dal punto di vista cattolico.
Tutto ciò si doveva attuare attraverso ad una rete aperta, cioè
alle cellule (membri isolati, corrispondenti, circoli), sparse in tutto il mondo,
e attraverso ad una rete chiusa, cioè la centrale romana detta
la Dieta. La rete aperta avrebbe raccolto il materiale utile e l'avrebbe
comunicato a Roma; contemporaneamente avrebbe lavorato per la penetrazione nelle
masse con opportuni mezzi di stampa e di pubblicità, ma sopratutto con l'esempio
della propria vita cattolica integrale, cioè senza alcun compromesso
con lo spirito mondano, portando così il cattolicesimo alla sua perfetta forza
di azione in ogni ramo della società. La rete chiusa, in base all'immenso
materiale, affluente da ogni parte, da un lato avrebbe informato correntemente i
vari organi della Santa Sede, e dall'altro lato avrebbe potuto dirigere, in dipendenza
dalla Santa Sede, l'azione esterna cattolica, secondo le varie necessità attuali
e occorrenti. Tutta questa organizzazione avrebbe formato un vero istituto,
con approvazione formale e canonica della Santa Sede, rendendolo così
autonomo e esente dagli Ordinari, quasi come un «ordine» laicale;
Mons. Benigni usa la formula «istituto secolare», naturalmente
non nel senso che oggi, dopo la Costituzione Apostolica Provida Mater Ecclesia,
si dà a questo termine; però anche nel SP la base dell'azione
doveva essere una vita cristiana «integrale», cioè perfetta.
Il SP sarebbe stato sottoposto alla S. Congregazione Concistoriale. Un punto
difficile però era il «segreto», che Benigni credette essenzialmente
necessario, nel senso cioè che il SP doveva poter lavorare e spiegare
la sua azione senza notorietà, in forma nascosta, quasi invisibile, per non
essere disturbato dalle varie correnti opposte e dalle inevitabili reazioni. Il «complotto»
modernistico parve richiedere un'opposta organizzazione, segreta per il pubblico,
ma nota e controllata dalla Suprema Autorità ecclesiastica.
Questa in breve l'idea generale, primitiva del SP, concepita da Mons.
Benigni e da lui esposta ai Cardinal De Lai, non solo nei documenti, ma molto più
nei vari colloqui, dei quali i documenti spesso sono soltanto un'eco.
Peccato che questo magnifico progetto non si sia potuto realizzare in pratica come
fu concepito. Purtroppo questo è spesso il destino delle cose più belle;
vedremo infatti di quanto la realtà dei fatti rimase indietro all'ideale.
3 - Funzionamento concreto
1) Roma: direzione, dieta, segreteria. - La centrale
del SP e delle opere collaterali, sopratutto della Corrispondenza romana,
era a Roma. Lo stesso Mons. Benigni, fondatore di queste organizzazioni, ne fu
Direttore Generale. Era coadiuvato per il SP dalla Dieta,
costituita da un gruppo di tre o quattro persone, che dovevano essere ecclesiastici,
e dei quali uno fungeva da segretario, mentre gli altri furono chiamati
assistenti. Il primo segretario stabile del SP, per quanto
sappiamo, fu il sac. Gustavo Verdesi, il quale cominciò a firmare con questo
titolo sin dal 16 gennaio 1910. Purtroppo, questo giovane sacerdote, come è
stato già accennato, lasciò la Chiesa (3 aprile 1911), anzi, fu oggetto
di un clamoroso processo, per infamazione, mosso contro di lui dal P. Bricarelli
S. I.
L'ultimo segretario, sin dal 1911, fu il R. P. Giulio Saubat, religioso di vita integerrima,
che molti a Roma ricordano. Nel 1913 (26 febbraio, vedi Doc. 12) conosciamo i
due assistenti, Don Goffredo Brunner e Don Giuseppe Falsacappa.
Don Goffredo apparteneva in un primo tempo ai Salvatoriani, dal 1910 ml 1912 fu sottoarchivista
nella Segreteria di Stato; lo SChmIDLIN (opera citata, p 164,
166) si mostra fortemente prevenuto contro di lui. Di Don Giuseppe non abbiamo potuto
raccogliere altre notizie. Un altro assistente, in un epoca che non conosciamo, fu
il R. P. Carlo Maignen, della Congregazione dei Fratelli di S. Vincenzo de' Paoli,
poscia Procuratore Generale della sua Congregazione, religioso molto apprezzato.
Addette alla segreteria ci furono, almeno negli ultimi anni, quattro signore
polacche anziane, che conoscevano molte lingue.
La sede di questa centrale, dal 1909 al 1911 si trovava al corso Umberto I,
n. 466, all'altezza di S. Carlo al Corso, nell'appartamento dello stesso Mons. Benigni,
dove egli si era trasferito, come abbiamo già detto, lasciando l'appartamento
che fino allora occupava in Vaticano. Il che fa supporre che Mons. Benigni non abbia
voluto o potuto creare entro il Vaticano un centro di tale attività. Questa
sede al Corso è nota sotto la denominazione «Maison St. Pierre»
e non poche pubblicazioni la ricordano come sede della «congiura nera»
del Benigni. Nel 1914 Mons. Benigni cambiò abitazione, passando nella vicina
via del Babuino 85, ove rimase fino al 1917 o 1918, trasportando seco anche gli uffici
delle sue organizzazioni. Poco dopo, e certamente nel 1921, la sua residenza era
in via Arno, dove egli poi morì; ma questi anni non entrano più nell'ambito
del nostro studio.
Sull'ordinamento interno (archivio, schedari, protocollo ecc.) di questa centrale
conosciamo ben poco: certo è che Mons. Benigni era mi ottimo organizzatore
e che, almeno negli anni più fecondi (sotto Pio X), la corrispondenza doveva
essere di una ampiezza considerevole.
2) Fuori: membri, collaboratori, le Conferenze di S. Pietro.
- Una certa difficoltà nasce dal fatto che il SP con i suoi membri
ed amici non si identifica senz'altro con i corrispondenti e collaboratori della
Corrispondenza romana o di simile stampa. Non tutti quelli che erano in qualche
relazione con Mons. Benigni, furono anche membri del SP; ed altri lo
furono solo per qualche tempo.
Il SP, in base alla sua stessa natura, aveva bisogno di membri esterni,
sparsi possibilmente nei centri più importanti, per poter seguire da vicino
e con sicurezza tutti i vari avvenimenti, le discussioni o evoluzioni del pensiero
e delle idee, nei vari campi della, vita e della cultura. Dovevano, essere, naturalmente,
persone colte, laici o ecclesiastici, ma dovevano essere sopratutto dei cattolici
convinti, ossia, come Mons. Benigni amava denominarli «integrali»; altri
dicevano invece: «intransigenti».
Questi aderenti al SP potevano essere, e furono spesso, personaggi isolati;
potevano riunire intorno a sé, senza formalità, dei circoli o convegni
liberi, amichevoli; anzi lo statuto prevede e considera come normale l'istituzione
di veri circoli di aderenti; essi prenderebbero il nome di Conferenze di
S. Pietro [1] ed avrebbero lo scopo di creare,
come si direbbe oggi, dei nuclei o delle cellule di attività o di penetrazione,
secondo lo spirito del SP.
Nella mente di Mons. Benigni, questi gruppi esterni facevano parte integrale dell'opera
stessa; l'approvazione formale e canonica che egli cercò di ottenere, doveva
estendersi anche a questi; altrimenti, diceva egli, poteva succedere (e succedette
di fatto) che un Ordinario, dubbioso o meno favorevole, o direttamente avverso alle
tendenze dei SP, proibisse o almeno ostacolasse l'opera di tali gruppi.
Perciò essi avrebbero dovuto godere della stessa esenzione del centro
romano, e (altro punto difficile) avrebbero dovuto rimanere ignoti e segreti, almeno
esternamente, verso gli estranei, e anche verso gli, stessi Ordinari: la S. Congregazione
Concistoriale però sarebbe stata informata di tutto, anche intorno a questi
circoli locali.
Questi due punti - esenzione ovvero diretta e globale approvazione canonica delle
Conferenze di S. Pietro, e la loro natura segreta (non verso la centrale, e, attraverso
questa, verso la S. Congregazione Concistoriale, ma verso le autorità locali
anche ecclesiastiche) -- costituivano per il Cardinal De Lai (e, si può supporre,
anche per Pio X, che il Cardinal De Lai dovette con ogni probabilità tenere
informato), gli ostacoli insuperabili per accedere alla desiderata approvazione canonica
del SP.
Gli innumerevoli avversari del SP, o della Corrispondenza romana,
o di Mons. Benigni personalmente (poiché questi tre nomi, nella mente
degli oppositori, spesso si confondono più o meno e costituiscono un'unica
entità), affermavano per sola congettura, o per mala informazione, che i membri
del SP fossero nientemeno che un migliaio. Mons. Benigni invece ed altri
che lo potevano sapere, insistono nell'affermare categoricamente che i membri
effettivi (compresi anche gli amici, fautori o aderenti platonici), non superarono
mai il centinaio. L'equivoco, se vogliamo chiamarlo così, si spiega molto
facilmente: di cattolici «integrali», o intransigenti, o comunque
strenui difensori e sostenitori della ferma e dritta politica religiosa di Pio X,
ce ne furono, grazie a Dio, dappertutto e in ogni ceto e condizione sociale. In questi
anni di lotta era facile che gli avversari, aperti o clandestini, e i cattolici cosidetti
liberali e democratici, venissero a trovarsi un po' dovunque, di fronte a questi
difensori intrepidi, e alle volte troppo zelanti, dei principi cattolici senza compromessi.
Di qui i sospetti, l'impressione e l'accusa, di trovarsi di fronte a tutta una vera
associazione segreta, ben organizzata, universale.
Di qui le asserzioni che dovevano essere moltissimi gli aggregati a questa unione
«integralista» e via, dicendo. È questa un'osservazione e constatazione
importante che spiega molte voci e sospetti. Inoltre bisogna ben distinguere i membri
effettivi del SP ed altri collaboratori di Mons. Benigni, come semplici corrispondenti
dei giornali o periodici detti «integralisti», che spesso non
avevano nessuna relazione col SP.
Riducendo il numero dei veri membri del SP, al tempo di Pio X, alla
sua giusta misura, cioè forse ad un buon centinaio, si avrà anche un'idea
più oggettiva dell'azione svolta dallo stesso Sodalizio.
Quanto ai singoli membri del SP, rimandiamo all'elenco, molto incompleto
(35 nomi), ma sempre interessante, inserito da Mons. Benigni nella sua relazione
ufficiale al Cardinal Sbarretti (Doc. 27, n. 11.). Qui invece crediamo utile e assai
istruttivo, presentare uno dei membri del SP più in vista il quale,
nell'insieme della sua molteplice attività e delle molte e gravi avversità
incontrate, ci appare un esempio tipico di quei cattolici robusti, in certi punti,
forse, oltre conservatori, ma saldi nei principi e inflessibili quanto alla loro
applicazione nella vita vissuta. È il professore Giacomo Rocafort, figura
notissima di lottatore per la causa cattolica in Francia.
Il Rocafort è un esempio tipico e forse estremo, dei cattolici francesi di
vecchio stampo, antirepubblicani e antiliberali. Pubblicista politico-religioso vivace,
prese viva parte agli svolgimenti della vita pubblica della sua patria, specialmente
sotto il punto di vista dei principii cattolici e delle direttive pontificie. Fra
le varie sue opere, due, L'éducation morale au lycée e La
Morale de l'Ordre, furono coronate dall'Accademia.
Quanto alla sua carriera politico-religiosa, scrisse le opere Mes Campagnes catholiques
(2 volumetti); Autour des directions de Pie X (2 ed. 19112), con interessanti
particolari sulle ripercussioni politica religiosa di Pio X in Francia, opera (327
pp.), che ci offriva qualche estratto utile, e Les resistances à la politique
religeuse de Pie X (1920).
Giacomo Rocafort, nato nel 1860 a Perpignan, fece i suoi studi (fino a 15 anni) nell'Istituto
S. Luigi Gonzaga della città natale, li proseguì nel Piccolo Seminario
di Prades, e, dalla III, nel Collegio di Perpignan. Prese poi tutti i titoli per
l'insegnamento superiore (licenza e laurea in lettere), entrò nella carriera
pubblica nel 1880 e fu professore in vari istituti in Africa e in Francia. Nel 1888,
a causa di una malattia, prese un anno di riposo e venne a Roma, ove seguì
anche dei corsi alla Gregoriana e al Seminario francese: da qui forse l'equivoco
(o la calunnia) che fosse stato prete ed avesse gettato l'abito, prendendo moglie.
Dal 1891 era professore d'Università a Nîmes e dal 1899 a Parigi; nel
1924 fu onorato colle insegne della Legione d'onore. Sin dal 1892 si era ammogliato.
Ora si capisce facilmente come un uomo di questo taglio potesse abbracciare all'occasione
un programma, che, come quello del SP, volesse realizzare appieno la grande
idea del Pontificato di Pio X, la restaurazione cioè totale della vita cristiana.
Nel 1907 egli venne, per caso, in contatto con Mons. Benigni. Ci fu allora,
a Parigi, il caso «Montagnini», la confisca cioè illegale
della corrispondenza del rappresentante della Nunziatura già soppressa. Il
Rocafort fu inviato a Roma per prendere informazioni precise su tutto il caso, e,
come lui stesso dice (Autour des directions de Pie X, p. 11), «Mgr Benigni
étant le souschef du bureau dans lequel travaillait Mgr Montagnini, j'eus
également l'occasion de faire la connaissance de ce prélat, que va
jouer dans mon histoire un rôle si considerable».
Divenne membro del SP (fino al 1911) e rimase corrispondente assiduo della
Corrispondenza romana, ciò che gli causò gravi ostilità
da parte di alcuni vescovi, di alcuni cattolici più liberali, di alcuni uomini
politici - è appunto un episodio parlamentare che forma l'oggetto del suo
volume Autour des directions de Pie X - e sopratutto da parte di tutti i liberali,
socialisti, radicali, insomma laicisti».
Infatti il combattivo vescovo Turinaz di Nancy, credendo che il nome «Rocafort»
fosse un pseudonimo (gli pseudonimi erano allora assai in voga), invitò quel
Rocafort a presentarsi al pubblico sotto la sua vera fisionomia; la sua pubblicità
prettamente «romana», durante i gravi avvenimenti in Francia di questi
anni, lo aveva messo in prima linea. Per esser brevi, avendo egli risposto essere
né più né meno che il professore universitario rispondente al
nome Rocafort, ne seguì un violento attacco a lui personalmente e a tutto
il complesso della pubblicità «romana », con una interpellanza
parlamentare. Il 16 gennaio 1910 il deputato Besnard, radicale-socialista, inveì
violentemenite contro «il professore d'Università», avversario
delle leggi repubblicane, dell'insegnamento laico, e dei cattolici liberali. Attaccò
anche, e fortemente, la Correspondance de Rome e Mons. Benigni col suo SP,
come contrari alla pacificazione interna della Francia, e via dicendo. Il 18
gennaio il Ministro della Pubblica Istruzione (Doumergue) rispose in senso piuttosto
blando. Questo «caso» Rocafort diede ampia occasione anche alla stampa
di intervenire, spesso in atteggiamento ostile e offensivo.
Non poche citazioni dal libro del Rocafort ci saranno utili per illustrare, con un
caso concreto, tutta la situazione tesa e violenta di questi ultimi anni di Pio X.
Il Rocafort fu membro del SP ma solo per qualche tempo; ne uscì nel
1911 (così il Benigni, Doc. 27, n. 11); ma egli agì, prima e dopo -
ed è questo il punto saliente - nel senso del SP, poiché
egli aveva compreso da sé il valore delle direttive di Pio X e le voleva seguire
fedelmente. A parte dunque la brevissima parentesi della sua appartenenza al SP,
il Rocafort è uno dei molti cattolici, che in quel tempo turbinoso si
proposero di realizzare la loro vita cattolica «integralmente», cioè
perfettamente e sotto ogni aspetto, come Pio X desiderava; di modo che questi
cattolici, che grazie a Dio non furono pochi, potevano dare l'impressione, con il
loro atteggiamento, che esistesse realmente una massa organizzata di «integralisti»
come spesso si gridò, i quali, nell'immaginazione degli oppositori, sarebbero
stati affigliati tutti alla centrale di Mons. Benigni.
A questo proposito lo stesso Rocafort dice molto chiaramente: «Mgr Benigni,
c'est autre chose! ... Je me demande alors, puisque Mgr Turinaz croyait que j'avais
reçu une mission de Mgr Benigni et rien que de lui, comment il s'y prenait,
dans son for intérieur, pour isoler à ce point ce prélat subalterne
de son supérieur direct, le Cardinal Merry del Val, pour l'isoler même
du Pape? Comment admettait-il qu'un simple sous-secrétaire osât se permettre
une politique personnelle, qui n'eût pas été celle de ses chefs,
et que ceux-ci, depuis de si longs mois, le laissassent faire? ... La vérité
est plus simple: je n'étais pas plus l'agent de Mgr Benigni que du Vatican,
mais j'avais compris les directions pontificales et je voulais les servir, tandis
que les libéraux passaient côté» (RocAFort, Autour des
Directions de Pie X, p. 68).
1 In Francia invalse la denominazione, alquanto equivoca «Les
Confiseries», cioè «pasticcerie».
3) Servizio ordinario e straordinario. - Una indagine
in certi archivi della Curia Romana, che richiederebbe molto tempo, porterebbe
senza dubbio alla conoscenza più precisa dell'ambito e dell'efficienza del
servizio ordinario del SP. Esso comprendeva la trasmissione
giornaliera o quasi-giornaliera del materiale di ogni genere - notizie,
informazioni, risposte a certe domande, investigazioni varie e via dicendo - a
vari personaggi della Curia, sopratutto alla Segreteria di Stato e a vari Prefetti
di Congregazioni, e, se possiamo credere a Mons. Benigni, attraverso le mani di Mons.
Bressan, allo stesso Pio X. Le esplicite asserzioni di Mons. Benigni in proposito,
con i nomi che egli fa degli stessi Emi Cardinali Merry del Val, De Lai, Vives, van
Rossum ed altri, escludono dubbi seri sull'autenticità di questo servizio
ordinario dei SP.
In molti posti dell'immenso incartamento della S. Congregazione Concistoriale si
trovano i fogli d'informazione del SP, mai firmati, spesso però
muniti del sigillo del Sodalizio; alle volte, in mancanza del sigillo, il formato,
la carta, il contenuto e il modo della presentazione ed altre particolarità,
danno generalmente l'impressione di aver da fare con uno di questi fogli d'informazione.
Di due abbiamo dato il testo (vedi Doc. 15). Le notizie sono di contenuto svariatissimo:
religioso, politico-religioso, sociale, letterario; notiziario su congressi, adunanze,
corsi di esercizi; relazioni sulla stampa, sulle riviste cattoliche ed altre; su
personaggi ecclesiastici e laici: insomma un caleidoscopio della vita, certamente
non inutile e alle volte prezioso; non senza il pericolo d'altra parte, di pettegolezzi
e futilità. Ma siccome questo servizio era semplicemente informativo, e i
vari dicasteri avevano tanti mezzi per altre e ulteriori informazioni ufficiali,
è difficile dire fino a qual punto questo servizio influì di
fatto sugli organi dirigenti. Intorno a questo punto. che alle volte è
stato drammatizzato, si deve essere molto prudenti e riservati.
Il SP non è stato mai né l'unico, né il principale, né
l'ordinario mezzo di informazione dei vari dicasteri, e quindi non si può
attribuire, come troppo facilmente si è fatto, ogni responsabilità
di certe misure senz'altro al SP e a Mons. Benigni.
Il servizio straordinario del SP ci è assicurato dalla relazione
di Mons. Benigni al Cardinal Sbarretti (Doc. 27, n. 7), ove egli rammenta due casi
concreti, facilmente documentabili, uno, per incarico della Segreteria: di Stato,
che si riferisce al Congresso dei Cattolici liberali di Berlino dei 1909, e l'altro,
per conto della S. Congregazione dei Religiosi, cioè una inchiesta istituita
dai membri del SP a Czenstochawa, nella Polonia russa, intorno ai gravissimi
disordini dei Mariaviti, già condannati dalla Santa Sede nel 1904 e nel 1906.
Alle volte, se si deve credere a Mons. Benigni, egli ricevette ordini direttamente
dai Santo Padre; alle volte dalla Segreteria di Stato. Altre indagini, che richiederebbero
più tempo di quanto ci è possibile disporre, avrebbero potuto portare
alla conoscenza di tali casi di servizio straordinario. Ad ogni modo, è certo,
che la Santa Sede alle volte si servì direttamente del SP per espletare
alcune difficili missioni, che furono assolte con buon risultato.
4) Attività collaterali: la «Corrispondenza romana»,
riviste e periodici affiliati o paralleli, l'«Agenzia Internazionale Roma»,
l'«Agenzia Urbs». - Uno dei maggiori addebiti fatti a Mons. Benigni
e al suo SP è quello di aver esercitato nella Chiesa, ai tempi di Pio
X e anche dopo, attraverso un sistema ben collegato di pubblicità e di stampa
periodica «integralista», un vero regime di terrore e di coazione
morale, non risparmiando nulla e nessuno, portando una fatale divisione tra i cattolici,
denunziando impunemente e accusando uomini incensurabili, persino dei Vescovi e Cardinali,
insomma, chi accoglie tutto ciò che ormai si continua senz'altro ad affermare
intorno a questa particolare attività di Mons. Benigni e del suo SP,
è indotto a considerare questo personaggio come un vero malfattore.
Anche qui la verità oggettiva sta nel mezzo: non si può tutto scusare,
ma non si deve neanche tutto condannare.
Un primo dovere è di non confondere cose che nulla hanno a che fare con Mons.
Benigni e col SP, con quelle che per qualche lato esterno gli sono vicine o che loro
appartengono direttamente in parte o in tutto.
Mons. Benigni - non bisogna dimenticano - era uno scrittore, un pubblicista per passione;
non a caso, nella sua breve biografia, abbiamo rilevato questo aspetto della sua
attività che si manifesta fin dai suoi anni giovanili. Egli s'intendeva di
stampa e conosceva bene il suo influsso, in bene e in male. Il «servizio stampa»,
che egli curò in Segreteria di Stato, lo mise in contatto immediato con
tutto quel mondo della stampa periodica e quotidiana che è di capitale importanza.
È a tutti noto che, ai tempi di Pio X, esisteva già, e non solo in
Italia, una stampa cattolica di carattere nettamente «papale», conservativa,
espressamente aderente a tutte le direttive della Santa Sede, stampa detta spesso
«intransigente» e in seguito «integralista ». Giornali cattolici,
o riviste o fogli di questo tipo, con molte sfumature di tendenza più o meno
rigide, esistevano dappertutto, anche fuori d'Italia, e alle volte - cosa del resto
naturale - non mancò qualche legame anche se di natura puramente amichevole
fra queste varie redazioni.
Ora, Mons. Benigni, sapendo ben valutare l'opposto di questa stampa strettamente
cattolica preesistente, le volle venir in aiuto con un notiziario scelto, continuato
e frequente, raccolto in base ad informazioni personali internazionali e che abbracciasse,
da una parte tutto ciò che nel mondo cattolico (politico, religioso, sociale,
culturale) si andava svolgendo in conformità o in contrasto cogli indirizzi
dati da Pio X, allo scopo di rafforzare le posizioni salde e difendere quelle minacciate;
d'altra parte, per lanciare da Roma la parola d'ordine che indicasse le direzioni
da seguire, che coordinasse le forze e unificasse gli indirizzi. Con questo duplice
intendimento, fornire notizie e dirigere la stampa cattolica, uscì il 23 maggio
1907 il primo foglio della Corrispondenza romana, salita presto ad
una celebrità, che sembra straordinaria per un semplice bollettino di notizie,
e che sta a dimostrare come l'iniziativa aveva colto nel segno.
Era un settimanale di formato piccolo, stampato da un lato solo per permettere più
facilmente di poter ritagliare e disporre, a scopo editoriale, le singole notizie.
Non era passato un anno e Mons. Benigni poté allargare il raggio della Corrispondenza
romana, pubblicandola in lingua francese per una consultazione e diffusione
più facile; così dal 15 febbraio 1908 abbiamo la Correspondance
de Rome che fece tanto rumore. Per sedare appunto le troppe vive opposizioni,
il Benigni sospese la Correspondance nel gennaio 1913; ma poco dopo nello
stesso anno, riprese nuovamente la pubblicazione col vecchio titolo Corrispondenza
romana. Inoltre già col 9 gennaio 1912 l'infaticabile Monsignore
aveva aggiunto alla Corrispondenza una vera e propria Agenzia di informazioni,
la AIR vale a dire Agenzia Internazionale Roma, alla quale succedette,
più tardi (dopo il 1920?) la Agenzia Urbs, la cui attività
esorbita dal nostro studio. Queste Agenzie però, sebbene sotto l'ispirazione
di Mons. Benigni, furono gestite da altre persone, fra le quali un suo nipote, tale
Mataloni.
Ma la Corrispondenza non rimase sola; sorsero altri periodici di tendenze
identiche: basta accennare ad alcuni.
FRANCIA: La Critique da Libéralisme, fondata il 15 ott. 1908
da EM. BARBIER, noto pubblicista, estremo antimodernista, ex-gesuita (n. nel 1851
a Poitiers, morto nel 1925 a Parigi), di cui due opere: Le progrès du Libéralisme
catholique en France sous le Pape Léon Xiii, e Ne mêlez pas Léon
Xiii au Libéralisme, finirono all'indice (25 maggio 1908), mentre
la sua grande Histoire da catholicisme libéral et du catholicisme social
en France (VI voll.) non é senza meriti. Però le sue violenze irruenti,
specialmente contro i gesuiti, indussero una trentina di vescovi francesi, sulla
fine del 1911 e nel 1912 ad interdire la Critique nelle loro diocesi, e finalmente
la stessa Santa Sede ne proibì la pubblicazione. E. Barbier non fu
mai membro del SP, ma fu un corrispondente o informatore della Corrispondenza.
In luogo della Critique nacque a Parigi (5 dic. 1912) La Vigie («la
vedetta») dell'abbé BOULIN, della diocesi di Troyes, ma dimorante a
Parigi, altro scrittore antimodernista il quale, seguendo un modo allora molto in
voga, scriveva sotto il nome di Roger Duguet. Ma il 13 marzo 1913 il
Card. Amette ottenne dal Vescovo di Troyes che richiamasse il troppo violento ed
incomodo sacerdote nella propria diocesi, ciò che non impedì però
la continuazione de La Vigie. Il Boulin non solo fu amico di Mons.
Benigni e membro del SP, ma era lui che dava ospitalità all'amico
romano quando questi si recava a) Parigi.
Altri fogli, della tempra dei precedenti, furono Foi catholique, Rome et
le Monde, Cahiers romains.
BELGIO: un altro corrispondente di Mons. Benigni fu l'avvocato JONCKX, domiciliato
a Gand, il quale, sulle orme della Corrispondenza romana, pubblicò
a Gand una Correspondance catholique, la quale suscitò in Belgio,
sebbene in minor proporzione, critiche e malumore (vedi in proposito il foglio del
SP, Doc. 15). Il Jonckx fu anche membro del SP e il sequestro
della corrispondenza corsa fra lui e il SP con le successive rivelazioni,
fu l'occasione della levata generale di scudi contro il SP e Mons. Benigni.
GERMANIA: i periodici più celebri nella lotta antimodernista e quindi proclamati
«integralisti» e creduti affigliati a Mons. Benigni, sono Die Petrusblätter,
di Treviri, la Köliner Korrespondenz, di Colonia e la fiera
Wahrheit und Klarheit del conte OPPERSDORFF, a Berlino. Quest'ultimo fu anche
membro del SP. Tralasciando fogli di minore importanza, basta ciò
per comprendere come anche in Germania potesse nascere e prendere piede la fama di
una organizzazione generale fra la stampa di tale tipo.
AUSTRIA: il noto istoriografo ed erudito R. v. KRALIK, pubblicò il Der
Gral, rivista di alta cultura, in opposizione al Das Hochland di
Monaco di Baviera, di carattere molto libero; gli avversari del Kralik lo rimproverarono
come capo-integralista austriaco (ciò che è veramente molto esagerato).
Di tendenza fortemente antiliberale (e quindi indiziato come «integralista»)
fu anche il Das Wiener Sonntagsblatt. Certi anti-integralisti pensarono
di vedere un precursore del SP di Benigni perfino nel notissimo ed innocentissimo
Piusverein der Katholiken Österreichs, fondato sotto gli auspici dell'episcopato
nel 1905 (durante il V Congresso cattolico generale austriaco a Vienna) per l'incremento
della stampa cattolica, e lodato da Pio X; il bello si è anzi che, in seguito
all'attività del Piusverein, venne a scomparire la infausta
scissione fra cattolici conservativi e sociali, a scapito però degli organi
conservativi; perciò Mons. Benigni e i suoi amici non dovettero essere molto
contenti di questo supposto loro «precursore». L'esempio è tipico
per le confusioni che anche fra storici e scrittori di buon nome possono occorrere,
a danno però della verità.
OLANDA: il noto giornale Maasbode passa ugualmente per antimodernista, e «integralista»,
come anche la rivista Rom. Non esiste però, per quanto si sappia,
alcun legame fra questa stampa e Mons. Benigni.
POLONIA: si cita il periodico Mysl Katolica, pubblicato a Czenstochawa, quasi
certamente in collaborazione diretta con le signorine polacche della Segreteria del
SP di Mons. Benigni.
ITALIA: superfluo elencare la stampa «integralista» o intransigente,
perché nota a tutti; ai nostri scopi invece interessa precisare che di tutta
questa stampa, per quanto ci consta, solo La Liguria del Popolo, in
qualche senso, può essere considerata collegata con il SP e Benigni,
inquantoché il direttore Don BOCCARDO fu anche membro del SP e
corrispondente di Mons. Benigni; nel plico Genova della Concistoriale i molti
fogli tipici del SP con notizie genovesi possono essere considerati probabilmente
come notizie del Boccardo.
Ci siamo soffermati appositamente nella descrizione - sia pure incompleta - della
stampa che passò sotto la denominazione di «integralista» e che
esisteva in tutti i paesi in varie forme e con tonalità diversa, dagli estremisti
accesi ai più mitigati, ma sempre fermi nei principi e avversi all'infiltrarsi
dello spirito modernistico o liberale nella vita cattolica; e ci sembra che possa
bastare l'attenta lettura di questo elenco, per quanto incompleto, per dubitare assai
della consistenza di certe asserzioni degli anti-integralisti e dei modernisti, dell'esistenza
cioè di tutto un blocco organizzato e unitario della stampa cattolica «integrale»,
sotto la segreta, ma potente direzione di Mons: Benigni e sotto il patrocinio del
suo SP. Solo per cinque di questi giornali o periodici è accertata
l'appartenenza del direttore al SP (La Vigie con Boulin; Correspondance
catholique con Jonckx; Wahrheit und Klarheit con Oppersdorff; La Liguria
dei popolo con Don Boccardo; Mysl Katolica coni le segretarie del SP);
di questi La Liguria aveva già sin dagli inizi (1872) la tendenza
«papale» che ai tempi di Pio X, non senza disprezzo, fu chiamata «integralista»;
il fatto che Don Boccardo appartenesse al SP, non cambiò affatto
nulla della spiccata «romanità« del giornale. I fratelli Scotton
della Riscossa, i redattori della Unità Cattolica,
per limitarci a questi due giornali italiani più intransigenti, non ebbero
mai contatto con Mons. Benigni o col SP; potevano anzi considerarsi
essi stessi come antenati della Corrispondenza di Mons. Benigni per spirito
informatore e per valore e forza combattiva.
In una parola: è falso, è un grave errore storico mettere senz'altro
tutta la stampa del mondo di quell'epoca, di colore e di tendenza «integrale»,
in uno stesso sacco e dirla tutta affiliata alla Corrispondenza romana e
proclamare Benigni il padre comune e quindi tutto ciò che si possa o si voglia
addossare a quella, addebitarlo al SP e a Mons. Benigni.
Il fin qui detto, ci permette di fare alcune constatazioni che chiarificano tutta
la grossa questione della. stampa integralista, capitanata, come si dice, da Benigni
e dal suo SP.
1° La Corrispondenza romana di Mons. Benigni non dipende direttamente
dal SP; le informazioni dei membri del SP possono essere utilizzate
e lo sono; ma ci sono anche corrispondenti che non sono membri del SP,
amici personali di Benigni, corrispondenti casuali e via dicendo. Né lo
Statuto, né il Programma del SP contengono un pur minimo cenno alla
Corrispondenza. La Corrispondenza nella sua origine precede il SP di
due anni.
2° Se un periodico, un giornale di carattere «integrale» o intransigente
ebbe, in un certo periodo, un direttore, un redattore, un collaboratore che fu anche
membro del SP, non per questo è lecito dire che quel giornale
era sotto il patrocinio diretto del SP o di Mons. Benigni.
3° La dipendenza effettiva è diretta di una rivista, di un giornale «integralista»
da Mons. Benigni (o dal SP se si vuole) deve essere documentata, come lo è,
per esempio, per la Correspondance catholique dell'avvocato Jonckx, almeno
per corrispondenza «privata», come la chiama Benigni.
4° Non avendo ottenuto il SP altro dalla Santa Sede che una certa previa
approvazione generica del suo Statuto e del suo Programma, nomi si può
chiamare in causa la Santa Sede, per ciò che il SP come tale, avesse
eventualmente agito nel campo della pubblicità.
5° Non essendo la Corrispondenza di Mons. Benigni un organo né
ufficiale, né ufficioso della Santa Sede, ma una impresa. sua privata, non
si può accusare né il Papa, né la Santa Sede per i difetti,
le mancanze, le intemperanze che ad essa, con o senza fondamento, si addebitano.
A confermare quanto è stato detto e ad illustrare alcuni aspetti della questione,
crediamo opportuno di far parlare alcune persone e addurre alcuni fatti concreti.
a) Un fatto concreto in favore della Corrispondenza romana.
Sotto il 10 luglio 1911 la Corrispondenza portò la seguente notizia:
«Il pericolo religioso in Germania, documentato da quelli che lo negano. Una
circolare segreta contro il libro del P. A. M. Weiss», polemizzando
contro «lo stato maggiore» modernista tedesco. Il noto apologista domenicano
P. Weiss aveva pubblicato un'opera: Lebens- und Gewissensfragen der Gegenwart
(2 voll.), attaccato da vari personaggi di tendenze liberali e modernistiche.
Il 13 luglio la Kölnische Volkszeitung si dimostrò favorevole
ad una recensione contraria al libro del P. Weiss. Il 11 luglio il Der bayrische
Kurier (ufficiale) pubblicò una notificazione del Nunzio, Mons. Frühwirt,
nella quale egli protestò contro gli attacchi, fatti da giornali esteri, contro
l'arcivescovo di Colonia e contro certi cattolici tedeschi, affermando che né
Mons. Benigni, né alcun altro prelato romano aveva avuto parte nella campagna
contro il cattolicesimo tedesco.
b) Estratto della interpellanza del deputato Besnard alla Camera francese
(vedi sopra, p. 212); molto istruttivo per conoscere il carattere, l'influsso e il
prestigio che si aveva della Correspondance.
«Mais tout cela n'est rien encore! (Exclamations). Ce que je
reproche surtout à M. Rocafort, c'est d'être en France l'agent direct
de tout un plan d'exécution qui est conçu autour du Vatican et qui
est dirigé contre l'école laïque. Ce plan d'exécution est
indiqué par une feuille qui s'appelle la Correspondance romaine.
Rocafort en est à Paris le collaborateur, ou l'informateur, comme
vous voudrez - il tient, lui, à son titre de collaborateur, d'autres pourront
l'appeler informateur - il est le collaborateur et l'informateur de cet organe, de
ce bulletin de renseignements qu'on appelle la Correspondance romaine et sur
lequel je dois maintenant m'expliquer. Qu'est-ce donc que la Correspondance romaine?
La Correspondance romaine - j'ai là une partie de la collection, et
j'ai eu en ma possession toute la collection depuis les origines - la Correspondance
romaine n'est pas un journal, c'est un petit bulletin d'informations, de renseignements,
qui a commencé à paraître en 1907.
Au début, la Correspondance romaine paraissait sur une feuille; d'autres
exemplaires en eurent deux; il était écrit à la polycopie, en
italien, et le titre en était italien. Le but de la Correspondance romaine,
c'était d'indiquer certains avis aux journaux catholiques
français ou aux journaux catholiques allemands, c'était de se
faire en quelque sorte le transmetteur officiel des indications et des ordres du
pape, et c'était aussi, à l'occasion, de publier pas mal de fausses
informations et de fausses nouvelles, de dénoncer pas mal de gens qui n'avaient
pas commis la moindre faute. Dans l'un des premiers nnméros de la Correspondance
romaine, on dénonçait une ligue qui s'était formée
en Allemagne entre catholiques; on disait qu'un certain nombre de catholiques
français y étaient entrés. C'était une information fausse;
aucun catholique français n'a jamais appartenu à cette ligue.
Voici la forme de la Correspondance romaine, qui, je le répète,
n'est pas un journal, j'appelle votre attention sur ce point, c'est un simple bulletin
d'informations et de renseignements. La Correspondance romaine est-elle bien
le bulletin officiel ou officieux de renseignements du Vatican? Je crois qu'à
ce point de vue aucun doute ne peut subsister. La Correspondance romain est
dirigée, en réalité, par Mgr Benigni, sous-secrétaire
à la secrétairerie d'Etat du Vatican; pour tout dire, il est l'homme
à tout faire de Merry del Val. Mgr Benigni, donc, dirige la Correspondance
romaine, qui est imprimée dans la même imprimerie que la
Revue d'histoire religieuse à la tête de laquelle se trouve aussi
Mgr Benigni; le directeur et les collaborateurs de la Correspondance romaine
sont les collaborateurs de la Revue d'histoire religieuse. C'est bien
Mgr Benigni qui a conçu, au Vatican, tout un plan d'organisation de la presse
pour exercer une action non seulement contre toutes les lois de laïcité,
mais aussi, et je le démontrerai, une action contre la France. Il suffit de
lire une note parue dans la Correspondance romaine pour ne conserver aucun
doute sur le caractère officieux de cette feuille. La Correspondance romaine
insérait ceci à un certain moment où ce journal avait changé
de directeur: " Notre nouveau directeur n'aura qu'à continuer et renforcer
son oeuvre pour améliorer toujours notre bulletin, tout en le maintenant tel
qu'il a été jusqu'à présent: ni officiel, ni officieux,
mais simplement un organe digne de toute la considération que mérite
a un galanthomme quand il donne quelque information. Pourtant, nous répétons
formellement que la nature et la valeur de ces informations sont telles que nous
les présentons. Si donc nous donnons une nouvelle en déclarant l'avoir
reçue de source compétente, ceci veut dire que nous la donnons comme
parfaitement authentique. Si notre bulletin publie des informations ou des notes
de nos correspondants et collaborateurs, c'est naturellement sous leur responsabilité
personnelles que nous les publions, ni plus, ni moins". Tout atteste le caractère
officieux de la Correspondance romaine. Je pourrais prendre quelques
exemples. En voici un: Au moment où on a annoncé que des assemblées
d'évêques se tiendraient en France, la Correspondance romaine,
d'avance, alors qu'on parlait déjà, mais avant que ce ne fût
décidé, indique que les assemblées d'évêques n'auront
pas lieu. Elles sont décidés, on a arrêté la date à
laquelle elles auraient lieu, lorsque viennent des ordres qui font que ces assemblées
n'ont pas lieu. Par conséquent, la Correspondance romaine a pour
but, et c'est là son rôle, de donner à la presse catholique française
- car c'est surtout à la France qu'elle semble s'être attachée
- des indications et des ordres. Chaque fois qu'elle dénonce quelqu'un, comme
le rédacteur à la Croix révoqué, ou le professeur
Bureau, qu'on a dénoncé pour être en même temps professeur
à l'Institut catholique et au Collége des hautes études sociales,
chaque fois que la Correspondance romaine dénonce quelqu'un, ses dénonciations
sont écoutées; chaque fois que la Correspondance romaine annonce
une nouvelle, la nouvelle est exacte. Et c'est là qu'on reconnaît le
caractère tout à fait officieux de cette feuille. C'est bien là
son caractère; j'ai sons les yeux un numéro où il est parlé
d'un livre intitulé L'Univers et l'Humanité, à
propos duquel le Pape aurait envoyé une lettre de remerciements. On s'était
servi de cette lettre de remerciements pour dire que ce livre était agréable
au Pape. Ce numéro de la Correspondance romaine dit en substance: "On
s'est trompé, jamais le Pape n'a voulu donner aucune approbation à
ce livre, qui est, au contraire, un livre impie. On a pris une simple lettre de remerciements
pour une lettre d'approbation". Cette feuille a donc bien tout le caractère
d'une feuille qui donne les avis, les indications venant du Vatican»
(ROCAFORT, Autour des Directions de Pie X, p. 105 ss.).
c) Estratto da una intervista concessa dal Prof. Rocafort ad un giornalista
parigino, in occasione della sopracitata interpellanza, sul vero carattere della
Correspondance: intervista che rettifica alcune vedute errate del deputato
Besnard:
«- On dit que vous êtes l'agent de la Correspondance de Rome.
«- Mes relations avec la Correspondance de Rome sont d'ordre purement
journalistique. Comme tout le monde, je préfère les feuilles bien renseignées.
Quand j'ai su que celle-là l'était, je l'ai adoptée; puis j'ai
connu les rédacteurs, je leur ai envoyé de temps à autre quelques
notes de vues générales, des relations très amicales se sont
peu à peu établies, et voilà ... Je ne suis ni son agent en
titre, ni son informateur ordinaire; je suis un ami et un collaborateur occasionnel.
«- La Correspondanee de Rome est, je crois, l'organe du Vatican?
«- Erreur. La Correspondance de Rome n'est ni officielle ni officieuse.
Mais les rédacteurs sont des loyaux serviteurs de la pensée du Pape.
Ils vont aux sources, ils rapportent exactement ce qu'ils entendent dire dans les
bureaux du Vatican. Ils ne truquent pas. Voilà leur crédit et leur
force. Si vous étiez au courant comme moi de la presse cathòlique française,
vous verriez quel besoin on a de ce véridique et sûr organe qu'est la
Correspondance de Rome. On n'y tire pas à soi, à ses
conceptions propres, la pensée de Pie X; on la reflète exactement,
intégralement.
«- On dit que vous êtes en relations avec des personnages du Vatican?
« - Certainement. Depuis que je m'occupe de la question religieuse, et dans
le sens des directions pontificales, cela était inévitable, et au reste
j'en suis très fier. Mais parce que je ne connaîtrais tel ou tel
prélat, fût-ce même le sécrétaire d'Etat, et parce
qu'ils auraient pour moi de bons sentiments et de l'estime, serait-ce une raison
pour m'appeler leur agent? Alors, tous les amis, toutes les relations de M. Briand
sont des agents de son gouvernement?... Vous voyez bien que cela n'a pas le sens
commun.
«- La Correspondanee de Rome est, dit-on, gallophobe.
«- Pas du tout. La France y est à chaque instant louée, exaltée,
comme de juste. C'est facile, avec des critiques qui portent contre le Bloc, ou des
constatations pareilles à celles qu'on trouve dans nos journaux les plus patriotes
sur la dépopulation, la criminalité, etc., de joindre bout à
bout quelque phrases sévères; mais est-ce dénigrer la France,
cela? Il faut vraiment que M. Besnard ait une faible estime de l'esprit critique
de ses collègues pour avoir espéré le leur faire accroire. Tous
nos journaux d'opposition, à ce compte, seraient contre la France» (RocAFORT,
l. c., pp. 132-133).
d) Ulteriori precisazioni sull'origine e lo scopo della Correspondance e sulla
sua linea di condotta: «C'est sur ces entrefaites, et pour suppléer
précisement à la mauvaise information des journaux religieux, surtout
français, que la Correspondance de Rome fut fondée. L'Osservatore
Romano était le journal officiel du Saint-Siège, la Correspondance
se contentaìt d'être son amie et son alliée; de sorte que,
sans avoir une autorité beaucoup moindre, elle conservait, plus que son grand
aîné, la liberté de ses mouvements, elle pouvait même,
accidentellement, être désavouée. De petit format, imprimée
sur un seul còté, elle avait, elle a toujours l'aspect beaucoup moins
d'un journal que d'un bulletin d'informations, de documents et de notes, facile à
répandre et à reproduire. On y lit des notes romaines très sûres
et de bonnes lettres du mond entier. La politique de la Correspondance vis-à-vis
de la France était naturellement celle de Pie X: ni intransigeante ni libérale,
mais clairvoyante, loyale, opportune sans opportunisme, d'un mot catholique. Le faux
libéralisme n'a jamais eu prise sur elle, elle sait trop où l'adversaire
veut en venir, à la dissociation progressive de l'Eglise de France et du Siège
Romain, et à la décatholicisation de notre pays. Par dela les presents
d'Artaxerxés, elle sait distinguer ses intentions. C'est pourquoi, sans se
fermer en principe à aucun accommodement légitime, elle encourage ce
qui reste en France de catholicisme a s'organiser, elle pousse à resister
à un pouvoir qui ne respecte que les forts. Politique très simple,
qui n'est pas commandée seulement par l'intérêt particulier de
l'Eglise de France, mais aussi par celui de l'Eglise universelle, la France étant
le cèntre d'une guerre anticatholique qui se livre dans le monde entier. Avec
une politique pareille, la Correspondance de Rome devait fatalement, comme
Pie X, heurter tous ceux qui ont l'esprit de négociation beaucoup plus que
de combattivité. D'autant plus qu'elle s'exprime généralement
avec une netteté et une vigueur plutòt françaises, dont la prose
enveloppée et flasque de nos Croix nous a depuis longtemps déshabitués.
Elle ne tarda pas à devènir odieuse à tout le libéralisme
catholique. La Croix, dédaigneusement, la passait sous silence.
Le Bulletin de la Semaine, les Débats, le Figaro,
tantôt la raillaient de son manque d'autorité, tantôt l'accusaient
de l'excés contraire, et constamment ils lui faisaient reproche de prétendues
mauvaises dispositions contre l'épiscopat et contre la France.
Mais un journal, ce sont des journalistes. Il fallait prévoir que la haine
aurait tôt fait de rechercher les personnes de chair et d'os qui rédigeaient
la Correspondance ou qu'on supposait qui la rédigeaient. C'est ainsi
que furent produits au grand jour le nom de Mgr Benigni et le mien.
Mgr Benigni occupait alors au Vatican le poste de sous-secrétaire aux Affaires
ecclésiastiques extraordinaires. Il n'était pas le directeur de la
Correspondance, contrairement à ce qui se répétait
tous les jours; mais, organisateur et chargé du service de la presse à
la Secrétairerie d'Etat, c'était auprès de lui que venaient
naturellement s'informer les rédacteurs de la Correspondance, comme
les autres; c'était de lui qu'ils s'inspiraient à l'occasion. Mgr Benigni
est un des prélats les plus intelligents d'une Curie où il y en a beaucoup.
Ancien professeur d'histoire à la Propagande, ancien rédacteur en chef
à la Voce della Verità de Rome, auteur d'une Histoire sociale
de l'Eglise en voie de publication qui promet d'être une oeuvre considérable,
il a puisé dans les livres et dans la vie une rare connaissance des hommes
et des choses politiques. Il possède de la France actuelle une information
aussi sûre qu'abondante.
C'est dans la personne de ce prélat que les mécontents incarnérent
la Correspondance, c'est sur lui qu'ils poursuivirent dès les
premiers jours la vengeance des sévérités de cette feuille à
leur égard. Excellente tactique, semblait il, pour ne pas paraître attaquer
le Cardinal Secretaire d'Etat, tout en l'atteignant par dessus la tête de son
subordonné» (RocAFoRt, l. c., p. 12-14)
e) Rapidità e precisione delle informazioni della Correspondance per
mezzo di corrispondenti di cui un tipo è lo stesso Rocafort: «Mais cependant,
avant cette polémique, on s'était enquiété quelque peu
de la pérsonnalité de M. Rocafort et du bulletin auquel il apportait
et sa collaboration et ses informations, je veux parler de la Correspondance romaine.
On s'étonnait un peu, dans le monde catholique, de voir
qu'il y avait en France un homme qu'on sentait toujours invisible et présent,
qu'on sentait interposé entre le Vatican et les évêques et les
catholiques français. On était surpris aussi que tous les élans
de libéralisme provenant du monde catholique français fussent immédiatement
dénoncés dans ce journal, qui s'appelait la Correspondance romaine»
(ROcAFoRT, l. c., p. 89).
d) Gli avversari della Chiesa, soprattutto i modernisti, contrari, fino alla ostinazione,
alla Corrispondenza, che credono organo ufficioso del Vaticano e del
Papa. Valga per esempio il Loisy, nei suoi citati Mémoires.
Loisy, II, 532: accusa la campagna della Corrispondenza contro
di sé (1907) e contro il prof. Paolo Bureau (altro modernizzante);
Loisy, II, 573, 576: parla del suo amico Tyrrell, modernista inglese,
il quale in una sua lettera al Card. Ferrata (29 settembre 1907) «a renouvelé
... la proposition qu'il a déjà fait (dans sa lettre du 30 août),
mais en demandant rectification officielle "des fausses nouvelles données
par celle dégoûtante Corrispondenza romana"».
Loisy, II, 648 (nota 2), dopo la scomunica maggiore a lui inflitta
(1908, 7 marzo), cita le parole, certamente non troppo dolci della Correspondance
in proposito: «Commentant la sentence du Saint-Office, l'organe de Merry
del Val et de Benigni disait: "Le décret qui frappe cet ecclésiastique
a été accueilli par tous les catholiques sincères avec une douloureuse
satisfaction ... Désormais les blocards, les juifs, les modernistes et les
francs-maçons peuvent applaudir à Loisy. L'histoire nous enseigne ce
que vaut l'applaudissement immoral des ennemis du Christ " (Citation in extenso
dans le Siècle du 15 mars 1908)».
Loisy, III, 27: riparla della Correspondance, la quale - e non
poteva essere diversamente - gli dispiaceva assai; ma ci dà anche un magnifico
testimonio della bontà di Pio X verso di lui: «Je ne sais pas si je
vous ai raconté un trait aussi bizarre en son genre que l'avis dont vous me
parlez. Un curé de Châlons, qui est mon ami depuis le séminaire,
étant chez le Cardinal de Reims, a reçu de celui-ci l'assurance que
Pie X avait dit au nouvel évêque de Châlons, successeur de Latty:
"Vous allez être l'évêque de l'abbé Loisy. A l'occasion
traitez-le avec bonté; et s'il fait un pas vers vous, faites-en deux vers
lui". Dans ce même temps, la Corrispondenza romana imprimait que
j'ai vendu le Christ aux Juifs et aux protestants. Encore une fois, toute cette comédie
ne m'intéresse pas. Avances et menaces, tout cela se vaut, quoique le langage
de la haine soit, dans tout ce monde officiel, plus naturel et plus sincère
que l'autre. Ils sont surtout impuissants, et ils ne peuvent pas s'empêcher
de le sentir [Lettera a v. Hügel]. Mon appréciation aurait dêtre
plus nuancée. La haine, en service payé, parlait dans la Corrispondenza
romana. Le désir de conciliation, dans la bouche de Pie X, était
sincère, mais continuait d'être subordonné à des conditions
inacceptables, dont le Pape lui-même ne mesurait pas la portée».
Per concludere, dopo gli esempi addotti si può dire che la Corrispondenza
romana fu opera privata di Mons. Benigni, non contemplata negli Statuti del SP,
indipendente dalla Santa Sede; un bollettino niente affatto segreto, perché
tutti vi ci si potevano abbonare liberamente; molto diffuso, molto influente e molto
temuto, perché da molti creduto, ma erroneamente, organo vaticano o almeno
ispirato; informatissimo finalmente su tutti i movimenti e atteggiamenti che potevano
interessare la vita cattolica in tutte le sue svariatissime manifestazioni.
La Corrispondenza aveva solo pochi organi ad essa direttamente legati o da
essa dipendenti. L'immensa maggioranza della stampa cattolica detta integralista
o preesisteva già, o anche se contemporanea per fondazione o posteriore alla
Corrispondenza, ne era indipendente; vi era unita solo per indirizzo
e per spirito. Di qui, il grave equivoco di ritenere la stampa «integralista»
come organizzata e ispirata da Benigni. Da qui anche il fatto che certe intemperanze,
imprudenze, mancanze di carità e anche di giustizia che gravarono su qualche
foglio integralista isolato, per riflesso furono addossate al supposto direttore
d'orchestra, Mons. Benigni e al SP, o alla Corrispondenza,
o a tutti e tre.
L'Agenzia Internazionale Roma - AIR, altra impresa di Monsignor
Benigni, pare che sia stata una cosa esclusivamente privata sua e di qualche suo
parente e non ha nulla a che fare con il SP o con la Corrispondenza,
eccettuata forse, qualche comunanza sull'uso delle informazioni. L'Agenzia
Urbs è posteriore allo scioglimento definitivo del SP nel 1921
ed è fuori ogni discussione per la Causa di Pio X.
5) Secreto, cifrario, il «complotto» modernista, il
controcomplotto ossia la «carboneria nera ». - Tutti ricorderanno
le gravi parole dell'Emo Gasparri nel Processo Ord. Romano, riportate sopra (p. 10)
e che è necessario ripetere anche qui: «Papa Pio X approvò dunque,
benedisse e incoraggiò un'associazione occulta di spionaggio al di fuori e
al di sopra della Gerarchia, anzi che spionava gli stessi membri della Gerarchia,
anche Emi Cardinali: insomma approvò, benedisse ed incoraggiò una specie
di Massoneria nella Chiesa, cosa inaudita nella Storia Ecclesiastica». Questa
accusa, veramente grave, se fosse vera, era stata ventilata, prima ancora del Cardinal
Gasparri, molte volte, fin dagli ultimi anni di Pio X, e continua ad essere ripetuta,
senza che alcuno si sia preso la pena di controllare sul serio la questione.
A consolidare l'accusa ed ad aggravare l'addebito, si adduce il fatto dell'esistenza
di un apposito cifrario per la corrispondenza fra Mons. Benigni, i suoi corrispondenti
e i membri dei SP.
Sulle accuse di spionaggio anche verso la stessa Gerarchia diremo di proposito
al n. 9; qui ci limitiamo a parlare del secreto e del cifrario.
Il SP fu realmente una società segreta?
Sì e no, così come lo stesso Mons. Benigni non si stancò mai
di ripetere. Una organizzazione che chiese ed ottenne dall'Autorità ecclesiastica
suprema un'approvazione almeno generica delle sue idee generali, non è una
società segreta in senso assoluto. Era previsto negli Statuti, che
i gruppi esterni (le Conferenze di S. Pietro), aggregati al SP, venissero
comunicati alla S. Congregazione della Concistoriale col nome anche del capogruppo.
Fui qui non c'è quindi una vera difficoltà; il SP come tale
era noto - Direttore, membri della Dieta, gruppi esterni - alla competente autorità.
La vera difficoltà invece fu un'altra: la segretezza dell'azione, del funzionamento
del SP. Qui sta il vero nodo! Non per nulla il Card. De Lai, durante
le lunghe trattative per la definitiva approvazione, che non venne mai, tornò
sempre ad insistere su questo punto, e fu precisamente il segreto del funzionamento
esterno, con gl'inconvenienti che vi erano connessi, che fece fallire finalmente
tutto il SP.
Il Benigni partì da questa premessa, che al momento in cui sorse il SP
non era oggettivamente infondata: gli avversari della Chiesa, sopratutto la Massoneria
(che allora veramente dominava in molti governi civili e in tante istituzioni) e
il Modernismo (che allora era al colmo delle sue molteplici manifestazioni), per
assicurare l'efficacia della propria azione si servivano, in larghissima misura,
del segreto, vale a dire, di un'azione o di un funzionamento nascosto, inafferrabile,
con tutte le astuzie e tutti gli inganni, necessariamente collegati con tale sistema.
Ora - e questa fu una delle convinzioni più radicate di Mons. Benigni - per
combattere un nemico che fa del segreto la sua arma più efficace, bisogna
servirsi della stessa arma, con la stessa disinvoltura, senza pietà, per scoprire,
prevenire, controllare.
Quanto al segreto della Massoneria, non è il caso d'insistervi. Quanto al
Modernismo volevamo presentare, in un quarto capitolo documentato, un certo materiale
in proposito, rapidamente raccolto; ma la strettezza di tempo non ce lo ha permesso.
Possiamo però fare dei cenni di per sé eloquenti.
Il primo grande storiografo del Modernismo è l'ex-prete A. HOUTIN (1867-1926),
amico del Loisy, con la sua Histoire du modernisme catholique (1913), che
divenne umi vero panegirico di Pio X. Ora l'Houtin, del resto lui stesso modernista
per molti anni, poi distanziatosi dai modernisti, ma senza tornare alla Chiesa, libellista
passionale (alcune sue opere sono finite all'Indice), insiste fortemente sul «complotto
internazionale» dei modernisti, come cosa reale, di cui indica attori e capi.
Il Loisy, invece, poco favorevole all'Houtin, nonostante le relazioni che ebbe con
lui per molti anni, nega insistentemente l'esistenza di quel «complotto»;
esso sarebbe una immaginazione creata dall'Houtin, ma prima e sopratutto da Monsignor
Benigni, per poter meglio impressionare gli ambienti romani e vaticani, e per indurre
così Pio X ai provvedimenti drastici- sillabo, enciclica (1907), giuramento
antimodernistico e prescrizioni affini (1910).
Ci contentiamo di presentare il testo principale del Loisy, molto interessante.
Loisy, III, 202. - «Il s'agirait donc maintenant de conjurer un si grand
péril [il «complotto» modernista]. Mais force est
bien de remarquer d'abord que cette "association secrète" dont Pie
X «dénonce les manoeuvres ténébreuses, cette franc-maçonnerie
internationale qui aurait poursuivi insidieusement sa propagande dans l'Eglise catholique,
n'a jamais existé. La Corrispondenza romana, de calomnieuse
mémoire, en vait parlé souvent; la pieuse et fidèle Action
française, faisant écho, le 13 septembre 1910, au document
pontifical, donnait des précisioris, dans un article sensationnel, sons la
signature Aventino: "C'est surtout vers le jeune clergé qu'est
dirigée l'attention de la Carboneria moderniste. Aussi a-t-elle cherché
à placer des créatures et des espions dans tous les Séminaires,
Universités, Instituts, Facultés catholiques. On peut dire, presque
sans faire erreur, qu'aucun de ces centres n'est indemne. Ces créatures et
ces espions - à qui l'on fournit souvent des bourses d'études pour
faciliter leurs missions -, sont chargés de faire une propagande discrète,
habile, entre les camarades, et de noter tout ce qui peut intéresser le mouvement:
rapports sur les camarades et les professeurs". La Croix ne manqua pas
de reproduire cette information terrifiante, qui était fausse, comme l'assertion
du Pape. Les Etudes du 5 novembre 1910, comprenant qu'un mensonge trop absurde
peut avoir plus d'incoiìvénients que la vérité, rectifièrent,
par l'orane du P. de la Brière, l'information d'Aventino, en
tournant le plus agréablement du monde le démenti qu'elles donnaient
implicitement à Pie X lui-même. "L'hypothèse parait gratuite
et invraisemblable ... Le Motu proprio pontifical garde assurément
toute sa raison d'être, ... sans que le modernisme possède la moindre
carboneria internationale". Ce qui est vrai, c'est qu'une agence internationale
de délation (Sodalitium pianum), dirigée, comme la Corrispondenza
romana, par Mgr Benigni, a été organisé, en ce temps-là
(1910), sous les auspices du Vatican, pour l'extirpation de l'hérésie
moderniste. On a pu justifier, aux yeux du Pape, l'institution de l'agence secrète
des delateurs, en inventant l'agence secrète de propagande moderniste. Mais,
à chacun sa gloire: au Pape, à Merry del Val et à Benigni, celle
de leur agence d'espionnage; au modernisme perséctité, celle d'avoir
été calomnié par le Pape et ses satellites. Le modernisme -
et ce fut une de ses faiblesses - n'a jamais eu aucune organisation ni nationale,
ni internationale. Même le petit groupe italien de Nova et Vetera,
dont l'existance fut éphémère, et qui essaya d'organiser
internationalement sa rédaction, n'eut pas la prétention d'instituer
la franc-maçonnerie qu'imagina Benigni et que dénoncèrent Pie
X et Aventino. Mais, si la raison du nouvel acte pontifical était fictive,
les mesures qu'il prescrivait entrèrent dans l'ordre de la réalité».
Loisy, II, 542. - «Peu après l'éclat du bref à
Commer, la Correspondance romaine, que lançait alors Mgr Benigni, pour
appuyer la campagne antimoderniste, annonça (7 juillet) un grand complot de
catholiques allemands et anglais, formés en société secrète,
qui voulaient moderniser l'Eglise en commençant par l'abolition de l'Index.
Fiction grandiose, en rapport avec des incidents sans portés; mais il fallait
bourrer les crânes catholiques en vue de grands coups dont Pie X allait frapper
le Modernisme. On s'en doutait dès avant la publication du décret Lamentabili.
Ainsi l'Italie, 13 juillet 1907: "Il fallait justifier par avance
les mesures de rigueur prochaines contre les modernistes" ... Le baron [v.
Hügel, Lettera del 13 luglio 1907] me dit dans quelles conditions
il a souscrit an monument Schell; quant à l'autre affaire, il y est "aussi
étranger qu'aux Lettres romaines", et il l'apprécie à
sa juste valeur en disant que l'organe de Merry del Val a fait d'un "document
très timide et correct une ligue secrète internationale". On pouvait
lire, en effet, dans la Correspondance, cette citation que j'emprunte
à la Semaine religieuse de Paris (20 juillet 1907): "On projetait
d'organiser une Ligue internationale contre l'Index ... C'était une
véritable franc-maçonnerie, avec toutes les caractéristiques
de la secte odieuse, et, en premier lieu, l'obligation, sur l'honneur, de garder
le secret le plus absolu, quelle que puisse devenir dans la suite la nature des actes
de la ligue. On aurait donc marché à l'assaut de l'Eglise sans même
savoir au juste ce qu'on faisait, ce qu'on voulait, quelques-uns seulement, les chefs
gardant tout le sécret du plan de campagne, dont la lutte contre l'Index et
son autorité ne devait être qu'une étape, mais une étape
importante. ... Le mouvement venait d'Allemagne..."
Invention grotesque, mais qui a été bientòt reportée
sur le Modernisme, anquel ses adversaires, Houtin compris, ont attribué le
dessein machiavélique de détruire l'Eglise».
Loisy, III, 247. - «Cependant le livre de Houtin s'imprimait fort lentement.
Lui-même le constate dans une lettre du 19 juin 1912. Il m'envoyait les épreuves
à mesure. Je dois dire qu'il acceptait volontiers les corrections de détail
pour les erreurs de fait facilement vérifiables; mais c'était temps
perdu de critiquer ses jugements sur les personnes, ou ses interprétations
de faits et de textes. Ainsi, jusque dans son autobiographie, il a maintenu son idée
d'une sorte de conspiration ourdie par des personnes étrangères à
l'Eglise pour détruire celle-ci par le moyen du Modernisme; de ce complot
Paul Sabatier aurait été l'un des agents les plus convaincus
et les plus actifs. Cette singulière fantaisie se rencoritre deja dans Histoire
du Modernisme En vain je l'ai combattue en demandant des preuves et en alléguant
que le caractère de Sabatier excluait l'hypothèse d'un semblable machiavélisme».
Loisy, III, 510: «A plusieurs reprises, Houtin, à propos de Paul
Sabatier, a parlé d'un complot ourdi par des incrédules pour détruire
le catholicisme par le moyen des modernistes. - Rien n'est «plus chimérique».
Bisogna aggiungere un cenno sul cosiddetto «concilio» o «Conciliabolo»
modernista di Parigi e di Molveno. Per onorare Fogazzaro si
tennero festeggiamenti solenni a Parigi (17 dicembre 1906-25 gennaio 1907) e in questa
occasione fu progettato anche un convegno di capi modernisti: Fogazzaro, Murri, Gallarati-Scotti,
Imbart de la Tour, Tyrrell, Paolo Sabatier, Loisy ed altri (Loisy, II, 502);
ma la cosa non si fece per la mancanza di alcuni, fra ciii lo stesso Loisy, il quale,
in una lettera al barone v. Hügel (il noto «commesso viaggiatore»
del Modernismo) scrisse così: «Je n'ai pas plus un très ardent
désir de prendre part an petit concile qu'on a l'air de vouloir organiser.
On n'y pourra échanger que des voeux stériles. Je ne vois pas comment
l'on s'entendrait en quoi que ce soit pour une action commune. Nous ne devons rien
tenter contre l'Eglise; et dans les circonstances, nous ne pouvons rien pour la sauver
d'elle-même» (26 nov. 1906).
Si vede che Loisy, il quale senza dubbio conosceva bene i suoi amici e tutta la gente
modernista, composta di persone così diverse per studi, interessi personali
e tendenze, faceva poco affidamento su di una vera ed efficace collaborazione modernista;
e pare che abbia avuto ragione.
Più noto è il convegno di Molveno, tenuto in questa località
di villeggiatura alpestre (nel Trentino, sotto le alte cime del Brenta), ove il barone
von Hügel, già menzionato, si fermò per alcuni giorni nell'estate
del 1907. Ebbe egli contatto con i modernisti milanesi del «Rinnovamento»
e poi tenue un vero conciliabolo : «Se trouvaient réunis, non par hasard,
mais pour conférer avec lui v. Hügel sur la situation religieuse,
Fogazzaro, Casati, Scotti, Murri, Fracassini - le savant prètre à
qui Pie X avait enlevé la direction du séminaire de Pérouse
- et quatre autres ecclésiastiques non encore frappés. Houtin les nomme
(Modernisme, 117): c'étaient Buonaiuti, Casciola, Mari, Piastrelli...
Ce n'était pas une réunion banale...» (Loisy, II, 557).
L'effetto concreto però di questa riunione che durò tre giorni (fine
agosto 1907), non fu gran cosa; ciascuno tirò avanti per le proprie vie; una
azione combinata non ci fu: pare che si sia raggiunta una qualche intesa finanziaria.
Ma una cosa è abbastanza certa: da parte dei vari modernisti un vero complotto
generale non ci fu. È certo invece che ci furono, specialmente in Germania,
alcuni gruppi o centri attivi, più o meno modernistici, o almeno fortemente
liberali e antiromani (anti-«ultramontani»). La nota «Index-Liga»
di Münster è solo un esempio.
È certo inoltre un altro fatto: in quegli stessi tempi dell'ebollizione modernistica
invalse la mania dell'uso, o piuttosto dell'abuso degli pseudonimi. Lo stesso Loisy,
uno dei grandi padri del Modernismo, ne dà l'esempio. Come egli più
volte afferma, fece largo uso di nomi finti, specialmente all'epoca nella quale incominciò
ad essere fortemente sospettato, allo scopo proprio di allontanare da sé i
sospetti (vedi Loisy, I, 391-92; II, 440; III, 553). Questo uso dunque degli
pseudonimi, era diffusissimo in questi anni e ancor oggi non si è fatta piena
luce sugli autori di certi scritti ed opuscoli. Questa grande produzione di scritti
modernistici o modernizzanti, di cui non si riusciva ad identificare gli autori,
poteva generare l'impressione, e di fatto la produsse, di trovarsi davanti ad un
numero ancor più grande di adepti della sétta. Questo trucco, diciamo
così, aumentò anche a Roma l'impressione dì aver da fare con
una più grande massa di capi e sottocapi di quanti ce n'erano in realtà.
Era questo un tasto che anche Benigni amava toccare beni volentieri, perché
gli serviva anche per giustificare maggiormente il lavoro del suo SP. Pensiamo
poi al patronato per ex-preti ed ex-frati, modernisti e non modernisti, che esistette
in realtà, con centri a Parigi, Milano, Napoli ed altre metropoli europee,
opera internazionale, alle cui spese contribuirono anche protestanti, ebrei, massoni.
A Milano era a capo di questo patronato di ex-sacerdoti un tale Luigi Bossi, Corso
Sempione 41 (vedi Sacra Congregazione Concistoriale: plico Roma,
Modernismo ecc.; e La Vigie, 26 marzo 1914).
Insomma, ci furono indizi e fatti che potevano alimentare l'idea di una collaborazione
generale, nel campo modernistico, non senza una direttiva centrale. Questa collaborazione
ci fu, ma una vera organizzazione internazionale, unitaria, sembra da escludersi.
Ora, se Mons. Benigni, nella sua costante asserzione del «complotto modernista»,
era in ottima fede, o se aveva lui costruito o esagerato l'idea, o se a Roma, in
certi ambienti anche curiali, la credenza in un tale complotto esistesse, non
sarà facile poterlo dire.
Il certo si è, che Mons. Benigni credette necessario, per la efficace debellazione
del Modernismo e dei suoi movimenti, un'azione d'informazione occulta; egli vi impiegò
alle volte dei mezzi anche scaltri e polizieschi (lo stesso P. Saubat, teste certamente
leale e sicuro, lo attesta). E questo era il punto debole. Ma se guardiamo i fatti
in concreto, non troviamo altro che alcune lettere del SP ai membri, e molti
rapporti ai vari destinatari della Curia, con in testa le parole: confidenziale,
o riservato, o anche (ai membri) sub sigillo. Sembra
troppo voler vedere qui dei segreti eccezionali e polizieschi. Mons. Benigni (Doc.
3), fin dall'inizio delle sue trattative, pensò di stabilire per i membri
del SP una specie di segreto legale, uguale a quello che esiste anche nelle
famiglie religiose, soprattutto per i superiori maggiori e assistenti generali, segreto
quasi naturale in molti affari e per nulla immorale: segreto che nel SP -
dobbiamo sempre ricordarlo -valeva solo verso gli estranei, mai verso i Superiori
ecclesiastici romani.
Il cifrario. - Posta la necessità o l'utilità
di assumere e di trasmettere informazioni, di dare indirizzi e orientamenti alle
volte anche in condizioni sfavorevoli, sotto il pericolo di controlli non desiderabili,
era facile venire nella decisione di adoperare, per la corrispondenza più
riservata, un codice cifrato. Mezzo usuale, come osserva lo stesso Mons. Benigni,
anche nelle aziende bancarie o industriali, un cifrario di per sé non è
cosa cattiva o sospetta. Tutti i Governi, compresa la Santa Sede, si servono da secoli
di cifrari. Il cifrario di Mons. Benigni non fu inserito nel Processo (vedi sopra
p. 9); la rivista Le Mouvement lo riprodusse nel suo numero del marzo-maggio
1923; da qui passò nel dominio pubblico (e da qui lo conobbe anche il Cardinale
Gasparri. Lo SCHMIDLIN (l. c., p. 1164) dà vari esempi; il FONTAINE,
Saint-Siège, «Action française» et «Catholiques
inteqraux» (Parigi, 1928), vi accenna e ripubblica due lettere cifrate
di Benigni al Jonckx con una sua decifrazione (ibid., p. 146 ss.).
Mons. Benigni, nella sua lunga esposizione all'Emo Sbarretti (Doc. 27, n. 7), ammette
senz'altro l'uso del cifrario, lo difende e spiega come esso fosse indispensabile
nelle circostanze particolari in cui fu adoperato, ma, in un accluso foglio (da noi
non pubblicato) spiega anche come non poche voci del cifrario furono male interpretate.
Tutta la questione o difficoltà del segreto e del cifrario, ci pare, è
stata esagerata assai, nella sua reale portata, e non è stata sempre inquadrata
nell'ambito di quegli anni agitati; e sopratutto si è dato troppo ascolto
alle ben ovvie critiche degli avversari.
In conclusione, e considerando oggettivamente le cose, il segreto e il cifrario erano
in un certo senso mezzi necessari, per lo meno utili, certo non immorali, dai momento
che Benigni non ebbe segreti verso l'autorità competente della Santa Sede
con la quale si teneva in contatto.
6) Indiziati, denunziati - Il Card. Gasparri, afferma
senz'altro che Mons. Benigni, ossia il SP, tenne un elenco di persone,
laiche o ecclesiastiche, anche di Vescovi e Cardinali, da invigilare (vedi
sopra, p. 9). Ed egli, a riprova, allegò questo elenco nel foglio B (Proc.
Ord. Rom. fol. 1849v) - Ora questo elenco, se fosse autentico, vale a dire, se
fosse compilato espressamente come tale e usato come strumento di vigilanza, come
farebbero supporre le parole dell'Emo teste, costituirebbe un argomento assai sfavorevole,
per non dire altro, per il SP. e Mons. Benigni. Fortunatamente, in un punto
della sua deposizione il Cardinale cita l'opera già accennata del FoNTAINE,
Saint-Siège ecc., e ci fu facile constatare che questo elenco era desunto
ad verbum da quest'opera (p. 143).
Ora, nel 1921 apparve per la prima volta un opuscolo anonimo, dal titolo Mémoire
sur la Sapinière (nomignolo dato al SP), nel quale, al numero
V, si leggeva: Les dénoncés. Alla fine dei Memoriale
si dava il cifrario del SP, Questo memoriale anonimo è compilato
sulle famose «lettere di Gand», cioè sulla corrispondenza
sequestrata nel 1914, durante la dominazione tedesca nel Belgio, nella casa dell'avvocato
Jonckx, direttore, come abbiamo detto, della Correspondance Catholique e membro
del SP. Il memoriale citato col cifrario furono ripubblicati poi dalla
rivista Le Mouvement (molto avversa ad ogni specie di integralismo), nel suo
fascicolo di marzo-maggio 1923.
La stessa rivista riprodusse (1923, maggio-giugno) alcuni estratti dal giornale olandese
Te Tijd sopra il SP, sempre in base alle rivelazioni delle lettere
di Gand, e nel 1924, dal febbraio al dicembre, pubblicò una parte di quella
corrispondenza sequestrata. Finalmente, il solo Mémoire, anonimo,
fu ripubblicato da Nic. FONTAINE, una prima volta nella rivista Année politique
française et étrangère (1928, fasc. I) e una seconda volta
niel suo volume già citato Saint-Siege, «Action française»,
et «Catholiqnes integraux», Parigi 1928, con ulteriori note (per
es. egli vi dà anche per conto suo, una decifrazione di due lettere del Benigni).
Questa opera del Fontaine fa parte della Collezione: Collection des Réformes
politiques ct sociales, diretta da B. Lavergne. Tutte queste varie pubblicazioni
hanno creato delle confusioni nell'uso pratico che ne è stato fatto da autori
più recenti, i quali, per dirlo subito, nelle loro notizie ed affermazioni
circa il SP dipendono tutti dal detto Mémoire. E da qui
anche Sua Em.za il Cardinal Gasparri trascrisse il famoso «elenco dei denunziati».
È vero che l'accusa rivolta al SP e a Mons. Benigni, per un'attività
di denunzia rimonta già agli ultimi anni di Pio X. Ma l'elenco incomincia
a figurare dal 1921. Esso contiene una lista di personaggi, la quale, per vari indizi,
tradisce la compilazione fatta a posteriori, sulla base, come si può
supporre, di fogli o di lettere del SP dove occorrono vari nomi, senza peraltro
poter dire se la compilazione sia stata fedele.
Ora dobbiamo considerare subito alcune cose:
1. Il SP, così come la Corrispondenza, non ebbe
lo scopo statutario di denunziare, ma di informare; non si possono
dare però informazioni concrete, senza nominare anche spesso le persone che
dissero, che scrissero, che agirono in questo o in quel senso. Infatti, i fogli del
SP portano una grande quantità di fatti e di dati concreti, necessariamente
coi relativi nomi degli attori. Come si poteva fare altrimenti?
2. Le informazioni del SP, è necessario ripeterlo, non furono
né ufficiali, né ufficiose, e molto meno esclusive (ed è questa
una osservazione capitale).
3. Spesso queste informazioni furono più rapide delle informazioni d'ufficio
(Nunziature, Vescovi, ecc.), e potevano essere anche più ampie ed estese,
comprendendo stampa, riviste, libri, congressi, convegni, circoli, discorsi, insomma
tutte le più svariate manifestazioni della vita religiosa, politica, sociale,
culturale dell'epoca; vero specchio del tempo e quindi un utilissimo supplemento
all'apparato degli uffici e dei rapporti ufficiali.
4. Necessariamente questo servizio d'informazioni poteva apparire, veduto da un lato,
come una continua denunzia o accusa, poiché sovrabbondano le notizie meno
buone, cioè le informazioni sui movimenti più o meno contrari alle
direttive della Santa Sede. Da qui, per gli avversari e per tutti coloro che si credettero
scoperti, o ebbero la coscienza non del tutto serena, e sopratutto per i modernisti,
i cattolici liberali, democratici e progressisti, le accuse di spionaggio, di vigilanza,
di denunzie, e l'odio per Mons. Benigni e il SP.
5. Se fu poi d'uopo procedere contro l'uno o l'altro personaggio (la deposizione
di qualche vescovo in Francia, come casi più estremi) ciò non si fece
in base alle informazioni del SP, ma bensì per via regolare,
attraverso i Dicasteri competenti che ebbero ben altri mezzi di indagine e di giudizio.
Con ciò nessuno vorrà negare che alle volte, da parte di qualche corrispondente
particolare, ci sia stata la tendenza o l'intenzione di denunziare, nel senso cattivo
della parola, come ci poterono essere, e ci furono degli errori. Ma ciò non
consente di dire che il SP, come tale e per costituzione, fosse un
servizio di denunzia; era soltanto un servizio di informazioni, che è cosa
ben diversa.
7) Finanziamento. - La vasta corrispondenza del SP
e i servizi di segreteria richiesero naturalmente delle spese. La Corrispondenza
invece e l'Agenzia Internazionale Roma sussistettero da sé,
coprendo le spese con gli abbonamenti. I membri del SP, in forza dello
Statuto (vedi Doc. 16, n. IV; Doc. 20 b, n. 6) erano obbligati a contribuire alle
spese della centrale, cosa naturale in ogni associazione. Il Benigni (vedi Doc. 27,
n. 12) ebbe alle volte anche offerte particolari da qualche amico o membro del SP.
Lo stesso Pio X fece avere a Mons. Benigni, ogni anno, mille lire per le spese
del SP, e ordinariamente come egli racconta, in occasione di una udienza
concessa allo stesso Benigni (vedi Doc. 27, n. 12). Ora da questo passo veniamo anche
a sapere che Mons. Benigni si contentò di una udienza per anno, e una volta,
non potendola avere, Pio X gli fece dare le solite mille lire per mezzo di Mons.
Bressan. Di questo modesto aiuto si volle fare a Pio X un capo di accusa e di complicità
con le asserite malvagità del SP e di Mons. Benigni.
Per conoscere lo spirito col quale certi avversari di Mons. Benigni scrissero contro
di lui, basta ricordare questo episodio. Dalle lettere di Gand risulta (se tutto
è autentico) che una volta i Trappisti di Watton offrirono a Mons. Benigni
1000 franchi (non sappiamo se per il SP o per altri scopi); egli allora scrisse
a Jonckx: «Quelle misère, au moment où j'aurais bésoin
de millions»; Le Mouvement accompagna questa frase con le parole: «così
scrisse il Pio Giuda».
Anche lo SCHMIDLIN (l. c., p. 168), seguendo generosamente tutte le
pubblicazioni ostili al SP e a Mons. Benigni, accenna a guadagni lucrativi ottenuti
dal Benigni per mezzo dell'Agenzia e della Corrispondenza.
Ma qui c'interessa solamente il SP e Pio X. Il fatto che Pio X concesse al
SP tre volte un qualche segno di benevolenza con i tre noti autografi, e che
lo sovvenzionò con mille lire annue, per chi conosce Pio X e la sua mai smentita
rettitudine, è indizio assolutamente sicuro che il Papa vide nel SP una
istituzione buona; e aveva ragione di pensar così perché gli Statuti
e il Programma tali erano.
8) Amici e fautori. - Il SP aveva anche amici
e fautori. È un fatto facilmente controllabile e che dev'essere preso in considerazione
oggettiva.
È vero che è lo stesso Mons. Benigni che indica al Cardinal Sbarretti
(Doc. 27, n. 9) i nomi dei suoi amici e fautori del suo SP; ma le persone
da lui citate erano allora per la maggior parte in vita e potevano essere interrogate.
Non c'è quindi alcun motivo ragionevole di dubitare della verità delle
sue indicazioni. Anche P. Saubat afferma apertamente che il SP incontrò
favore ed interesse.
Fra i Cardinali che ebbero stima del SP e di cui si servirono bisogna ricordare
Vives y Tuto (Card. 1899, + 1913), Prefetto della Congregazione dei Religiosi (dal
1908); De Lai (Card. 1907, Prefetto della S. Congregazione Concistoriale, + 1928);
Boggiani (Assessore della Concistoriale 1914, Card. 1916, Arcivescovo di Genova 1919-21,
+ 1942); Gotti (Card. 1895, Prefetto di Propaganda, + 1916); van Rossum (Card. 1911,
dal 1918 Prefetto di Propaganda, + 1932; e fra i Cardinali esteri in modo particolare
l'Arcivescovo di Lione, Sevin (Vesc. di Châlon 1908, Arciv. di Lione 1912,
Card. 1914, + 1916), una insigne figura dell'episcopato francese. Egli aveva creata
un'opera Pro Ecelesia et Pontifice e pensò seriamente di fonderla col
SP, ciò che peraltro non fu possibile.
Fra gli alti prelati si possono nominare: Mons. Sabadel, cappuccino (P. Pio da Langogne),
dal 1880 a Roma, Consultore di molte Congregazioni romane, uomo dottissimo, dal 1911
Arciv. tit. di Corinto, consacrato dallo stesso Pio X, che lo voleva creare Cardinale,
come si assicura, dopo la morte dell'Emo Vives, cosa impedita dallo stato di salute
del Sabadel che morì il 4 maggio 1914. La benevolenza di un personaggio quale
fu Mons. Sabadel, non è mia piccola cosa per il SP. - Mons.
Caron, protagonista dei celebre «caso» che da lui prendeva nome, dopo
la sua elevazione alla cattedra di Genova (1912), vissuto a Roma, Arcivescovo di
Calcedonia, + 1914. - Mons. Giibert, Vescovo di Le Mans (1894), dimissionario nel
1898; visse poi a Roma, Arcivescovo di Arsinoë, dal 1909 Consultore della Concistoriale
ecc. (+ 1914); questo prelato conosceva le cose di Francia e l'atteggiamento di Mons.
Benigni e fu sostenitore del SP. - Mons. Volpi, il noto piissimo Vescovo
di Arezzo (1904-1919); Monsignor Monastès, Vesc. di Digione (1911-1915).
Gli stessi membri poi del SP, e i corrispondenti di Mons. Benigni certamente
non vi avrebbero aderito o collaborato se avessero avuto dei dubbi sulle qualità
morali dell'opera stessa cui si dedicarono.
9) Avversari e accuse. - Le opere e le persone migliori
spesso incontrano ostilità e incomprensione, non solo da parte dei cattivi,
ma talvolta anche da parte dei buoni.
Applicando questo criterio al SP e in genere alle organizzazioni di Mons.
Benigni ne risulterebbe che esse sarebbero state opere ottime, poiché di avversari,
di ostilità e contrarietà ne ebbero di ogni sorta.
Bisogna solo vedere, di quale genere fossero gli avversari e di quale tenore le accuse.
Durante questa esposizione avemmo più volte l'occasione di accennare agli
uni e alle altre, e anche di prospettare soluzioni e spiegazioni oggettive.
Ma siccome gli avversari sono molti e fra essi anche persone ragguardevolissime (Card.
Gasparri, per esempio), e le accuse sono gravi e non si cessa dal ripeterle, giova
intrattenersi ancora una volta su questo argomento, che ha i suoi riflessi anche
sui giudizi circa l'atteggiamento del Servo di Dio verso il SP. Lo
SCHMIDLIN, che purtroppo, fino ad oggi, è quasi l'unico storico che abbia
scritto ex-professo e con pretesa scientifica sul Pontificato di Pio X, non si fa
scrupolo di condannare, con parole severe e penose, la politica religiosa del Servo
di Dio, e sopratutto il fatto, per lui certo, che negli ultimi anni permise e favorì
l'esistenza e l'influsso «nefasto» di un «supergoverno» nella
Chiesa, vale a dire un regime che faceva capo ad alcuni cardinali e che si serviva
della terribile «carboneria nera» del SP di Mons. Benigni (SCHMIDLIN,
1. c., 82, 162-169, 176).
È necessario fare subito un'osservazione che cioè lo SCHMIDLIN, per
un falso istoricismo, costruisce meccanicamente, fra i vari Pontificati, un susseguirsi
di Papi più moderni e di Papi più conservatori; Pio X, per lui, è
di quest'ultima categoria. D'altra parte, in mancanza di documenti autentici, in
massima parte ancora chiusi negli archivi, egli si serve di innumerevoli pubblicazioni,
senza fare una critica severa delle fonti. Accadde così che proprio per Pio
X, egli raccolse una enorme quantità di informazioni anche ostili all'intrepido
debellatore del Modernismo e le adoperò senza discernimento.
L'attività poi di Pio X per arginare in ogni campo l'irruzione violenta dello
spirito puramente progressivo, liberale e mondano, non è affatto compresa
dallo SCHMIDLIN, il quale peraltro, si deve dire, riconosce in Pio X la vita personale
santa e i molti meriti per la Chiesa.
Ora, un sommario, per così dire, delle lagnanze e delle accuse
mosse contro l'asserito sistema di Pio X, e il «potere occulto» che terrorizzò
la Chiesa e perfino Vescovi e Cardinali, l'abbiamo nel celebre Memoriale di Mons.
Mignot composto e inviato, subito dopo la morte di Pio X, il 14 ottobre 1914, al
Cardinal Ferrata, Segretario di Stato di Benedetto XV, il quale però era già
morto il 10 ottobre. Chi vorrà conoscere tutto il testo, lo troverà
nel Le Mouvement (1924, V, 69 ss.), e, con introduzione e note tutt'altro
che benevole, presso FONTAINE, Saint-Siège, ecc. p. 121-137. Lo SCHMIDLIN
se ne servì ampiamente. Per noi basta sorvolare il testo.
Fra molte altre cose, si lagna che emissari o agenti senza mandato (leggi Benigni,
Corrispondenza e SP) esercitarono un indebito influsso nella
politica francese: «Il nous a donc été pénible, ces dernières
années surtout, de voir non seulement nos hommes d'Etat les plus modérés
et les mieux disposés, mais la grande majorité des catholiques français,
frappée de suspicion et tenue à l'écart, par des gens sans mandat»
(FoNTAINE, l. c., 122); si scaglia contro i giornali «integralisti»
i quali «ont exercé dans le monde catholique européen une tyrannie»
(ibid., l. c., 124); attacca direttamente Mons. Benigni: «Un
monseigneur dont les vastes ambitions auraient frustrées sous le Pontificat
de Léon XIII, prenait sa revanche, en maltraitant tous ceux qui, soumis de
coeur et d'esprit au Siège Apostolique, mais mêlés directement
à l'action et à ses difficultés, essayaient d'adapter les principes
éternels aux exigences des réalités» (ibid., 1. c.,
124); lo chiama: «Mgr Benigni, grand ouvrier de cette entreprise de démoralisation»
(ibid., l. c., 124); lo accusa di aver cercato di «"truster"
la presse catholique par la Correspondance de Rome» (ibid., l.
c., 124) ; stigmatizza, riassumendo, l'opera della stampa «integrale»,
asserendo che «a été, dans son ensemble, une oeuvre néfaste,
parce que oeuvre de division réalisée par la médisance, par
la calomnie, par un oubli total des règles élémentaires de la
charité chrétienne et des égards dus aux catholiques méritants,
aussi bien qu'à l'autorité épiscopale» (ibid.,
l. c., 125).
Quanto agli scrittori «integralisti» dice che «la plupart de ces
condottieri de la plume, enrégimentés par Mgr B., étaient gens
peu recommandable» (ibid., l. c., 125); e viene al grosso delle
accuse parlando del: «pouvoir irresponsable et occulte, installé dans
l'Eglise à côté de la hiérarchie légitime, en la
supplantant parfois» (ibid., l. c., 126); del «système
d'espiorinage », con particolare riferimento a Mons. Lacroix, Vescovo
di Tarantaise, obbligato dalla Santa Sede a dimettersi (1907), e ciò, secondo
il Mignot, a causa di «dénonciations sécrètes et anonymes»
(ibid., l. c., 126).
Continua affermando che tale sistema funzionava a Parigi (contro il Cardinal Amette),
a Milano (contro il Cardinal Ferrari), a Vienna (contro il Cardinal Piffl), a Friburgo,
Svizzera ecc., e concelude: «Les pratiques du pouvoir occulte dans l'Eglise
avaient «abouti, en beaucoup de diocèses, à affaiblir l'autorité
des évêques. De toutes les parts commençaient à s'élever
des protestations contre une situation intolérable autant qu'anormale)0 +(ibid.,
l. c., 127).
Per inquadrare questo Memoriale nel suo giusto posto, bisogna tener presente
che Mons. Mignot fu abbastanza largo verso il Modernismo in Francia. Per convincersene,
se ve ne fosse bisogno, si leggano i riferimenti a Mons. Mignot nel Loisy (l.
c., indice generale, p. 583-584). Detto Memoriale è il riassunto,
e la requisitoria ufficiale, si direbbe, da parte modernista, contro Pio X e la sua
azione contro questa peste perniciosa.
Dopo tutto ciò, e dopo le varie esposizioni fatte nei punti precedenti, non
è difficile orientarsi verso delle conclusioni:
1) Tutti gli avversari, di tutti i colori, delle direttive di Pio X, nel campo della
politica ecclesiastica, della dottrina, della politica sociale, della cultura, sono
anche nemici, accusatori e avversari di quanti diffusero, seguirono, accettarono
e difesero le dette direttive. Fra questi i più attivi furono il SP,
la Correspondance, o, in fondo, Mons. Benigni.
2) Dell'accusa di spionaggio o denunzia, si è parlato sopra; informare non
è lo stesso che denunziare; i cattivi odiano sempre chi osa contrariarli o
scoprirli.
3) Parlare di un sistema di terrore, di intimidazione dei Vescovi, di un «sopragoverno»
sopra la Gerarchia, che elimina il governo regolare, ordinario della Curia Romana,
è cosa semplicemente assurda. E, nel fatto concreto, il caso Ferrari, illustrato
ampiamente nel capitolo II, è tipico per la falsità delle accuse e
delle insinuazioni di questo genere. Tutti gli archivi della Curia Romana, incominciando
da quello della Concistoriale, che usiamo in questo studio, sono pieni di lettere,
informazioni, domande, istruzioni, che non hanno e non possono avere nulla a che
fare con il SP, con Benigni, con la Corrispondenza, con
il «potere occulto» che mai esistette.
Insomma, tutta questa letteratura di accuse generali al governo di Pio X, di cui
il Memoriale di Mons. Mignot è l'espressione tipica più divulgata,
e dal quale purtroppo dipendono molti storici, con a capo lo Schmidlin, che è
usato da tutti tranquillamente, deve essere riveduta a fondo e controllata: e le
conclusioni sono tutt'altro che sfavorevoli al governo di Pio X.
All'opposto, è da deplorare che nessuno fino ad oggi abbia fatto uno studio
serio e documentato dell'attività di coloro che seguirono le direttive di
Pio X, tra i quali Mons. Benigni, con tutti i suoi difetti personali e con tutte
le sue intemperanze, occuperebbe un posto di onore.
4 - Riassunto e giudizio complessivo circa il SP
Dopo le precedenti esposizioni, richieste dalla vastità dell'argomento, sarà
facile pervenire ad alcune conclusioni e ad un giudizio complessivo sul SP.
1) Bisogna distinguere nettamente fra SP come tale, e la Corrispondenza
romana, e le altre attività di Mons. Benigni, specialmente quelle
da lui esercitate dopo lo scioglimento del SP (1921), e che esorbitano completamente
da questo studio.
2) La Corrispondenza romana non è un'opera del SP; lo
precede per origine, lo eccede per ambito, collaborandovi non solo membri del SP,
ma altre persone estranee.
3) La cosidetta stampa «integralista», solo in modestissima parte ha
un diretto contatto col SP, inquantoché l'uno o l'altro direttore
o redattore fu anche membro del SP.
4) Il SP, per idea primitiva di Mons. Benigni, sarebbe dovuto essere
una organizzazione internazionale, formante un vero «istituto secolare»,
alle dipendenze della Santa Sede, con la centrale a Roma e gruppi aggregati fuori
di Roma.
5) Lo scopo era di fiancheggiare energicamente l'opera di Pio X, non solo contro
il Modernismo in senso stretto, ma contro ogni sua manifestazione in tutti i settori
della vita cattolica.
6) Ciò doveva operarsi: a) attraverso la vita personale dei membri
in stretta conformità alle norme della Chiesa (cattolicismo «integrale»);
b) attraverso una continua informazione della centrale su tutti i movimenti
del Modernismo, in senso larghissimo, in tutto il mondo.
7) Per proteggere i membri dall'odio degli avversari (spesso entro lo stesso campo
cattolico: liberali, democratici, modernizzanti), e per garantire un'efficace penetrazione,
fu creduto indispensabile un certo segreto verso tutti gli estranei, ma mai verso
la centrale, e, per mezzo di essa, verso la suprema autorità ecclesiastica.
8) In questa forma ideale il SP non si poté mai realizzare; la sua
diffusione e attività rimasero sempre limitate, mentre la Corrispondenza
ebbe larga eco e produsse anche forti reazioni, che ricaddero in parte sul SP,
confuso senz'altro con essa.
9) Lo stesso vale per altre attività di Mons. Benigni (Agenzie di informazioni),
le quali, per sé e direttamente non si identificano col SP.
10) Il SP ebbe da Pio X autografi di lode e un modesto contributo finanziario,
poi anche un'approvazione generica quanto alla idea generale, mai però la
formale e definitiva approvazione.
11) Le accuse e rimostranze, mosse contro Mons. Benigni, la sua Corrispondenza
e l'influsso degli «integralisti» e della loro stampa ai tempo di
Pio X e dopo, sono in sostanza esagerate e false, e toccano solo in minima parte
il SP.
12) Il SP, in sé considerato, sarebbe stato un organo importante
per servire la Chiesa, nel senso delle direttive di Papa Pio X; forse era concepito
troppo idealmente per essere realizzato senza difetti, causati dagli uomini con le
loro deficienze, e non dallo Statuto o dal Programma.
5 - Pio X e il "Sodalitium Pianum"
Ridotta la questione del SP alle sue giuste proporzioni, isolandola dalle
varie interferenze con le altre attività di Mons. Benigni per la sua lotta
contro il Modernismo, è facile constatare e concludere che nessun addebito
può farsi a Pio X a causa dello stesso SP.
Pio X era favorevole - e lo doveva essere - ad un'impresa, che nel suo Statuto e
Programma, si presentava utile al conseguimento degli stessi scopi principali del
suo Pontificato.
Tutte le enormi accuse di organismo di spionaggio, di sorveglianza della Gerarchia,
di un «potere occulto», eccedono immensamente il raggio effettivo di
azione del SP, e sono false ed esagerate anche in riguardo a
Mons. Benigni, la sua Corrispondenza e le sue altre imprese collaterali.
Dopo questa lunga esposizione generale, veniamo finalmente ai documenti.
Autografo di Pio X in
favore del «Sodalitium Pianum», 5 luglio 1911.
Questo autografo è il primo documento che abbiamo in favore del SP di
Mons. Benigni. Esso suppone naturalmente un certo sviluppo dell'istituto e lo si
dice: «ut bene inceptum opnis pergqnt»,; Io si caratterizza
come unì «certamen fidei » contro i molteplici errori del Modernismo
e le sue astuzie, e si impartisce ai membri l'Apostolica Benedizione.
Certo, per Mons. Benigni e i suoi collaboratori, questo autografo doveva giungere
come testimonianza apprezzatissima del sovrano beneplacito; è certo, inoltre,
clic il Papa doveva essere stato informato, almeno in forma generica, sull'esistenza,
sullo scopo e anche sull'attività specifica di questa istituzione che, come
si può supporre, doveva anche aver potuto offrire qualche saggio concreto
della sua utilità, come abbiamo già detto sopra nell'introduzione generale
a questo capitolo.
D'altra parte però è anche certo, che questo autografo pontificio,
per quanto benevolo, non era e non voleva essere mina approvazione formale e canonica
dell'istituto.
Dilectos filios socios Sodalitii Piani in Domino exhortamur ut bene inceptum opus
pergant, certantes bonuni certaipen fidei, praesertim contra multiformis modernismi
errores et versutias; eisdem fausta quaeque a Domino adprecantes, Apostolicam Benedictionem
peramanter impertimus.
Ex Aedibus Vaticanis, die 5 iulii 1911.
Pius PP. X.
Secondo autografo di
Pio X in favore dei «Sodalitium Pianum », 8 luglio 1912.
Alla distanza di un anno Mons. Benigni ottenne da Pio X un secondo autografo,
che però quanto al contenuto rimane nei limiti del primo: è
un nuovo attestato di compiacimento del Papa per l'opera «benemerita»
e nulla più.
Che il SP meritasse un elogio del Papa, è fuori dubbio, come abbiamo
esposto nell'introduzione. Siamo nel periodo più prospero e più felice
del SP.
Dilectos filios socios Sodalitii Piani de re catholica optime meritos in Domino exhortamur
ut bonum certamen certare pergant pro Dei Ecclesia Sanctaque Sede contra internos
externosque hostes; atque eisdem fausta quaeque et salutaria quemadmodum eorundem
Instituto a Domino adprecantes, Apostolicam Benedictionem peramanter irnpertimus.
Die 8 iulii 1912.
Pius Pp. X.
Lettera di Mons. Benigni
al Card. De Lai intorno all'approvazione canonica del «Sodalitium Pianum»,
19 dic. 1912
I biglietti di Pio X del 1911 e del 1912 in favore del SP non avevano affatto
il significato di un'approvazione canonica del sodalizio stesso.
Esso e tutta la sua attività, compresa quella delle varie organizzazioni collaterali
(le varie Corrispondenze, i circoli ecc.) era un'opera privata. Si
può ben capire quanto stesse a cuore, al Benigni e ai suoi amici, di arrivare
ad una vera e formale approvazione ecclesiastica, anche per meglio salvaguardare
l'opera stessa, di fronte alle crescenti reazioni e diffidenze. Di qui i tentativi,
continuati per anni, di cui il primo documento è la seguente lettera. Si vede
anche che la difficoltà specifica era la questione del segreto,
considerato indispensabile in una certa misura per un lavoro indisturbato, ma
che poteva avere i suoi inconvenienti e malintesi. Ed era appunto il carattere «segreto»
del SP che offriva motivo ed occasione agli attacchi che s'erano già
iniziati contro di esso, e che continuarono ad essere m'ossi anche dopo fino
ad oggi.
Roma, 19 dicembre 1912.
Eminenza Reverendissima,
Porgo a Vostra Eminenza Reverendissima le più sentite grazie per la Sua benevole
lettera; e mi farò un grato dovere di venire sabato sera 21 a prendere i Suoi
ordini per tutti i cambiamenti che Ella vorrà indicare.
Si è parlato di «discrezione», bona fide, come necessità
pratica per non indicare i membri al fuoco e alle armi corte di numerosissimi e potentissimi
avversari. Tale «discrezione» esiste in qualche modo nelle Congregazioni
religiose? Potrà almeno imporsi la discrezione e magari il segreto ai superiori
delle CSP (circoli di S. Pietro), come lo hanno i superiori religiosi, cioè
(ben inteso) discrezione o segreto verso i terzi e giammai verso i legittimi Superiori
Ecclesiastici?
Sabato sera domanderò a Vostra Eminenza Reverendissima i Suoi ordini e consigli
in proposito. Supplico la Sua bontà di voler far sì che la cosa sia
subito sistemata secondo la Sua volontà ed intenzione, affinché la
modestissima ma volenterosissima cosa possa stare tranquilla nell'adempimento de'
suoi doveri e darsi così intieramente al suo compito.
Prostrato al bacio della Sacra Porpora con la più profonda e riconoscente
venerazione ho l'onore di confermarmi
di Vostra Eminenza Reverendissima
umilissimo devotissimo obbligatissimo servo
Umberto Benigni
Lettera di Mons. Benigni
al Card. De Lai circa l'approvazione canonica del «Sodalitium Pianum»,
28 dic. 1912.
Questa lettera è di grande importanza. In essa Mons. Benigni, a complemento
e conferma di precedenti colloqui e relazioni, fatte al Card. De Lai circa l'organizzazione
e il funzionamento del SP, riassume tutto programmaticamente.
Riservatissima
Roma, 28 dicembre 1912.
Eminenza Reverendissima,
EccoLe in doppia copia la Regola (Statuti e Programma) che sottopongo come d'intesa,
a Vostra Eminenza Reverendissima per la regolare approvazione. Una copia è
perché resti in mano a V. E. R., l'altra è perché Ella si degni
rinviarmela, se Le piace, con in calce l'approvazione di V. E. R. Così avremo
la copia autentica con l'autentica approvazione.
Il n. 1 è lo Statuto delle Conferenze di S. Pietro, tale e quale è
conosciuto da V. E. R. Il n. 2 è il Programma tale e quale; vi ho aggiunto
in fondo un Notabene che son sicuro non sgradirà a
V. E. R., giacché è una precisione a scanso di equivoci degli avversari
o dei pusilli. Il n. 3 è, in forma di minimo Statuto del Sodalitium Pianum,
quanto si contiene nel foglietto di adesione che ha già V. E. R., combinato
con lo Statuto n. 1. Confido che anche esso non sgradirà a V. E. R.; per questo
ho preferito mandarglielo così, per non annoiarLa una volta di più.
Naturalmente, se pur una parola non piacesse a V. E. R., La prego di voler rimandarmi
l'incarto con le rispettive indicazioni, e la parola sarà cambiata.
Non mi resta che precisare in poche righe quanto già ebbi l'onore di dire
a V. E. R.
Il Sodalitium Pianum è una colleganza amichevole di vari gruppi di
cattolici integrali. Se esiste già un gruppo omogeneo al nostro statuto e
programma, lo accettiamo nella colleganza; inoltre noi stessi fondiamo dei gruppi
a organismo minimo (Conferenze di S. Pietro) aperte ai cattolici integrali di condotta
e volontà. Sicché tra i gruppi che adottiamo e quelli che fondiamo,
possiamo avere una buona rete con parecchie maglie attraverso il mondo.
La rete aperta è l'anzidetta colleganza in cui la Dieta centrale funge
da recapito di fraterne comunicazioni fra i vari gruppi collegati, allo scopo di
reciproche informazioni, consigli, appoggi, ecc., tutti tendenti all'interesse della
Causa cattolica integrale. Così la rete aperta ha già la sua piena
ragione d'essere, e merita, se non erro, la materna benevolenza della Santa Sede.
La rete chiusa è composta dalla stessa Dieta centrale del Sodatitium
Pianum e dai rappresentanti locali della Dieta, scelti da questi
fra i membri più idonei dei vari gruppi collegati. Questi rappresentanti compiono
con la Dieta il servizio riservato che V. E. R. sa. Tale servizio sarà
sistemato dal «Regolamento interno della Dieta», previsto dallo Statuto
di questa, e che naturalmente sottometterò (appena la Regola qui annessa sarà,
come spero, approvata), prima in progetto e poi in forma definitiva, all'approvazione
di V. E. R.
Ugualmente, i nomi dei componenti la Dieta centrale saranno altresì notificati
a V. E. R., perché siano conosciuti da Essa anche per assicurare la continuità
dell'Opera in qualunque caso (morte del Direttore Generale pro tempore ecc.).
Nella filiale fiducia dell'approvazione, mi prostro al bacio della S. Porpora, e
rinnovandoLe i migliori auguri per il nuovo anno, Le offro i più devoti omaggi
anche da parte dell'Opera, con i sensi della più viva riconoscenza.
di Vostra Eminenza Reverendissima
Umilissimo devotissimo obbligatissimo servo
Umberto Benigni
Lettera di Mons. Benigni
ai Card. De Lai per preparare l'approvazione canonica del «Sodalitium Pianum»,
21 genn. 1913.
L'inizio dell'anno 1913 non era felice per la Correspondence de Rome di Mons.
Benigni; a causa di varie difficoltà, che non conosciamo bene, egli dovette
sospenderne la pubblicazione. Urgeva quindi al Benigni e ai suoi collaboratori arrivare
presto atia tanto desiderata approvazione formale del SP.
Roma, 21 gennaio 1913.
Eminenza Reverendissima,
Le sono oltremodo riconoscente per la Sua lettera così benevola. inutile aggiungere
che si faranno tutte le modificazioni che Vostra Eminenza Reverendissima giudicherà
opportune. Essendo in verità sommamente utile che la sospirata approvazione
venga possibilmente non ritardata, per rincuorare i Sodales depressi da tanti...
incidenti, e per sistemare l'opera a principio d'anno, oso sperare che Vostra Eminenza
Reverendissima avrà la bontà di ricevermi domani sera (mercoledì)
o dopodomani sera (giovedì), affinché Vostra Eminenza Reverendissima
possa, se Le piacerà, riferirne al Santo Padre alla prossima Udienza.
Per incomodarLa il meno possibile, prego Vostra Eminenza Reverendissima, che si degni
restare intesa così: se Ella non mi farà telefonare, verrò domani
sera (mercoledì); se mi farà telefonare, verrò secondo l'indicazione.
Basterà, in tale caso, telefonare (1608) così: « Dite a Mgre.
che vada alla stazione giovedì sera» senz'altro.
Rinnovando le più vive grazie ed umili sensi, mi prostro al bacio della Sacra
Porpora, e con profondo ossequio godo ripetermi
di Vostra Eminenza Reverendissima
Umilissimo devotissimo obbligatissimo servo
Umberto Benigni
Lettera di Mons. Benigni
al Card. De Lai, con accluso «specimen» dei cambiamenti introdotti negli
statuti e nel programma del «Sodalitium Pianum», 23 genn. 1913.
Continuò viva fra Benigni e il Card. De Lai la discussione sul testo del programma
e degli statuti del SP da sottoporsi al Santo Padre per una formale approvazione.
Una difficoltà per il Cardinale, come risulta dall'esame dei fogli aggiunti,
era questa: il SP si serviva di una estesa rete di piccoli circoli o gruppi
(detti Conferenze di S. Pietro), dai quali provenivano le relazioni e informazioni;
ora non sembrò conveniente includere questi gruppi, difficili a controllarsi,
nell'approvazione generale dell'opera. Ad ovviare alla difficoltà, Benigni
propose degli adattamenti al testo primitivo per regolare la loro aggregazione e
dipendenza dal SP.
a) Lettera di Mons. Benigni
Roma, 23 gennaio 1913.
Eminenza Reverendissima,
Ecco, in doppia copia, il foglio che Vostra Eminenza Reverendissima ebbe la bontà
di domandarmi iersera. Redigendo questo breve esposto, mi ha parso ch'esso possa
veramente dare un assetto conveniente alla cosa.
Se Vostra Eminenza Reverendissima si degnerà domandare, e Sua Santità
concedere la grazia dell'approvazione su questa base, mi affretterò a sottometterLe
due fogli definitivi: uno con lo statuto (corretto come nei foglio qui annesso),
e il Programma del Sodalitium Pianum per l'approvazione di questo, ed uno
con la domanda della facoltà per le Conferenze di S .Pietro insieme al loro
Statuto (ugualmente corretto). Così, se a Vostra Eminenza Reverendissima piacerà,
in calce al primo potrà esser posto il rescritto d'approvazione del Sodalitium
Pianum, e in calce del secondo il permesso per le Conferenze di S. Pietro.
RinnovandoLe i più sentiti ringraziamenti, mi prostro al bacio della Sacra
Porpora, e con la più devota venerazione ho l'onore di ripetermi
di Vostra Eminenza Reverendissima
Umilissimo devotissimo obbligatissimo servo
Umberto Benigni
b) «Specimen» dei cambiamenti proposti, allegato alla lettera precedente.
SODALITIUM PIANUM E CONFERENZE DI SAN PIETRO
Si domandano umilmente due grazie distinte:
I) L'approvazione del Sodalitium Pianum (Statuto e Programma già presentati)
come centro d'intesa e di azione fra vari gruppi cattolici integrali.
Si propone la modificazione seguente al 1° articolo dello Statuto del Sodalitium
Pianum:
[Si eliminano le «Conferenze di S. Pietro» come elementi approvati
anch'essi dalla Santa Sede].
Con questa modificazione le Conferenze di S.Pietro non figurano come gruppi necessari
od almeno primarii del Sodalitium Pianum.
Del resto, il Sodalitium Pianum è obbligato di comunicare alla S. Congregazione
Concistoriale: a) i nomi dei membri della Dieta del Sodalitium Pianum,
b) i nomi di tutti i Gruppi appartenenti al Sodalitium Pianum. In
tal modo la Santa Sede conosce direttamente il Centro (Dieta) del Sodalitium
Pianum et i membri (Gruppi) di questo, potendo così prendere a
riguardo degli uni e degli altri qualunque misura credesse opportuna.
II) La facoltà al Sodalitium Pianum, approvato come sopra, di organizzare
ed aggregare gruppi privati di sua fiducia, col nome di «Conferenze di S. Pietro».
Tale facoltà si domanda con la condizione: a) che le dette Conferenze
siano regolate dal loro Statuto, già presentato;
b) che siano collegate e soggette al Sodalitium Pianum;
c) che questo comunichi alla S. Congregazione Concistoriale l'indicazione
di ciascuna Conferenza da esso organizzata e aggregata.
Si propone perciò la sostituzione seguente del X ed ultimo articolo dello
Statuto presentato per le Conferenze di S. Pietro.
[Viene meglio spiegata la dipendenza delle Conferenze di S. Pietro dalla centrale
romana].
Si prega ossequentemente di voler notare che in tal guisa la S. Sede non approva
le Conferenze di S. Pietro come una istituzione; soltanto autorizza il Sodalitium
Pianum di costituirle ed aggregarle con le debite cautele.
Così le Conferenze di S. Pietro provvederebbero al bisogno pratico (bisogno
che l'esperienza ha già mostrato al Sodalitium Pianum) di avere
dei gruppi fedeli ed attivi, i quali, da una parte, non siano obbligati - perché
privati - di dichiararsi all'Ordinario locale (purtroppo, qualche volta, ostile
all'azione cattolica papale o per pregiudizio liberale o per insufficiente intelligenza
della situazione), e che, dall'altra parte siano conosciuti e sorvegliati - almeno
attraverso il Sodalitium Pianum - dalla S. Sede.
Lettera di Mons. Benigni
al Card. De Lai in cui si espone l'idea fondamentale del «Sodalitium Pianum»
come «istituto secolare» sottoposto alla Santa Sede, 29 genn. 1913.
Lettera di fondamentale importanza per valutare l'idea che Monsignor Benigni si era
andato formando circa la natura e l'indole del SP, il quale, secondo
lui, doveva divenire un «istituto secolare» sottoposto alla Sacra
Congregazione Concistoriale, in analogia degli istituti religiosi, sottoposti
alla S. Congregazione dei Religiosi; idea grandiosa, ma che difficilmente poteva
prendere consistenza, come fu di fatto.
Riservata
Roma, 29 gennaio 1913.
Eminenza Reverendissima,
La prego gradire i miei più distinti ringraziamenti per il Suo benevolo biglietto
e per la Sua squisita bontà verso la modesta opera sottomessaLe.
Spero che il Santo Padre si degnerà di autorizzare Vostra Eminenza Reverendissima,
nella prossima Udienza, per l'approvazione. Oso pregarLa di permettermi di venire
a incomodarLa sabato sera, 1° febbraio, anche perché domenica, lunedì
e martedì sera, qui al Corso, siamo assediati dalla baraonda carnevalesca.
Come già ebbi l'onore di dirLe, sarebbe veramente provvidenziale che l'approvazione
sovrana venisse quanto prima.
E giacché si è in tempo, voglia l'Eminenza Vostra Reverendissima perdonarmi
se aggiungo qualcosa in vista di quanto sopra.
Il Sodalitium Pianum, come Intesa amichevole di Gruppi integralmente
cattolici in base al semplice Statuto ed al pratico Programma già noti, mi
sembra abbia già ottenuto favorevole accoglienza da Vostra Eminenza Reverendissima
e da Sua Santità. Siccome questo è la base di tutto, supplico che la
regolare approvazione ex Audientia Ssmi gli venga accordata, anche
prescindendo - al bisogno - dalle Conferenze di S. Pietro.
Quanto a questo, confido che il loro buon lato pratico le farà approvare nel
senso, già esposto, di autorizzare il Sodalitium Pianum ad organizzarle
con le debite cautele.
È certo che non basta sempre di unire Gruppi integralmente cattolici,
già esistenti, bisogna organizzarne là dove non ci sono o non ci sono
abbastanza. Ma in tal caso, non sempre si può farlo pubblicamente e ufficialmente,
vista l'incredibile ostilità di Prelati ed altri influenti contro tutto ciò
che è schiettamente ed attivamente papale. Le notizie tedesche dopo la Singulari
quadam [1] parlano chiaro, e non è
tutto. Dunque molte volte, il nuovo gruppo denunziantesi alla Curia Diocesana, riceverebbe
un rifiuto o, peggio, un infido nulla-osta che male coprirebbe una guerra a coltello
contro i disgraziati suoi membri. Vostra Eminenza Reverendissima sa certi fatti parigini
assai suggestivi.
A tale deplorevole situazione rimediano i gruppi «essenzialmente privati»
delle Conferenze di S. Pietro. Denunziata ufficialmente dal Sodalitium Pianum
la loro fondazione alla S. C. Concistoriale da cui esso dipenderà, le
Conf. di S. Pietro non sono un «gruppo segreto» davanti alla Chiesa;
ed il Sodalitium Pianum è impegnato direttamente a tenerle in regola.
In verità, Eminentissimo Principe, l'osservazione attenta dei tristissimi
tempi in cui Roma si trova soprattutto a causa della incomprensione degli uni e del
tradimento degli altri, sembra sottomettere alla speciale considerazione della S.
Sede un problema, se non erro, di somma importanza, - un'organizzazione, cioè,
secolare ma direttamente dipendente dalla S. Sede pel tramite naturale della S. C.
Concistoriale, - con una talquale analogia col regime degl'Istituti Religiosi dipendenti
dalla S. Congregazione omonima.
Tale organizzazione secolare, facilmente maneggevole per la sua semplicità
e adattabilità, sembra che sarebbe, per la Santa Sede, uno strumento opportuno
per l'informazione come per la diffusione fedele della parola d'ordine romana, come
altresì per qualunque servizio straordinario in momenti di grave difficoltà
ecc. Il Sodalitium Pianum potrebbe forse essere un modestissimo saggio su
questo terreno.
Con infinite scuse per tante noie e con i più devoti ossequi mi prostro al
bacio della Sacra Porpora ripetendomi
di Vostra Eminenza Reverendissima
Umilissimo devotissimo obbligatissimo servo
Umberto Benigni
1 Enciclica di Pio X (24 settembre 1912) circa i sindacati confessionali.
Lettera di Mons. Benigni
al Card. De Lai, ove si chiede di «autorizzare» il «Sodalitium
Pianum», sottoponendolo alla Sacra Congr. Concistoriale, 5 febbr. 1913.
Continua fra Mons. Benigni e il Segretario della Concistoriale lo scambio di idee
intorno all'organizzazione del SP. Una vera approvazione canonica formale
si dimostrò inattuabile; allora tutto si orientò ad ottenere un'altra
base legale di esistenza, cioè una specie di autorizzazione o permesso da
parte della Santa Sede, e, conseguentemente, la sottomissione del SP alla
S. Congregazione Concistoriale, per evitare anche molteplici e disparati influssi
dei vari Ordinari, sotto la cui giurisdizione si trovavano i diversi gruppi esterni
del sodalizio stesso. Da notare che tutto questo lavorio si svolse, non solo con
una benevole comprensione del Cardinale De Lai, ma con il suo illuminato consiglio,
e, come si rileva da qualche cenno alle Udienze del Cardinale, probabilmente non
senza una qualche intesa con lo stesso Santo Padre.
Roma, 5 febbraio 1913.
Eminentissimo Principe,
Giacché Vostra Eminenza Reverendissima si degnò dirmi di venire domani
sera (giovedì) per la nota Lettera, penso che queste righe umilmente sottomesse
fin d'ora, Le abbrevieranno l'incomodo della mia visita.
Riflettendo a quanto Ella mi disse, giacché non si tratta di concederci l'approvazione
canonica, supplico che almeno siano espresse nella Lettera queste due cose: che Sua
Santità, dietro l'esposizione fattale da Vostra Eminenza Reverendissima intorno
al Sodalitium Pianum, autorizza questo a continuare e lo sottopone
direttamente alla S. C. Concistoriale
Queste due cose sono veramente necessarie per la nostra opera modesta, se la S. Sede
vuole, per sua bontà efficacemente appoggiarla.
L'autorizzazione, come Vostra Eminenza Reverendissima m'insegna, non è l'approvazione
canonica, ma è la base legale per esistere ed essere riconosciuto come esistente.
Quanto alla dichiarazione di sottomissione del Sodalitium Pianum a codesta
S. Congregazione, evidentemente se questo favore non è scritto, non esisterà
di fronte al diritto comune che sottomette all'Ordinariato locale tutto quanto non
ne ha ufficialmente l' esenzione.
Dopo ciò, non insisto perché la Lettera sia il più possibilmente
favorevole allo sviluppo dell'opera. La squisita bontà di Vostra Eminenza
Reverendissima mi rassicura. Certo, il Sodalitium Pianum intende fare, nella
cerchia delle sue modeste forze, opera veramente religiosa in difesa alla
completa ortodossia e disciplina romana. Ciò basta... [1]
ed avanza per procurargli nemici, non dico di fuori, ma soprattutto di dentro. Per
questo una solida base di benevolenza, dirò così, ufficiale della S.
Sede è veramente necessaria perché l'opera duri e faccia un po' di
bene.
RinnovandoLe le più umili scuse ed azioni di grazie, mi prostro al bacio della
Sacra Porpora, e con i più devoti ossequi mi confermo
di Vostra Eminenza Reverendissima
Umilissimo devotissimo obbligatissimo servo
Umberto Benigni
1 I puntini sono nel testo.
Biglietto di Mons. Benigni
al Card. De Lai per sollecitare l'approvazione del «Sodalitium Pianum»,
19 febbr. 1913.
L'interesse che desta questo biglietto sta nel fatto che ci rivela le difficoltà
fra le quali si dibatteva Mons. Benigni e il SP di fronte agli attacchi di
varia origine, e non solo da parte degli avversari esterni, ma anche (vedi numero
precedente) da parte di certi circoli interni.
Roma, 19 febbraio 1913.
Eminenza Reverendissima,
Mentre La ringrazio vivissimamente del Suo benevolo biglietto, Le chiedo umile scusa
per tanta noia. Voglia compatirmi che mi trovo in una posizione delicatissima; come
il lieto annunzio ha rinfrancato i poveri Sodales, così il relativo ritardo
li mette in apprensioni e in angustie: cosa bene comprensibile sapendo quanto essi
hanno sofferto e soffrono in questo tristissimo momento che la Chiesa traversa. Ed
io mi trovo nel centro del fuoco... [1]
Perciò supplico Vostra Eminenza Reverendissima di volermi perdonare. Oso anzi
pregarLa di un favore: quando Ella avrà pronta la Lettera da mandarmi, farmi
telefonare (1608) che la mandi a prendere; ed io manderò subito il mio cameriere..
La posta ritarda di un giorno.
Grazie e scuse vivissime, ancora una volta.
E prostrato al bacio della Sacra Porpora con la più profonda venerazione e
riconoscenza, godo confermarmi
di Vostra Eminenza Reverendissima
Umilissimo devotissimo obbligatissimo servo
Umberto Benigni
1 I puntini sono nel testo.
Previa approvazione
dell'idea generale del «Sodalitium Pianum» da parte di Pio X attraverso
la S. Congr. Concistoriale, 25 febbr. 1918.
Questo documento costituisce la base giuridica dell'esistenza e dell'attività
del SP di Mons. Benigni. Non era la desideratissima approvazione «canonica»,
come «istituto secolare», nel senso indicato da Mons. Benigni, e non
era neanche l'approvazione definitiva del programma e degli statuti, ma solo un previo
assenso all'idea fondamentale dell'opera, della sua organizzazione e attività,
con la riserva esplicita di una eventuale approvazione formale degli Statuti in un
tempo successivo. Per il momento e per l'avvenire (poiché l'approvazione completa
e formale non venne mai), questo documento costituì la vera base giuridica
ecclesiastica di esistenza e di attività del SP.
Pio X, dunque, non approvò e non benedisse senz'altro ogni e singola azione
di Mons. Benigni o dei suoi amici e corrispondenti, come autori superficiali o malevoli
vogliono insinuare, e molto meno i supposti e reali eccessi, errori o violenze; ma
diede soltanto - e perché non avrebbe potuto darlo? - il suo assenso e la
sua benedizione ad una «iniziativa», in sé certamente geniale
e ottima e di evidente utilità per la Chiesa. È lo stesso caso della
stampa cattolica «intransigente»: il Papa la sostiene, l'approva, l'incoraggia,
ma ne riprova costantemente gli eccessi e le violenze.
Da notare infine, che il documento della Concistoriale evita di. proposito la denominazione,
tanto cara al Benigni, di cattolici «integrali», ma parla solo
di «fede cattolica intera ed incondizionata».
Sacra Congregazione Concistoriale
Num. di protoc. 300/13
Roma, 25 febbraio 1913.
Ho presentato al Santo Padre il programma col quale gli egregi componenti cotesta
«Direzione del Sodalizio Piano» mirano di collegare in una comune intesa
con un comitato romano vari gruppi di cattolici, che, condividendo un eguale sentire
di fede cattolica intera ed incondizionata, secondo le direttive della Santa Sede,
si sono qua e là, in Italia od all'estero, riuniti in famigliari ed amichevoli
convegni o comitati od altre organizzazioni per opere di azione cattolica.
L'idea di questa federazione è piaciuta a Sua Santità, ed è
stata trovata opportuna sia per conservare i vari gruppi ed i soci dei medesimi in
quell'ambito di fede e di professione cattolica, che è nei loro propositi,
sia per infondere nel loro animo quel coraggio e quella forza, che dà l'unione,
per poter sempre meglio operare a prò della Chiesa e della società
cristiana.
Per questi motivi, il S. Padre approva e benedice questa iniziativa, e fa voti ch'essa
possa attuarsi per la maggior gloria di Dio e per il bene delle anime, riservandosi
a suo tempo di esaminarne gli Statuti e di approvarli nelle debite forme pel tramite
di questa Sacra Congregazione Concistoriale.
G. Card. De Lai,
Vescovo di Sabina, Segretario.
Avviso di Mons. Benigni
ai membri del «Sodalitium Pianum» per notificare ad essi l'ottenuta approvazione
della S. Sede, 25 febbr. 1913.
A questo avviso fu aggiunto, in foglio separato, il testo di due autografi del Santo
Padre (Doc. 1, 2), con versione francese, e in più la lettera della
Concistoriale (n. 10), parimenti in francese.
Sodalitium Pianum
N.1
Rome, le 25 février 1913.
Chers Sodales,
Nous avons la grande joie de vous communiquer, ci-joint, un docurnent qui confirme
d'une façon éclatante la bienveillance paternelle du Saint-Siège
envers notre modeste institution.
Le Saint-Père a daigné déjà - par deux précieux
Autographes dont nous voulons joindre ici la réproduction avec celle du document
susdit - donner ses encouragements si touchants aux premiers membres du Sodalitium
Pianum quand celui-ci n'était encore qu'un groupement amical d'individus.
Ces encouragements du Souverain Pontife nous ont permis de continuer notre route
jusqu'au moment où l'idée de compléter notre ceuvre s'est présentée
spontanément.
Le Sodalitium Pianum, en devenant une Entente Romaine de Groupes catholiques
intégraux, ne sort pas de son cadre. Il s'élargit; comme nous le disions
tout à l'heure, il se complète.
Nous avons soumis au Saint-Siège notre essai. Le Saint-Siège vient
de répondre par le document ci-joint. Notre reconnaissance filiale envers
Sa Sainteté Pie X aussi bien qu'envers Son Eminence le Cardinal De Lai, ne
saurait mieux s'exprimer qu'en offrant, comme nous le faisons, nos humbles mais ardentes
prières au Seigneur pour Son Vicaire bien-aimé qui a daigné
couronner nos efforts, et pour le Prince de l'Eglise qui a bien voulu patronner notre
cause auprès du Pape.
Tous nous redoublerons de zèle et de dévouement envers le Saint-Siège
et l'Eglise pour n'étre pas indignes de tant de bienveillance.
A l'oeuvre donc, plus que jamais, chers Sodales: Nos groupes fédérés,
en attendent d'autres qui sont en voie de se former ou de se fédérer.
Comme toujours, nous ne chercherons pas le nombre, mais la qualité. Nous sommes
une vraie «Entente» dont les membres doivent toujours étre «un
seul coeur et une seule àme», comme ils l'ont été jusqu'ici.
Chacun de vous va recevoir les Statuts et les autres indications nécessaires
et opportunes pour le fonctionnement du Sodalitiurn Pianum tel qu'il vient
d'être reconnu par le Saint-Siège.
En attendant, veuillez agrées, chers Sodales, nos salutations fraternelles
en Notre Seigneur.
Vive le Pape!
La Diete du SP.
Lettera della Direzione
del «Sodalitium Pianum» al Card. De Lai per ringraziare della benevola
approvazione ottenuta, 26 febbraio 1913.
Interessanti le firme che ci fanno conoscere la composizione della Direzione del
SP. A questo momento, oltre Mons. Benigni, Direttore Generale, ci sono:
un segretario, il noto P. Giulio Saubat S. C. J. e due preti secolari come assistenti,
Don Goffredo Brunner e Don Giuseppe Falsacappa.
Quanto a Don Brunner, lo ScHMidLIN, nella sua più volte citata Papstgeschichte
III, 164, 166, lo dice ex-frate e si dimostra poco benevolo verso di lui.
Dal noto Annuaire Pontifical Catholique di Mons. Battandier, risulta che il
Brunner, negli anni 1910-1912 era Sottoarchivista nella Segreteria di Stato; in seguito
comparisce fra il clero secolare di Roma, senza particolare mansione. Da notare che
è lui che nel 1908 pubblicò a Ratisbona la nota biografia di Pio X
di Mons. Daelli, continuandola e perfezionandola sotto il titolo: Pius X.
Ein Lebensbild, nach der ital. Originalausgabe übersetzt und fortgeführt,
Regensburg 1908.
Sodalitium Pianum
Roma, 26 febbraio 1913.
Eminenza Reverendissima,
La lettera con cui Ella si è degnata di farci conoscere la sovrana benevolenza
del Santo Padre per il Sodalitium Pianum, ci ha riempiti di gioia e
di riconoscenza. La nostra devozione verso la Santa Sede cercherà, secondo
le sue ben modeste forze, di non rendersene indegna.
Anche a nome di tutti gli altri Gruppi, preghiamo umilmente Vostra Eminenza di voler
gradire i sensi della nostra imperitura devozione e gratitudine per la Sua somma
bontà verso il Sodalitium Pianum, e di voler altresì
porre questi nostri sensi ai Piedi di Sua Santità.
Pronti ai comandi di Vostra Eminenza Reverendissima, e prostrati al bacio della Sacra
Porpora, con la più profonda venerazione abbiamo l'onore di confermarci
di Vostra Eminenza Reverendissima
umilissimi devotissimi obbligatissimi servi
Umberto Benigni, Direttore Gen. del SP.
Giulio Saubat S. C. I., Segretario.
Goffredo Brunner, Assistente.
Giuseppe Falsacappa, Assistente.
Attergato del Card.
De Lai al programma e allo statuto del «Sodalitium Pianum», presentatogli
da Mons. Benigni per l'approvazione, 1 marzo 1913.
La previa approvazione del SP nelle sue linee generali del 25 febbraio, terminava
con la riserva dell'approvazione a suo tempo del programma e degli statuti. Infatti,
nell'incartamento della S. Congregazione Concistoriale, si trovano, a questo punto,
due copie di questi testi. L'una di esse porta un importante attergato, di mano dello
stesso Cardinal De Lai, che merita di essere riprodotto. Qui si vede chiaramente
dove stava il vero nodo della difficoltà che non si riuscì a superare.
Era il timore che il SP per la sua stessa natura e organizzazione potesse
scivolare verso una segretezza pericolosa e oltrepassare i limiti di una raccolta
prudente ed onesta d'informazioni, per divenire una specie di agenzia delatoria;
pericolo in realtà non immaginario e fortemente imputato al SP,
in quegli stessi anni, che furono gli ultimi del pontificato di Pio X.
Si vede che le spiegazioni date al Cardinal De Lai da Mons. Benigni, direttore del
SP, e dal P. Saubat, segretario, non lo rassicurarono completamente.
Sodalitium Pianum
1 marzo 1913.
Fascicoli esibiti da Mgr. Benigni e dal P. Saubat per l'approvazione.
Io li ò avvertiti però che la S. C. non può approvare né
una società segreta, né un copro inquisitorio segreto sopra i Vescovi
etc.
Ne ànno convenuto; ma... [1]
G. Card. De Lai.
1 I puntini sono del Cardinale.
Avviso della Direzione
del «Sodalitium Pianum» ai suoi membri per indicare alcuni giorni di
preghiere particolari, 12 marzo 1913.
Fa certamente onore alla Direzione dei SP di proclamare la preghiera, come
uno dei mezzi più importanti per rendere fruttuosa la sua attività.
Seguendo l'articolo II dello Statuto (vedi doc. 16), i membri sono obbligati a pregare
ogni giorno per la Chiesa e per il Papa. La Direzione indica poi alcuni giorni festivi
per particolari esercizi di pietà.
Rome, 12 mars 1913.
Chers Sodales,
Au moment où le Sodalitium reprend son action depuis longtemps bénie
par le Souverain Pontife, et aujourd'hui sanctionnée par Lui, il nous faut
plus que jamais recourir aux grands secours qui peuvent rendre cette action efficace
et féconde. Par conséquent, toute notre activité s'appuiera
dans son essort et dans son développement sur la prière, fondement
le plus sùr que le Divin Maitre nous a indiqué.
En vous rappelant l'article de nos Statuts qui recommande aux Sodales de prier chaque
jour pour l'Eglise et pour le Pape, la Diète a cru bon de vous indiquer quelques
jours dans lesquels nous devons faire monter au Ciel des prières spéciales
pour obtenir de Dieu le triomphe de l'Eglise et du Pape sur leurs ennemis ìntérieurs
et extérieurs, aussi bien que la protection divine pour l'oeuvre et les ouvriers
du SP.
La piété de chaque Sodalis lui inspirera pour ces jours-là le
choix des pratiques religieuses plus compatibles avec sa situation personnelle, surtout
l'audition de la Sainte Messe et la Sainte Communion pour les Sodales laïques,
un memento spécial dans la Sainte Messe pour les Sodales prétres,
la récitation du Saint Rosaire pour tous.
Veuillez agréer, chers Sodales, nos salutations fraternelles en Notre Seigneur.
Vive le Pape!
La Diète du SP.
Jours de prière spéciale
18 janvier: Chaire de St-Pierre à Rome;
7 mars: St Thomas d'Aquin;
5 mai: St Pie V, Pape, Patron du SP;
24 mai: Notre-Dame «Aide des Chrétiens», Patronne du SP;
25 mai: St Grégoire VII, Pape;
29 juin: Sts Pierre et Paul, Princes des Apôtres, Patrons du SP;
4 novembre: St Charles Borromée;
8 décembre: Immaculée Concéption;
Le jour du Couronnement du Souverain Pontife régnant.
Lettera di Mons. Benigni
ai Cardinale De Lai con preghiera d'introdurre alcuni cambiamenti nel
testo degli Statuti e del Programma del «Sodalitium Pianum », 22 nov.
1913.
L'incartamento della Concistoriale intorno al SP è mutò dalla
primavera fino all'inoltrato autunno del 1913, forse anche a ragione, almeno in parte,
delle vacanze estive.
Ad ogni modo, in data 26 ottobre 1913, Mons. Benigni si rivolse al Cardinal De Lai,
con la preghiera di voler approvare alcune variazioni nei testo già esistente
degli Statuti e del Programma del SP.
Con altro biglietto (9 novembre 1913) sollecita una soluzione alle sue proposte.
Finalmente con lettera del 22 novembre, insiste nuovamente per l'approvazione dei
cambiamenti proposti. Si dichiara pronto a conformarsi ad ogni cenno di Sua Eminenza
e spiega che non si tratta di avere una nuova approvazione, ma semplicemente
di introdurre negli Statuti e nel Programma alcuni punti già da tempo in uso.
Si voleva naturalmente preparare l'approvazione formale, riservata alla Congregazione
Concistoriale nel febbraio scorso, senza esigere peraltro un'approvazione immediata.
Per il momento bastava a Mons. Benigni di avere un testo più preciso e che
potesse essere presentato come noto alla S. Congregazione, anche se non formalmente
approvato.
Roma, il 22 novembre 1913.
Eminenza Reverendissima,
Sono tenagliato tra la mortificazione di annoiare eccessivamente Vostra Eminenza
Reverendissima e tra il bisogno dì evitare al nostro povero Sodalizio il danno
di non avere un testo corretto da adoperare in questo momento in cui tanto gli sarebbe
utile.
Mi è venuto pensato che per ridurre al minimo possibile la perdita di tempo
per Vostra Eminenza Reverendissima, si potrebbe fare così: che Ella si degnasse
accordarmi un semplice quarto d'ora durante il tempo d'udienza, tempo sufficientissimo
per passare le poche ed ovvie modificazioni apportate al testo. Giacché, in
verità si tratta di cose delle quali sono sicuro che Vostra Eminenza Reverendissima
sarà contenta a primo colpo d'occhio. Del resto, inutile dire, basta che Ella
dubiti soltanto della opportunità di una modificazione, per metterla subito
da parte. Ed aggiungo ancora una volta: non chiedo a Vostra Eminenza Reverendissima
(dacché Ella mi disse essere bene aspettare) un nuovo atto di approvazione,
ecc., ma soltanto, per la modificata redazione dei nostri testi, il nulla osta
sicut et in quantum nulla ostava per la redazione precedente. Domando la semplice
sostituzione del testo corretto al precedente testo, nella posizione in cui questo
si trovava finora.
Fo appello alla Sua paterna bontà perché voglia compatirmi e scusarmi.
Prostrato al bacio della Sacra Porpora con la più devota venerazione, godo
confermarmi
di Vostra Eminenza Reverendissima
Umilissimo devotissimo obbligatissimo servo
Umberto Benigni
Mons. Benigni accluse uno dei soliti fogli d'informazioni del SP, che
crediamo bene riprodurre, come tipo di queste informazioni che forniva il SP e di
cui anche nell'incartamento della Concistoriale esistono molti pezzi.
VARIA
22 novembre 1913.
Italia - Dal 28 al 31 ottobre u. s., al Santuario della Madonna del Monte
presso Cesena (Romagna), fu tenuto per alcuni giovani un corso di esercizi spirituali
sotto l'ispirazione e la direzione di Mgr Ravaglia, curato della Cattedrale di Cesena.
Intervennero, invitati dal medesimo, il Padre Giovanni Giovannozzi, scolopio di Firenze,
e il Prof. Rodolfo Bettazzi, dell'Università di Torino, che tennero delle
conferenze.
Mons. Ravaglia è un propagandista della «Lega dem. nazionale».
Come Mgr. Pini ed altri sacerdoti dello stesso partito, egli si occupa di esercizi
spirituali come di un mezzo poco scrupoloso ma efficace d'influenza partigiana sui
giovani.
Baviera - Scrivono da Monaco: «Nous vivons dans des temps et dans un
entourage où les meilleurs perdent la tête. Je viens d'apprendre que
des prétres ont été éloignés de Munich pour avoir
favorisé activement la réalisation du décret pontifical concernant
la communion des enfants».
Belgique - De Gand: « ... Vous savez la guerre implacable que les catholiques
libéraux, gladbachistes, [1] etc. font à la vaillante
petite Correspondance Catholique de Gand. Elle a dû récemment
changer d'imprimerie, car le propriétaire de la première avait été
menacée de boycott commercial (c'est-à-dire de la faim, lui et sa famille),
s'il ne renvoyait pas la Corr. Cath. Celle-ci dut émigrer chez une
autre imprimerie hors de Gand, à Merchtem; mais la haine demo-libérale
ne la lâche pas. Le nouvel imprimeur a reçu de son curé avis
que ce n'était pas de son goût qu'il lui envoie de temps à autre
la Corr. Cath. C'est le premier coup de fusil; le boicottage suivra.
Notre brave M. Sacré, qui est membre du Cercle Ouvrier, s'est opposé
à ce qu'on dénomme ce Cercle de "Chrétien" et a prégonisé
le titre de "Cercle Ouvrier Catholique". Fureur du clergé de Merchtem.
Quelqu'un a fait accroire à ces bons prêtres que cette «christianisation»
universelle est la volonté du Cardinal [2] et de NN. SS. Evêques. Ainsi
le curé ne dit-il pas à M. Sacré: «Moi, je me soumets
à mon évéque!... ».
1 Gli aderenti alle idee sindacali più liberali e interconfessionali,
propugnate dalla scuola di München-Gladbach, Germania.
2 Cioè dell'Emo Mercier, arcivescovo di Malines.
Aggiungiamo subito anche
un estratto da un altro foglio d'informazioni del SP, conservato nel
plico della Concistoriale Roma-Modernismo, e che è molto significativo
per questa specie di notiziario.
Di particolare interesse la conclusione che ci fa intravedere la reazione suscitata
soprattutto dalla Corrispondenza romana, nella quale tutte le varie
relazioni e notizie venivano raccolte e commentate, non con piacere, si capisce,
di quanti vi si vedevano scoperti o indiziati.
Riservato
Monaco, luglio 1914.
Centri Demo-liberali e Modernisti nella Germania cattolica
Accanto al gran centro bachemista 1-gladbachista di Colonia, München-Gladbach
ne esistono altri più ristretti; essi lavorano su di un piano che va dal moderatismo
dei gesuiti liberali fino al modernismo radicale della società di Kraus.
Ecco delle note pratiche a tale proposito:
a) La Krausgesellschaft (Società di Kraus) di Monaco, Baviera,
col suo organo Das Neue Jahrhundert, diretto dal dottor Filippo Funk
di Monaco...
b) La Kulturgesellschaft (Società per la cultura) di Münster
in Westphalia, l'antica Indexliga (Lega per la riforma dell'Indice), rivelata
a suo tempo dalla Corrispondenza Romana...
c) Hochland, la nota rivista di Monaco...
d) Circolo di studi religiosi di Monaco di Baviera...
[Dopo una lunga serie di indicazioni e nomi segue la considerazione conclusiva:]
Senza dubbio ci sono nella Germania cattolica altri centri simili. Ormai il demoliberalismo
e il modernismo hanno gruppi od almeno uomini di fiducia in tutti i centri cattolici
del paese.
Questi centri e questi uomini lavorano in tutta libertà, perché quelli
che dovevano combatterli di autorità, o non li vedono o non li vogliono vedere
o li vedono per aiutarli più o meno sotto mano.
Quel mondo non ha che una paura ma che cresce rapidamente: è la paura della
«polizia» dei cattolici integrali. Per salvarsi da essa, ricorre a tutti
i mezzi (fuorché gli onesti), dal terrorismo contro i sacerdoti ed i laici,
sospetti di informare, fino alla diversione geniale -delle così dette rivelazioni
sulle relazioni internazionali dell'«integralismo»; le rivelazioni fantastiche
(come quelle recentissime del Düsseldorf Tageblatt) hanno lo scopo
reale di fuorviare l'attenzione dell'Autorità ecclesiastica e del mondo cattolico,
affinché la loro attenzione non si fermi all'organizzazione perfettamente
reale e minacciosissima dell'antiromanismo nella Germania (e nell'Austria) cattolica.
1 Giulio Bachem, membro del «Centro» e capo del sindacalismo tedesco
di tendenza interconfessionale, chiamata scuola o tendenza di Colonia, o di München-Gladbach.
16
Statuto e Programma del «Sodalitium Pianum», nella redazione dell'autunno
1913.
Allegato alla corrispondenza dell'autunno 1913, nell'incartamento della Congregazione
Concistoriale, si trova il testo a stampa dello Statuto e del Programma del SP,
con le variazioni di cui è stata questione nei numeri precedenti.
Non esiste alcuna traccia di una approvazione particolare; ma dal contesto della
documentazione risulta a sufficienza che lo Statuto e il Programma erano a conoscenza
del Cardinal De Lai e che, a questo momento, si trattava soltanto di dare al SP
un testo di statuti completato o adattato secondo la mente dell'approvazione
generica del 25 febbraio dello stesso anno.
Il testo consta di due parti distinte:
1) lo Statuto del SP, testo breve e semplice, dai quale risulta
l'organizzazione razionale dell'opera: centro a Roma, e gruppi privati fuori
di Roma (circoli, o convegni anche senza formalità), i quali si obbligano
a realizzare il Programma del SP, mantenendosi in contatto con il centro
romano;
2) il Programma, nella cui fraseologia e formulazione si sente subito
tutta la mentalità di Mons. Benigni, tutta la sua larga concezione di vita
ed azione cattolica nel senso «integrale», ossia sotto ogni aspetto
e in ogni manifestazione; e si intravede l'urto inevitabile nei confronti dei cattolici
liberaleggianti o modernizzanti. Anche le ripetute antitesi: contro, per,
fanno sentire l'aria di lotta implacabile che pervadeva di fatto l'organizzazione
di Benigni contro ogni atteggiamento modernistico.
Questo documento è di una importanza capitale. La lettera e lo spirito sono
indubbiamente lodevoli: se poi l'applicazione o l'esecuzione peccò talvolta
di eccesso o di imprudenza, di per sé non è colpa del Programma.
Mar sopratutto è da rilevare che il Programma, così com'è nella
carta, risponde alle idee e agli intendimenti di Pio X. che voleva ricondurre il
mondo alla piena ristaurazione in Cristo, senza compromessi di sorta.
SODALITIUM PIANUM
(Lega di S. Pio V)
STATUTO
I - Il Sodalitium Pianum (così denominato dal Sommo Pontefice S. Pio
V, strenuo difensore della Chiesa e del mondo cattolico dai loro nemici interni ed
esterni, al principio dell'epoca moderna) è una Intesa Romana di Gruppi cattolici-romani
integrali che accettano questo Statuto e l'annesso Programma. Tali gruppi, composti
di almeno tre persone, possono essere tanto dei comitati od altre organizzazioni
cattoliche, quanto dei semplici convegni familiari ed amichevoli.
II - Lo scopo del S + P si è di assicurare a quei Gruppi federati
i vantaggi di una intesa fraterna nella loro opera cattolica integrale, secondo le
direzioni papali.
III - Il S + P venera come suoi celesti Patroni Maria Santissima «Auxilium
Christianorum», S. Pietro e Paolo Principi degli Apostoli, e S. Pio V. I soci
di ogni Gruppo federato pregheranno ogni giorno per la Chiesa e per il Sommo Pontefice.
IV - Un gruppo federato si obbliga verso il S + P: a)ad osservare i
propri Statuti, Regole, Norme, ecc., da esso presentate al S + P ed approvate
da questo, con l'obbligo di non modificarle senza l'assenso del S + P;
b) di osservare lo Statuto e Programma del S + P; c) a non unirsi
ad altre Intese, Leghe ecc. senza ėassenso preventivo del S + P;
d) ad inviare a questo una offerta annua da fissarsi volta per volta, dal Gruppo
oblatore, per contribuire alle spese dell'opera.
V - Il S + P è retto da una Dieta composta di ecclesiastici,
almeno in numero di tre, de' quali uno è il Direttore Generale del S +
P, e un altro è il Segretario del S + P. Nei
vari paesi l'opera della Dieta è coadiuvata dai vari rappresentanti di questa.
VI - La Sede abituale del S + P è a Roma.
VII - La Dieta: a) nomina i suoi membri e rappresentanti; b) ammette
i Gruppi nel S + P; e) dichiara uscito dal S + P un Gruppo che
non avesse mantenuto i suoi impegni fissati dall'art. precedente; d) cura
lo sviluppo morale e materiale del S + P e della sua opera.
VIII - La Dieta fissa i regolamenti interni per il funzionamento del S + P
secondo lo spirito e i termini del presente Statuto e Programma.
Il S + P è stato approvato ed incoraggiato dalla Santa Sede (Rescritti
Autografi di S. S. Pio X, del 5 luglio 1911 e dell'8 luglio 1912; Lettera della S.
Congr. Concistoriale, del 25 febbr. 1913).
PROGRAMMA
1. - Noi siamo Cattolici-Romani integrali. Come l'indica questa parola, il Cattolico-Romano
integrale accetta integralmente la dottrina, la disciplina, le direzioni della Santa
Sede e tutte le loro legittime conseguenze per l'individuo e per la società.
Esso è «papalino», «clericale», antimodernista, antiliberale,
antisettario. Egli è dunque integralmente contro-rivoluzionario, perché
è avversario non solamente della Rivoluzione giacobina e del Radicalismo settario,
ma ugualmente del liberalismo religioso e sociale. Resta assolutamente inteso che
dicendo «Cattolico Romano integrale», non s'intende affatto modificare
in qualsiasi modo l'autentico e glorioso titolo di Cattolico-Romano. La parola «integrale»
significa soltanto «integralmente Cattolico-Romano», cioè pienamente
e semplicemente Cattolico-Romano senza le aggiunte o restrizioni corrispondenti (anche
al di fuori dell'intenzione di chi ne usa) tanto alle espressioni di «cattolico
liberale», «cattolico sociale», è qualunque altra, quanto
al fatto di chi tende a restringere in teoria od in pratica l'applicazione dei diritti
della Chiesa e dei doveri del cattolico nella vita religiosa e sociale.
2. - Noi lottiamo per il principio e per il fatto dell'Autorità, della Tradizione,
dell'Ordine religioso e sociale nel senso cattolico della parola e nelle sue deduzioni
logiche.
3. - Noi consideriamo come piaghe nel corpo umano della Chiesa lo spirito e il fatto
del liberalismo e del democratismo cosiddetti cattolici, come del Modernismo intellettuale
e pratico, radicale o moderato, con le loro conseguenze.
4. - Nei caso pratico della disciplina cattolica, noi veneriamo e seguiamo i Vescovi,
posti dallo Spirito Santo a reggere la Chiesa di Dio, sotto la direzione ed il controllo
del Vicario di Cristo, col quale noi vogliamo essere sempre, avanti e malgrado tutto.
5. - La natura della Chiesa cattolica c'insegna, e la sua storia ci conferma, che
la S. Sede è il centro vitale del cattolicismo: per ciò stesso, da
un certo punto di vista e specialmente in alcune circostanze, il contegno momentaneo
della S. Sede è altresì la risultante della situazione religiosa e
sociale. Così noi comprendiamo pienamente come Roma possa talvolta tacere
ed attendere, in vista della situazione stessa, quale nel momento si presenta. In
tali casi noi ci guarderemo bene dal prenderne pretesto per restare inattivi davanti
ai danni ed ai pericoli della situazione. Dacché abbiamo compresa e sicUramente
controllata, in ogni caso, la realtà delle cose, noi agiamo nel miglior modo
possibile contro quei danni e pericoli, sempre e dovunque secondo la volontà
e il desiderio del Papa.
6. - Nella nostra osservazione ed azione noi ci mettiamo soprattutto dal punto di
vista «cattolico», cioè universale, - sia nel tempo, attraverso
i differenti momenti storici, - sia nello spazio, attraverso tutti i paesi. Noi sappiamo
che nelle contingenze momentanee e locali, c'è sempre, almeno nel fondo, la
lotta secolare e cosmopolita fra le due grandi forze organiche: da un lato, l'unica
Chiesa di Dio, Cattolica-Romana, - dall'altro i suoi nemici interni ed esterni. Gli
esterni (le sètte giudeo-massoniche ed i loro alleati diretti) sono nelle
mani del Potere centrale della Sètta; gl'interni (modernisti, demoliberali,
ecc.) gli servono d'istrumento cosciente o incosciente per l'infiltrazione e la decomposizione
tra i cattolici.
7. - Noi combattiamo la Sètta interna ed esterna, sempre e dovunque, sotto
tutte le forme e con tutti i mezzi onesti ed opportuni. Nelle persone dei settari
interni ed esterni e dei loro complici noi combattiamo soltanto la realizzazione
concreta della Setta, della sua vita, della sua azione, dei suoi piani. Questo, intendiamo
farlo senza alcun rancore verso i nostri fratelli traviati, come altresì senza
alcuna debolezza e senza alcun equivoco, come un buon soldato tratta sul campo di
battaglia quanti militano sotto lo stendardo nemico, i loro ausiliari ed i loro complici.
8. - Noi siamo pienamente:
- contro ogni tentativo di diminuire, di rendere secondarie, di dissimulare sistematicamente
le rivendicazioni papali per la Questione Romana, di ostacolare l'influenza sociale
del Papato, di far dominare il laicismo;
- per la rivendicazione instancabile della Questione Romana secondo i diritti e le
direzioni della S. Sede, e per uno sforzo continuo affine di ricondurre, il più
possibile, la vita sociale sotto l'influenza legittima e benefica del Papato ed,
in genere, della Chiesa cattolica.
9. - contro l'interconfessionalismo, il neutralismo e il minimismo religioso nell'organizzazione
ed azione sociale, nell'insegnamento, come in ogni attività dell'individuo
e della collettività, la quale dipende dalla vera morale, dunque dalla vera
religione, dunque dalla Chiesa; per la confessionalità in tutti i casi previsti
dal comma precedente; e se, in casi eccezionali e transitori, la S. Sede tollera
delle unioni interconfessionali, - per l'applicazione coscienziosa e controllata
ditale tolleranza eccezionale e per la sua durata ed estensione le più possibilmente
ristrette, secondo le intenzioni della S. Sede.
10. - contro il sindacalismo apertamente o implicitamente «areligioso»,
neutro, amorale, che fatalmente conduce alla lotta anticristiana delle classi
secondo la legge brutale del più forte; contro il democratismo, anche quando
si chiama economico-sociale, che spinge col suo individualismo alla disgregazione
sociale;
per l'armonia cristiana delle classi fra loro, come fra l'individuo, la classe e
la società intiera; per l'organizzazione corporativa della società
cristiana secondo i principi e le tradizioni di giustizia e di carità sociale,
insegnati e vissuti dalla Chiesa e dal mondo cattolico per molti secoli, e che perciò
sono perfettamente adattabili ad ogni epoca e società veramente civili;
11. - contro il nazionalismo pagano che fa riscontro al sindacalismo areligioso (quello
considerando le nazioni, come questo le classi, quali collettività di cui
ciascuna può e deve fare amoralmente i propri interessi al di fuori e contro
quelli degli altri, secondo la legge brutale di cui abbiamo parlato); e, nello stesso
tempo, contro l'antimilitarismo ed il pacifismo utopista, sfruttati dalle Sette allo
scopo d'indebolire e addormentare la sociètà sotto l'incubo giudeo-massonico;
per il patriottismo sano e morale, patriottismo cristiano di cui la storia della
Chiesa cattolica ci ha dato sempre splendidi esempi.
12. - contro il feminismo che esagera e snatura i diritti e i doveri della donna,
mettendoli fuori della legge cristiana; contro la coeducazione dei sessi; contro
l'iniziazione sessuale della fanciullezza; per il miglioramento delle condizioni
materiali e morali della donna, della gioventù, della famiglia secondo la
dottrina e la tradizione cattolica.
13. - contro la dottrina ed il fatto profondamente anticristiani della Separazione
fra la Chiesa e lo Stato, come fra la religione e la civiltà, la scienza,
la letteratura, l'arte; per l'unione leale e cordiale tanto della civiltà,
della scienza, della letteratura, dell'arte quanto dello Stato, con la religione
e perciò con la Chiesa.
14. - contro l'insegnamento filosofico, dommatico e biblico «modernizzato»,
il quale, anche quando non è prettamente modernista, si rende per lo meno
uguale ad un insegnamento archeologico od anatomico, come se non si trattasse di
una dottrina immortale e vivificatrice che tutto il clero, senza eccezione, deve
imparare soprattutto per il suo ministero sacerdotale;
per l'insegnamento ecclesiastico ispirato e guidato dalla gloriosa tradizione della
Scolastica e dei Santi Dottori della Chiesa e dei migliori teologi, del tempo della
Controriforma, con tutti i seri sussidii del metodo e della documentazione scientifica.
15. - contro il falso misticismo a tendenze individualistiche ed illuministe; per
la vita spirituale, intensa e profonda, secondo l'insegnamento dottrinale e pratico
dei Santi e degli autori mistici lodati dalla Chiesa.
16. - in genere, contro lo sfruttamento del clero e dell'azione cattolica da parte
di qualsiasi partito politico o sociale, e ispecie, contro l'esagerazione «sociale»
che si vuole inoculare al clero ed all'azione cattolica sotto pretesto di «uscire
sagrestia» per non rientrarvi che troppo raramente, o di nascosto, od
almeno con lo spirito assorbito dal resto; per il mantenimento dell'azione ecclesiastica
e rispettivamente della azione cattolica nel suo insieme sul terreno apertamente
religioso, avanti tutto, e senza esagerazioni «sociali» o simili per
il resto.
17. - contro la mania o la debolezza di tanti cattolici, di apparire «coscienti
ed evoluti, veramente del loro tempo», e bonarii di fronte al nemico brutale
od ipocrita, ma sempre implacabile, - pronti ad ostentare il loro tollerantismo,
e ad arrossire, se non a dir male, degli atti di giusto rigore compiuti dalla Chiesa
o per essa, - pronti ad un ottimismo sistematico verso gli inganni degli avversari,
e riservando le loro diffidenze e durezze pei Cattolici-Romani integrali; per un
contegno giusto e conveniente, ma sempre franco, energico ed instancabile di fronte
al nemico, alle sue violenze, alle sue astuzie.
18. - contro tutto quanto è opposto alla dottrina, alla tradizione, alla disciplina,
al sentimento del cattolicismo integralmente romano; per tutto quanto gli è
conforme.
Lettera di Mons. Benigni
al Card. De Lai circa alcuni affari riguardanti il «Sodalitium Pianum»,
25 marzo 1914.
L'unico pezzo documentario dell'anno 1914, fuori di quelli che seguirono la morte
di Pio X, e che saranno esaminati in seguito, si riferisce ad alcuni fatti particolari
concernenti il SP, e fa supporre che ci siano state altre comunicazioni
fatte al Cardinal De Lai.
La «Vigie», di cui al primo comma, era una rivista «integralista»,
che si pubblicava a Parigi dall'abbé Boulin, membro del SP, presso
il quale Mons. Benigni, recandosi a Parigi, prendeva alloggio. Non sappiamo di quale
incidente si tratti, occorso alla «Vigie».
Ad ogni modo consta che il Cardinal De Lai era al corrente della cosa.
Il «supersedendum» del secondo alinea, e l'aspettativa dalla bontà
non solo del Cardinale ma anche del Papa, di almeno un cenno di incoraggiamento per
i membri del Sodalizio, ci sembrano riferirsi alla questione, sempre aperta, dell'approvazione
definitiva.
Il terzo comma poi, nel quale l'oggetto principale viene designato con una parola
cifrata, Aire, dimostra ancora una volta che Benigni e il suo SP
cercarono di tenersi in relazione col Cardinal De Lai e che questi non mancò
d'interessarsi anche di cose, come pare, ordinarie.
L'ultimo alinea finalmente sta a confermare, se ve ne fosse ancora bisogno, che il
SP, attraverso i suoi membri e corrispondenti, seguiva continuamente e da
vicino il movimento religioso-politico-sociale dei vari paesi, fra i quali la Germania
ebbe un posto particolare, non solo perché Mons. Benigni conosceva la situazione
anche personalmente, ma perché le cose di Germania meritavano davvero
un occhio vigile; si trattava delle questioni sindacali e della posizione del «centro»
come partito «cattolico».
Roma, 25 marzo 1914.
Eminenza Reverendissima,
La ringrazio vivamente a nome di tutti del Suo paterno intèressamento per
la causa della nostra stampa, colpita nella Vigie. Se Vostra Eminenza
Reverendissima vorrà comunicarmi a suo tempo una parola di guida per trasmetterla
alla Vigie sul modo di contenersi ecc., Le saremo profondamente riconoscenti.
C'incliniamo con filiale dolore davanti al «supersedendum»sperando che
le circostanze, ma più la grande bontà di Vostra Eminenza Reverendissima
e del Santo Padre, vorranno non ritardare ai nostri buoni confratelli una parola
d'incoraggiamento che essi fanno del tutto per meritare, e che sarà discretissimamente
comunicata.
Grazie altresì per le rettificazioni che Ella si è presa la pena di
comunicarmi su A ire, e che prudentemente trasmetterò. Penso
che non sia inutile che vengano comunicate tali notizie non conformi alla realtà,
giacché essendo esse trasmesse da uomini di buona fede e di buona volontà,
si può stare sicuri che, se le notizie sono false, è pur vero che le
si fanno correre e che ci si crede; ed è sempre opportuno di saperlo.
Gli affari cattolici di Germania vanno di male in peggio: mi farò un dovere
di trasmetterLe quanto prima constatazioni e documenti pubblici d'una eloquenza...
terribile.
E prostrato al bacio della Sacra Porpora, con la più profonda venerazione
e riconoscenza godo confermarmi
di Vostra Eminenza Reverendissima
Umilissimo devotissimo obbligatissimo servo
Umberto Benigni
Terzo autografo di Pio
X in favore del «Sodalitium Pianum », 6 luglio 1914.
Mentre nell'anno 1913, per ragioni che non conosciamo, il SP non ebbe alcuna
benedizione particolare del Santo Padre, quest'anno 1914, ultimo di Pio X, e alla
solita data, ai primi cioè di luglio, Mons. Benigni ottenne un terzo breve
autografo del Papa, veramente molto incolore, ma che è sempre un segno di
interesse e di benevolenza.
Dilectis filiis gratuiantes et fausta quaeque ac salutaria in retributionem a Domino
adprecantes, praecipuae benevolentiae Nostrae testem, Apostolicam Benedictionem.
amantissime impertimus.
Die 6 iulii 1914.
Pius Pp. X.
a)
Lettera di Mons. Benigni ai Card. De Lai, nella quale, a seguito della morte di
Pio X, annunzia lo scioglimento del «Sodalitium Pianum», 22 agosto 1914.
Pio X rese l'anima a Dio nelle prime ore del 20 agosto 1914. Due giorni dopo Mons.
Benigni, d'intesa con il suo consiglio centrale, comunicava al Cardinal De Lai lo
scioglimento del SP.
La situazione in cui il SP veniva a trovarsi, dopo la scomparsa del Papa che
lo proteggeva, con le ostilità e le critiche cui era fatto segno, e senza
aver potuto ottenere, nonostante i ripetuti tentativi, una formale approvazione canonica,
era quanto mai incerta e problematica. Tutto ciò indusse Mons. Benigni e i
suoi consiglieri allo scioglimento del Sodalizio. Essi però lasciarono aperta
la possibilità di una eventuale ripresa del lavoro, qualora si fosse desiderato,
e di fatto, come è stato detto, una ripresa ci fu.
L'atto comunque dello scioglimento del SP, a ben riflettere, ci sembra
un gesto, di calcolata prudenza da un lato, ma anche di devoto attaccamento a Pio
X, per il cui servizio il SP era stato fondato.
Roma, 22 agosto 1914.
Eminenza Reverendissima,
Mi affretto a compiere il dovere di comunicarLe, a nome della Dieta del Sodalitium
Pianum, la decisione presa in questo momento da essa, dello scioglimento
della nostra modesta organizzazione. Le circostanze lo impongono, e Vostra Eminenza
Reverendissima non stenterà a convenirne. Non avendo ricevuto la definitiva
approvazione, il nostro Sodalizio viveva una vita precaria che oggi cessa da sé.
Inutile aggiungere che non solo noi ci facciamo personalmente un onore di essere
sempre a Sua disposizione; ma se, per ipotesi, Ella desiderasse, quando che sia,
la nostra ricostituzione in base ad una definitiva approvazione, noi saremmo pronti
a ricominciare.
Intanto voglia gradire, Eminentissimo Principe, i nostri più devoti ringraziamenti
per tutta la bontà manifestataci da Lei; e prostrato al bacio della Sacra
Porpora, con profonda venerazione godo confermarmi
di Vostra Eminenza Reverendissima
Umilissimo devotissimo obbligatissimo servo
Umberto Benigni, Direttore Gen.le del SP.
b)
La Direzione del «Sodalitium Pianum» in seguito alla morte di Pio
X, comunica ai suoi membri l'avvenuto scioglimento dell'Istituto, 22 agosto 1914.
La dignitosa comunicazione della Direzione del SP ai suoi membri dello scioglimento
del medesimo non ha bisogno di commenti.
Da notare solo, che due copie di questo testo, una in italiano, l'altra in francese,
si trovano accluse alla lettera precedente diretta al Cardinal De Lai.
S+P
Riservato
22 agosto 1914.
cc. ss.,
Il profondo dolore di tutti i buoni cattolici per la morte del venerato e benamato
Pio X, è stato particolarmente sentito dalla nostra modesta famiglia, nata
sotto le ali della di Lui protezione paterna, e che sperava crescere e maturare sotto
di essa.
La Divina Provvidenza ha disposto altrimenti. Così, dopo aver bene riflettuto
a tutte le circostanze che c'interessano, la Dieta riunita stamane, ha deciso all'unanimità
lo scioglimento del S + P, ed essa Ve ne dà per mezzo
di questa circolare l'ufficiale comunicazione.
Pertanto cessano pei nostri cc. ss. i loro impegni, eccetto naturalmente, quello
dell'assoluta riserva sugli affari della nostra famiglia ora sciolta.
Come il ricordo di Pio X non morrà fra noi, così lo spirito del S
+ P e la buona amicizia dei cc. ss. dureranno al di là della triste
contingenza d'oggi.
Ancora una volta, coraggio, cc. ss. Più che mai bisogna confidare in Dio e
meritare di essere da Lui salvati facendo sempre del nostro meglio per la sua Santa
chiesa.
Vogliate gradire, cc. SS., i nostri fraterni saluti nel Signore.
LDDSP.
[La Dieta del Sodalitium Pianum]
Lettera di Mons. Benigni
al Cardinal De Lai intorno alla ricostituzione del «Sodalitium Pianum»,
con allegato lo statuto aggiornato, 24 giugno 1915.
I profondi cambiamenti dell'anno 1914: la guerra mondiale, la morte di Pio X, la
successione di Benedetto XV, la nomina a Segretario di Stato (dopo la rapida morte
del Card. Ferrata, 10 ottobre 1914) dell'Emo Gasparri, tutto ciò, a dir vero,
non poteva generare speranze per una ripresa del disciolto SP. Basta inoltre
ricordare (vedi sopra introduzione generale al SP) la violenta diatriba dell'arcivescovo
di Albi, Mons. Mignot, contro tutto il sistema degli «integralisti»,
e la levata di scudi di tutti gli scontenti della fermezza di Pio X nella repressione
del Modernismo e di ogni sua sottospecie, per convincersi che una rinascita del SP
non era affatto né facile né probabile.
Ciononostante, ecco che nel giugno del 1915, alla distanza quasi un anno dalla morte
di Pio X, Mons. Benigni è di nuovo in trattative col Cardinal De Lai circa
la ripresa del SP. Dalla lettera che riproduciamo, risulta infatti che fra
Benigni e il Cardinale vi era stato uno scambio di idee circa la possibilità
o l'opportunità di risuscitare il SP; come conseguenza di questi
contatti Mons. Benigni presenta due copie di uno Statuto modificato (molto poco,
a dir vero), il quale avrebbe dovuto sostituire non solo il precedente Statuto, ma
anche il Programma, il quale, dopo il cambiamento dei tempi, non suonava più
bene, poiché l'«integralismo» rigido non era più di moda.
Roma, 24 giugno 1915.
Eminenza Reverendissima,
Ho l'onore di rimetterLe qui accluso, doppia copia dello Statuto modificato del Sodalitium
Pianum, Statuto che sostituisce i precedenti Statuto e Programma.
Nella speranza che Vostra Eminenza Reverendissima voglia benevolmente prendere atto
onde il S + P possa continuare la sua modestissima opera in base alla
Lettera di codesta S. c. concistoriale, 308/13 del 25 febbraio 1913, mi prostro al
bacio della Sacra Porpora ed, anche a nome de' miei buoni compagni, La prego gradire
i sensi della più profonda venerazione con cui mi ripeto
di Vostra Eminenza Reverendissima
Umilissimo devotissimo obbligatissimo servo
Umberto Benigni
Allegato: lo Statuto
modificato del 1915
Come si può vedere da un confronto con lo Statuto del 1913 (Doc. 16), le modifiche
sono di poca entità, come osserverà poi anche lo stesso Cardinal De
Lai nella sua lettera di consenso (Doc. 23).
SODALITIUM PIANUM
(Lega di S. Pio V)
STATUTO
1. Il Sodalitium Pianum o Lega di S. Pio V (così denominata
dal Santo Pontefice strenuo difensore della chiesa e del mondo cattolico dai nemici
interni ed esterni, al principio dell'epoca moderna) è una Intesa romana di
cattolici pienamente fedeli alla chiesa ed al suo capo il Papa, allo scopo di difendere
questi contro la Sètta in qualunque sua manifestazione e contro qualunque
suo complice.
2. Il S + P invoca come suoi celesti Patroni Maria Santissima Ausilio
dei cristiani, S. Pietro e S. Paolo Principi degli Apostoli, e S. Pio V. Ogni socio
prega ogni giorno per la Chiesa e per il Sommo Pontefice.
3. Il S + P ha per centro il suo gruppo romano, a cui si federano individui
e gruppi di altri luoghi. La presidenza del gruppo romano, col titolo di Dieta del
S + P, ha la direzione generale di questo.
4. La Dieta del S + P è composta di ecclesiastici, in numero
almeno di tre, de' quali uno è il Direttore Generale, ed un altro il Segretario
Generale del S + P.
5. La Dieta a) fissa i regolamenti interni per il funzionamento del S +
P secondo lo spirito e i termini del presente Statuto; b) nomina i suoi
membri e rappresentanti; c) ammette gl'individui ed i gruppi nel S +
P; d) dichiara eventualmente usciti da questo gl'individui ed i gruppi il
contegno dei quali risultasse incompatibile con lo spirito o con la disciplina del
S + P; e) amministra il S + P e ne cura lo sviluppo morale
e materiale.
6. I soci del S + P s'impegnano a) ad essere esemplari e zelanti
cattolici, ciascuno nel proprio stato, facendo costantemente del loro meglio per
la difesa della chiesa e della S. Sede; b) ad osservare la disciplina del
S + P; c) a mantenere una fraterna solidarietà verso gli altri
soci; d) a versare una contribuzione annua, da fissarsi liberamente ogni volta
da ciascun socio, alla Dieta per concorrere alle spese del S + P.
Minuta di biglietto
del Card. De Lai a Mons. Benigni, per chiedere alcune spiegazioni circa il nuovo
Statuto del «Sodalitium Pianum», 3 luglio 1915.
Pubblichiamo la seguente minuta per far vedere la prudente circonspezione con la
quale l'espertissimo Segretario della S. Congregazione Concistoriale pesava ogni
parola, tenendo conto certamente anche dei tempi mutati e dei rilievi fatti da tante
parti contro l'antecedente attività del SP.
Roma, 3 luglio 1915.
Come viene presentata e proposta ora, la cosa non sembra da disapprovarsi. Resterebbe
sempre da veder chiaro che cosa significhino le parole dell'articolo 1: «Allo
scopo di. difendere il Papa contro la setta in qualunque sua manifestazione e contro
qualunque suo complice».
come pure sembra che bisognerebbe conoscere quei regolamenti, dei quali all'art.
5 si dice che «La dieta fissa i regolamenti interni per il funzionamento del
S. P. secondo lo spirito e i termini del presente statuto».
Quello che non sta nello statuto ridotto ai minimi termini, può contenersi
nel regolamento.
Prima dunque di una esplicita e formale approvazione, sembra prudente conoscere bene
tutto.
Minuta di biglietto
del Card. De Lai a Mons Benigni per ulteriori schiarimenti circa l'organizzazione
del «Sodalitium Pianum», 14 luglio 1915.
Non abbiamo le spiegazioni che furono chieste a Mons. Benigni col biglietto precedente;
forse furono date a voce. Ad ogni modo, il Cardinale volle conoscere anche i più
volte accennati «regolamenti interni» prima di procedere ad ulteriora,
come si vede dal presente biglietto.
Roma, 14 luglio 1915.
Revmo Signore,
Ho letto ed esaminato il nuovo statuto del Sodalitium Pianum, dalla
S .V. Revma modificato, e che, com'Ella dice, sostituisce i precedenti Statuto e
Programma.
In questo nuovo statuto è detto all'art. 5 che «la Dieta fissa i regolamenti
interni per il, funzionamento del SP secondo lo spirito e i termini del presente
Statuto». Sarebbe quindi opportuno che, come la S. V. à comunicato copia
dello statuto modificato, così comunicasse copia dei regolamenti relativi,
i quali per essere più determinati, fanno meglio conoscere l'opera che il
Sodalizio si propone.
C.G.D.L.
[Card. Gaetano De Lai].
Comunicazione del Card.
De Lai a Mons. Benigni, con la quale prende nota del ripristino del «Sodalitium
Pianum» sulla base dello Statuto modificato, 5 agosto 1915.
Dopo le insistenze del Cardinal De Lai presso Mons. Benigni per avere in mano tutti
gli statuti e regolamenti, anche quelli detti «interni», questi, cioè
Mons. Benigni, si diede premura di inviare al Cardinale, con lettera del 17 luglio,
anche questi regolamenti, i quali però non sono conservati nel nostro incartamento;
aggiunge ancora Mons. Benigni. di essere pronto ad ogni cenno o desiderio del Porporato,
qualora egli credesse utile qualche altro cambiamento.
Con un successivo biglietto del 18 luglio, Mons. Benigni notificava al Cardinale,
di essere in procinto di trasferirsi, per ordine del medico, presso le Suore di S.
Carlo a Frascati, per prendersi un certo tempo di riposo.
Finalmente, il 3 agosto 1915, il Cardinal De Lai comunicò a Mons. Benigni,
di aver preso notizia del ripristinamento del SP secondo il nuovo Statuto,
non differente, in sostanza, dice cautamente il Cardinal De Lai, da quello che «fu
di gradimento di Pio X».
Interessante il fatto che era stato preparato, in un primo tempo, un testo alquanto
più caldo, sostituito, dallo stesso Cardinale, con un testo più burocratico
e sostenuto. Ad ogni modo, il testo costituisce soltanto un certo minimo: non è
una approvazione; la cosa non fu portata davanti al Santo Padre; si tratta di un
atto di semplice amministrazione della S. Congregazione; ma s'inizia così
un nuovo periodo di attività del SP, molto più ridotto
di prima, sopratutto a causa della guerra. che ruppe bruscamente tante relazioni
e cambiò radicalmente tante situazioni.
Diamo in primo luogo, sotto la lettera a), il testo preparato da un
ufficiale della Congregazione, o per lo meno scritto da un ufficiale; e sotto la
lettera b) diamo il testo definitivo, come fu riscritto a parte dallo stesso
Cardinal De Lai.
a) Prima redazione
Roma, 3 agosto 1915.
Revmo Signore,
Dopo aver letti i due regolamenti del Sodalizio Piano, quello generale cioè
e quello della Dieta, non mi sembra che la S. V. Revma abbia da essere ostacolata
in un'opera, che se conserverà lo spirito buono di devozione e soggezione
alla S. Sede, non potrà che fare del bene.
Senza dunque che sia concessa formale ed esplicita approvazione, Ella può
continuare l'opera intrapresa che non mancherà della benedizione del Signore
quando abbia per oggetto la sua gloria.
b) Redazione definitiva
Roma, 5 agosto 1915.
398/13
Revmo Signore,
Ho preso nota del ripristinamento del Sodalizio Piano secondo il nuovo regolamento,
che non differisce sostanzialmente da quello che fu di gradimento di Pio X di s.
m.: e nutro fiducia che cotesta associazione così ripristinata non mancherà
della benedizione del Signore avendo per oggetto la sua gloria.
Atto di omaggio di Mons.
Benigni al Card. De Lai dopo la notificazione del ripristinamento del «Sodalitium
Pianum», 8 agosto 1915.
Non v'è bisogno di commento. Ciò che importa invece, è di vedere
e anche - perché no? - ammirare la fedeltà, si direbbe quasi l'ostinazione,
di Mons. Benigni nel voler continuare un'opera che gli aveva procurato e avrebbe
continuato a procurargli, come era prevedibile, una lunga serie di fastidi e di sacrifici,
certamente non solo per motivi di indole personale, ma anche perché sapeva
di agire secondo gli intendimenti di Pio X, che rimasero a capo delle sue prospettive
fino alla morte.
Roma, 8 agosto 1915.
Eminentissimo Principe,
In questo momento mi è pervenuta la venerata Lettera di Vostra Eminenza Reverendissima
in data 5 corr., n. 398/13, con quale Ella si degna di prendere favorevole nota del
nuovo regolamento del ripristinato Sodalizio Piano per il quale Ella à di
paterna bontà.
Ho subito comunicato il prezioso documento ai miei buoni colleghi presenti in Roma;
ed a nome di tutti mi, affretto di porgere a Vostra Eminenza Reverendissima le nostre
più vive azioni di grazie. Forti del Suo paterno incoraggiamento e
della fiducia nella Benedizione celeste da Lei auspicata sulla modesta opera loro,
i soci del Sodalizio Piano faranno ogni sforzo per essere meritevoli di quello e
di questa.
Sempre agli ordini di Vostra Eminenza Reverendissima, mi prostro al bacio della Sacra
Porpora, e con profonda riconoscenza e venerazione mi confermo
di Vostra Eminenza Reverendissima
Umilissimo devotissimo obbligatissimo servo
Umberto Benigni
Estratto da un esposto
di Mons. Benigni al Card. De Lai intorno ad una vasta campagna aperta contro di lui,
2 genn. 1917.
Nell'incartamento della Concistoriale, a seguito del ripristinamento del SP si
trova una lettera di Mons. Benigni al Cardinal De Lai (6 novembre 1915), dalla quale
si vede che egli aveva domandato delle indulgenze in favore dei membri del SP
al S. Offizio (Sezione delle Indulgenze), e che questa. a sua volta aveva chiesto
informazioni alla S. Congregazione Concistoriale. Mons. Benigni prega il Cardinale
di voler favorire la supplica. Dalla deposizione del sacerdote de Töth (sopra,
p. 48) sappiamo che le indulgenze furono effettivamente concesse. Da questa data
(6 novembre 1915) in poi, nell'incartamento della S. Congregazione Concistoriale,
non si trova più alcun documento fino al 21 novembre 1921, vale a dire fino
alla soppressione definitiva del SP. Nella lettera di cui trattiamo,
Mons. Benigni dice che non volle più in alcun modo infastidire il Cardinale,
dato lo stato precario in cui il SP venne a trovarsi.
In un altro plico invece della S. Congregazione Concistoriale, intitolato «Roma,
Modernismo ecc.» abbiamo scoperto un lungo esposto di Mons. Benigni al
Cardinal De Lai, in data 2 gennaio 1917, provocato da violenti attacchi contro l'intrepido
Monsignore, cui si voleva attribuire la paternità di certi articoli apparsi
nella Tribuna di Roma e nel Temps di Parigi.
Non era difficile dimostrare al Benigni la falsità di quelle accuse e di quegli
attacchi, e lo dimostra nella prima parte di quell'esposto; ma ciò che per
noi è di vero interesse, è la seconda parte dell'esposto, di carattere
generale, nella quale il Direttore del SP si lamenta fortemente dell'abbandono,
anzi dell'ostilità aperta che egli aveva incontrato, sin dagli inizi del nuovo
Pontificato, anche da parte del Vaticano e dei suoi rappresentanti. L'esposizione
di Mons. Benigni corrisponde a verità e bisogna aggiungere che agli affronti
«di dentro» come egli li chiama, si aggiunsero e si aggiungeranno quelli
dal di fuori; e si capisce che il povero uomo, il quale dopo tutto e con tutte le
sue intemperanze, aveva cercato sinceramente di servire la Chiesa, dovette averne
il cuore pieno di amarezza. Ed infatti, da questi anni incirca e fino alla morte,
si riscontrano nel suo contegno e nel suo linguaggio le traccie di questa amarezza
che spiega molti atteggiamenti di Benigni vecchio. Abbiamo creduto necessario inserire
questa seconda parte dell'esposto Benigni nella nostra documentazione sul SP,
anche se posteriore alla morte di Pio X, perché ha valore retrospettivo.
Roma, 2 gennaio 1917.
Eminentissimo Principe,
[...]
Giacché qui è il punto culminante della mostruosa campagna contro di
me.
Nessuno mi parla. Il buonsenso e la coscienza dettarono a Vostra Eminenza
Reverendissima - come l'hanno dettato a tutte le persone oneste venute a cognizione
della triste manovra - la ovvia riflessione: perché non s'interroga l'accusato?
Perché della mia... [1] influenza nel Temps se
ne scrive a Parigi propalando così autorevolmente la calunnia, senza che nessuno
me ne abbia fatto cenno - tanto che è un puro caso se ho saputo l'affare per
il fatto che un personaggio parigino, direttamente informato della cosa, ne ha parlato
ad un mio amico?
Perché della mia... [2] ispirazione dell'articolo della
Tribuna, il primo ed unico a parlarmene è stata ora Vostra Eminenza
Reverendissima, di Sua spontanea iniziativa, per pura combinazione nell'occasione
di una mia visita?
La prova schiacciante della calunniosità dell'accusa, quale emerge dalla lettera
dell'Aureli, mandata al Conte Santucci, è stata comunicata agli autorevoli
ambienti che avevano ascoltato la calunnia? Ed allora perché chi portò
la calunnia a Vo-Eminenza Reverendissima, non Le ha portato la perentoria dicolpa;
tanto che se la felice combinazione della mia visita non mi dava campo di offrire
queste spiegazioni esaurienti, Vostra Eminenza Reverendissima avrebbe potuto restare
almeno col dubbio della mia colpabilità?
Queste domande che s'impongono da se stesse, mettono il dito sulla piaga. Io sono
un condannato, ma soprattutto un condannato a non essere inteso.
Sotto l'attuale pontificato nessun capo né sottocapo mi ha rivolto
mai una parola, né in bene né in male, né per
fatti miei né per affari. Mostruose accuse si accumulano contro di me, e tali
che se fossero vere, sarei reo d'alto tradimento. Non una parola, né
autoritativa né paterna, mi si è rivolta a loro proposito.
La spiegazione ditale enigma è facile a me che so certe cose da un pezzo.
La campagna attuale fatta contro di me in Vaticano, non è che un episodio
saliente della guerra dichiaratami dalla «Sètta di dentro», sorella
e complice della «Sètta di fuori», dal giorno che mi misi a viso
aperto a lottare contro la coalizione liberale-democrista-modernista, sabotatrice
del cattolicismo e nemica aperta o falsa amica della S. Sede.
Mi basta rammentare due episodi, uno alla vigilia ed uno all'indomani della morte
di Pio X. La stampa modernista di Germania, capitanata apparentemente dalla Augsburger
Postzeitung, condusse nell'ultimo tempo di Pio X una feroce campagna contro
di me, accusandomi nientemeno, di essermi venduto alla Russia e di averle dato i
segreti della S. Sede. La buona fede di tale campagna era tale, che il Cardinale
Segretario di Stato dovette imporre d'autorità alla recalcitrante gazzetta
ed al complice vescovo locale, l'inserzione, in testa al giornale, della piena smentita
ufficiale della vile calunnia. [3]
All'indomani della morte di Pio X, il prof. Imbart de la Tour, direttore del famoso
Bulletin de la Semaine e pilastro del Modernismo e neogallicanismo francese,
stampava nella Reivue Bleue di Parigi un articolo insultante per Pio X che
criticava, e per il Suo Successore che altezzosamente consigliava. In tale articolo
mi si colmava d'insulti, accusandomi di aver venduto me e l'opera mia alla Germania,
affermando che tutta la mia campagna antiliberale ed antimodernista in Francia non
era stata se non un servizio reso ai miei padroni di Germania. Cito fatti pubblici,
cose stampate: ognuno può controllare.
Dunque, in Germania io ero venduto alla Russia; in Francia ero venduto alla Germania
Questa ridicola contraddizione materiale è una prova palpabile della morale
unità della campagna internazionale della «Sètta di dentro»
contro di me.
Oggi, tale campagna s'intensifica dentro il Vaticano. Ma gli oculati ispiratori di
essa sanno bene che il loro successo dipende dal fatto che l'accusato non parli;
se no, addio campagna e campagnuoli! Vostra Eminenza Reverendissima può star
certa, che se si fosse preveduto che Ella me ne avrebbe parlato, gl'intelligenti
conduttori della campagna avrebbero fatto di tutto perché a Lei non fosse
parlato della Tribuna.
È così che costoro sono sinora riusciti a continuare dentro il vaticano
l'esecuzione implacabile della sentenza di morte, elargitami dalla Sètta.
Essi sono riusciti a persuadere che è giusto ed opportuno non parlarmi, giacché
il parlarmi condurrebbe seco l'ascoltarmi. E ad ascoltarmi si apprenderebbero cose
come quelle esposte in questa lettera, le quali mettono a nudo questo semplice fatto:
la campagna contro di me è settaria; e quelli che coscientemente la conducono
e l'appoggiano presso i Superiori, fanno opera settaria.
Nel porre termine a questo modesto ma sincero esposto chiedo scusa a Vostra Eminenza
Reverendissima della involontaria noia; e nello stesso tempo godo assicurarLa che
rimetto tutta la mia fiducia nel Signore per il Quale ho combattuto, combatto e combatterò
finché Egli vorrà, e nel suo fedele ministro, il tempo galantuomo.
Prostrato al bacio della Sacra Porpora, con la più profonda devozione, ho
l'onore di confermarmi
di Vostra Eminenza Reverendissima
Umilissimo devotissimo obbligatissimo servo
Umberto Benigni
1-2 I puntini sono nel testo.
3 Vedi anche sopra pag. 39.
Inchiesta circa il «Sodalìtium
Pianum» imposta a Mons. Benigni dal Prefetto della S. Congr. del Concilio,
Emo Cardinal Sbarretti, 10 nov. 1921.
Come è stato accennato, l'incartamento della S. Congregazione Concistoriale
è muto dal novembre 1915 fino al 1921, e la ragione è il volontario
silenzio di Mons. Benigni, che non volle più infastidire il Cardinal De Lai,
a causa forse di noie continue e di varie contrarietà da diverse parti.
I documenti dei 1921, con i quali si chiude praticamente l'incartamento della Concistoriale
sul SP, provengono invece dalla S. Congregazione del Concilio che li.
comunicò alla S. Congregazione Concistoriale per conoscenza.
Sacra Congregazione del Concilio
Num. di Prot. 5101/21
Roma, 10 nov. 1921.
Al Revmo Signore Mons. Umberto Benigni - Roma
a mia piena conoscenza che esiste una associazione segreta - talmente segreta che
per la corrispondenza ha un dizionario convenzionale - che ha il suo centro in Roma,
e che alcuni dicono approvata dalla S. Sede con l'appellativo di Sodalitium Pianum.
Poiché a questa S. Congregazione del Concilio, cui appartiene curare l'osservanza
del can. 684 del Codice di diritto canonico, interessa avere esatte informazioni
sopra questa associazione, La invito a rispondere ai seguenti quesiti:
1. se questa associazione sia veramente autorizzata o approvata dalla S. Sede: in
caso affermativo, la S. V. si compiaccia trasmettere a questa S. Congregazione il
relativo documento autentico;
2. chi è il presidente e quali gli altri dirigenti di tale associazione;
3. se l'associazione abbia statuti: e posto che li abbia, ne invii una copia a questa
Congregazione;
4. qual'è lo scopo di tale associazione;
5. quali i suoi aderenti nelle diverse parti del mondo: e quali gli impiegati nella
sede centrale;
6. quali i mezzi di propaganda e donde provengono;
7. perché questo segreto assoluto - amiche nei riguardi delle autorità
ecclesiastiche - nello svolgimento dell'attività di questa associazione: e
tutto ciò non solo per il periodico Fede e Ragione, ma anche
per ogni genere di corrispondenza sia scritta che a stampa.
Nella fiducia che la S. V. vorrà ottemperare a questo ordine della S. Congregazione,
mi professo con ossequio
della S. V. Rma
devmo per servirLa
D. Card. Sbarretti
Prefetto
Risposta ufficiale di
Mons. Benigni all'inchiesta del Card. Sbarretti sul «Sodalitium Pianum»,
16 nov. 1921.
In data 16 novembre, Mons. Benigni inviò all'Emo Sbarretti una lunga lettera
o esposto ufficiale (n. 27), insieme ad una lettera più breve confidenziale
(n. 28); è necessario conoscere ambedue queste lettere.
La prima lettera o esposto (questo n. 27) va letta con attenzione. È ben vero
che si tratta di una difesa e perciò di un testo per natura sua facilmente
parziale; e se si pensa che chi scrive è un Monsignor Benigni in stato di
accusa, è chiaro che bisogna essere attenti. Ma è pur vero che una
buona serie di fatti ai quali Mons. Benigni si riferisce per illustrare l'attività
del suo SP sotto Pio X, sono documentati o documentabili e sono in suo pieno
favore. Una larga indagine negli archivi da lui stesso indicati (sopratutto nella
Segreteria di Stato) dovrebbe portare alla scoperta di altri dati e tutti in favore
dell'operato di Mons. Benigni: è lui stesso che vi si appella.
Importante, anche se un po' esagerata, forse, è la notizia (n. 8) sul servizio
d'informazione diretto e quasi quotidiano, gestito dai SP per molti anni,
e che doveva servire allo stesso Santo Padre.
Non meno interessanti le rivelazioni del n. 9, circa i personaggi, spesso altissimi,
serviti dal SP e con esso in ottime relazioni, sempre nel tempo di Pio X.
Di prima importanza le deposizioni fatte al n. 11, intorno ai membri del SP, intorno
ai mezzi finanziari modestissimi (Pio X elargì annualmente la modesta somma
di lire mille; n. 12).
I nn. 14 e 15 poi si riferiscono direttamente alla pubblicazione sopra ricordata
della corrispondenza di Gand, dichiarata da Benigni corrispondenza non ufficiale
del SP, qua tale, ma come epistolario privato, fra amico e amico (cfr.
l'introduzione, p: 231).
Il n. 16 infine offre al Cardinal Sbarretti la chiave per chiudere con facilità
l'inchiesta: «V. Em. Rma, qualora lo giudicasse opportuno, scrive Mons. Benigni,
voglia comunicarmi, non dico un ordine, ma un semplice desiderio di codesta S. Congregazione,
e il SP si dichiarerà senz'altro estinto». Come si vedrà
al n. 29, fu appunto questa frase che permise all'Emo Sbarretti di trovare una buona
formula per una dignitosa soppressione del SP.
Si potrà accennare finalmente e solo di passaggio alla dichiarazione di Mons.
Benigni (n. 16), che certe affermazioni ed accuse concrete a suo danno, potrebbero
essere oggetto di una vera procedura canonico-giudiziaria.
L'importanza di questo sostanzioso rapporto, scritto dal fondatore e sostenitore
indefesso dello stesso SP, e destinato soprattutto ad illustrare la
sua attività sotto il Pontefice Pio X, non ha bisogno di essere sottolineata.
Con le debite riserve, esso costituisce un documento fondamentale per poterci formare
sereno sul SP e le sue relazioni con il Servo di Dio Pio X. Questo rapporto
si trova nell'incartamento della S. Congregazione Concistoriale solo in forma di
copia ed è quindi senza firma; ma trovandovisi come uno degli allegati di
quel plico particolare trasmesso alla Concistoriale dalla S. Congregazione del Concilio,
non v'ha dubbio sull'autenticità del documento.
Roma, li 16 novembre 1921.
risp. al n. 5101/21 - 10 nov. 1921.
Eminentissimo Principe,
Mi affretto a rispondere alla venma Sua controindicata giuntami ieri 15, deplorando
che loschi intrighi, scesi fino in anonimi libelli diffamatori, abbiano snaturato
la pura e onesta verità che ho l'onore di qui esporLe.
1. Il Sodalitium Pianum, da me fondato verso il 1909, per la difesa
religiosa contro i nemici specialmente interni (Modernismo ecc.) con la piena approvazione,
per non dire nelle mani stesse, di Pio X (come risulta dai suoi autografi di cui
compiego copia autentica), da quel Pontefice fu sottomessa nel 1911 alla S. Congregazione
Concistoriale, dopo che il Pontefice ne aveva egli stesso fatto prova pratica, in
forma iniziale, prendendo ordinariamente i suoi ordini diretti: allora la S. C. Concistoriale
riconobbe ufficialmente il SP, con lettera 25 febbraio 1913 (n. 398/13).
2. Già scoppiata la guerra, fu giudicato opportuno della Dieta del SP,
e fu approvato dall'Emo Card. De Lai, di considerare come sciolto il Sodalizio
stesso per attendere la fine della guerra che si annunziava durerebbe qualche mese.
In quei torbidi giorni furono bruciate le carte del SP (meno, ben inteso,
gli originali dei documenti pontifici di cui sopra) e così si fece man mano.
3. Ma, più continuando la guerra e meno sembrando vicina alla fine, proposi
al sullodato Emo (affinché col troppo attendere l'opera non perisse definitivamente)
di ricostituire ufficialmente in vita il SP, il cui primo articolo
dello Statuto fu allargato dichiarando come scopo la difesa religiosa contro la Sètta
ed i suoi qualsiasi complici (vedi copia autentica annessa). E la S. Congregazione
Concistoriale si degnò inviarmi altra lettera, 5 agosto 1915 (n. 398/13) per
l'opportuno assenso ed incoraggiamento.
4. Ma quando fui a domandare all'Emo precise istruzioni per continuare il modestissimo
quanto fedelissimo servizio per la S. Sede, compresi dalla sua risposta che col nuovo
indirizzo non si gradiva più tale offerta. Ed allora, avvertitine i Dietali,
decidemmo di restare a parte, mantenendo buone relazioni personali fra i pochissimi
rimasti in rapporto, pur permanendo sempre a disposizione della S. Sede. Ciò
dissi all'Emo De Lai, ed infatti da quel tempo in poi cessai di disturbarlo con le
visite e con gli scritti fatti sino allora per il servizio suddetto.
5. Da ciò avvenne che, impedendo allora la guerra le comunicazioni con i vari
paesi e rendendole non facili anzi pericolose con tutti, non si ebbe, subito, tempo
di comunicare ai membri la ricostituzione del SP, ed in seguito, sopravvenuta
la suddetta stasi in cui stabilimmo di restare, nemmeno comunicai loro una ricostituzione,
la quale diveniva platonica. Quindi è avvenuto che la massima parte dei soci
nemmeno sa di quella ricostituzione molto relativa. Mi feci da allora in poi un criterio:
non farmi vivo coi soci che non si facevano, come tali, vivi con me; ed ai pochissimi
fattisi vivi, dire la verità com'era e continuare con loro, più come
amici che come soci, le nostre amichevoli relazioni.
6. Se Vostra Eminenza Reverendissima si degnerà domandare al Suo Emo Collega
della S. C. Concistoriale tutto l'incarto del SP, avrà nel modo
più sicuro la piena conferma di quanto sopra.
7. Hanno, dunque, asserito a codesta S. Congregazione che il SP è «una
associazione segreta, talmente segreta, che per la corrispondenza ha un dizionario
convenzionale». L'illuminata saggezza di Vostra Eminenza Reverendissima e della
S. Congregazione facilmente intuirà lo strano equivoco. Un linguaggio convenzionale
è per guardarsi dagli avversari nella trattazione della propria azienda, né
più né meno: nel nostro caso dai settari interni ed esterni, da quelli
dei governi a quelli delle congreghe moderniste, gli uni e gli altri pronti e senza
scrupoli a sabotare la posta ecc.: nella mia modesta esperienza nel servizio della
S. Sede, credo saperne qualcosa di tale audacia di massoni, modernisti e complici.
Dov'è dunque la società segreta? Perfino le pubbliche banche od aziende
commerciali hanno un dizionario segreto coi loro corrispondènti, appunto per
evitare che i loro affari siano conosciuti dai loro avversari. Che dire dunque di
noi? Valga qualche esempio preso dalla realtà e non da apriorismi. Sugli inizi
del SP il Pontefice mi diè ordine (fortunatamente quella volta me lo
dette per mezzo dell'Emo Signor Cardinale Merry del Val che, spero, se ne rammenterà
e potrà testificarlo) di mandare uno degli affidati a Berlino, al Congresso
internazionale del «libero cristianesimo» (cioè le assise del
settarismo protestante, modernista ecc.), anche perché Pio X aveva ragione
di credere che vi potessero intervenire preti a lui noti: e mi dette la somma necessaria
per le spese del viaggio e della permanenza. Difatti si riuscì a far avere
dettagliati rapporti e documenti al Sommo Pontefice, che si degnò dirmi la
sua soddisfazione. Ebbene, poteva tale servizio farsi senza linguaggio convenzionale
o mettere tutto a rischio di essere conosciuto dai nemici della S. Sede, imperanti,
come sempre, nelle poste ecc.?
Quando coraggiosi amici, abitanti entro confini déll'impero russo, rischiavano
la galera per introdurvi gli atti pontifici (parecchie volte, anche dopo che non
ero più in servizio in Segreteria di Stato, Mons. Canali, allora Sostituto
della S. di S. può attestarlo) non dovevano usarsi cautele le più rigorose?
Ho nominato la Russia. Il compianto Cardinal Vives, Prefetto della S. C. dei Religiosi
(e benevolentissimo per il SP) aveva ricevuto oscuri, ma allarmantissimi
rapporti sul convento dei monaci paolini di Czenstochowa, sul confine della Polonia
russa. Non sapendo come meglio giungere ad avere notizie sicure su quei disordini,
volle pregarmi di adoperare il SP a tale scopo. Difatti ne scrissi al buon
Conte Ostrowski (posso nominarlo perché è morto, onde è immune
dalle vendette), il quale, fatta una scrupolosa inchiesta presso sicuri ecclesiastici
e laici, me ne mandò il rapporto con la lista nera dei deplorevoli monaci,
lista che diceva: il più malvagio è Tizio, poi viene Caio ecc.
Ebbene, dopo qualche mese che il Cardinale aveva ricevuto dal SP la lista,
scoppiò l'atroce scandalo del monaco paolino di quel convento: il quale monaco
aveva assassinato nella propria cella un cugino per rubargli l'amante; ne aveva imballato
il cadavere in un canapè, e lo aveva fatto gettare a fiume.
Chi era il monaco assassino? il primo della lista nera (morto penitente in galera).
Chi era il principale complice? il secondo. E così via via. Vedo ancora il
compianto Cardinale alzare le mani al cielo, e chiamare «profezia» quella
lista. Quando furono decisi i provvedimenti, il Cardinale Vives mandò il P.
Saubat (da lui presentatomi per Segretario del SP) dal Cardinale Merry
del Val per informarlo della cosa (la Russia dipendeva dalla S. C. degli AA. EE.
SS.) e per dargli la lettera della S. C. dei Religiosi da spedirsi a Czenstochowa.
Naturalmente la pericolosissima missione di farle passare la frontiera, fu eseguita
dal SP.
Eminenza, ho citato un morto, il Card. Vives, ma esso ha dei garanti vivi. Oltre
i nominati v'è Mons. Cherubini, allora Sottosegretario ai Religiosi, speditomi
espressamente dal Cardinale Vives per ringraziare del servizio reso e domandare ulteriori
precisioni. E basterà cercare nell'archivio della S. C. dei religiosi per
ritrovarvi la «lista profezia» ed il resto. Vostra Eminenza Reverendissima
vorrà convenire che per tali servizi un dizionario convenzionale e lo stretto
segreto in generale, non erano veramente di troppo.
8. Sì, il SP desiderava restare ignoto ai nemici del Papa e Chiesa, per meglio
servire questo e quella. Enorme (mi contenterò di usare questa parola), enorme
è la calunnia che il SP avesse segreti verso la S. Sede. Gli Emi De
Lai e Merry del Val, Mons. Bressan per il servizio diretto di Pio X, hanno ricevuto,
per anni intieri, quasi quotidiani rapporti, sunti della stampa ecc., sulla situazione
generale e sui casi particolari: e non avevano che a dire una parola per esser serviti
come meglio lo potevano le nostre deboli forze. Essi potranno attestano a Vostra
Eminenza Reverendissima.
Oggi, modernisti intellettuali e pratici, loschi rancori e loschi interessi, vogliono
vendicarsi, accumulando le più strane calunnie perché il cane fedele
del Pastore morto passi per lupo presso il Pastore vivo. E questa è la chiave
di tutto l'intrigo che è andato dai libelli anonimi alle denunzie falsidiche
presso l'Autorità.
9. Sempre per la «società segreta». Oltre ai sullodati, io ho
parlato del SP, passim, secondo la buona occasione, ad Emi Cardinali. Sono
morti, fra questi, gli Emi Vives, Falconio e Gotti; ma, fra gli altri, è vivo
l'Emo Van Rossum a cui, dopo avergli detto del SP, ho parecchie volte
comunicato le notizie che potevano essergli non inutili per il suo altissimo ufficio.
Ugualmente qualche volta, all'Emo Laurenti, allora Segretario della Propaganda. Ugualmente
all'Emo Merry del Val, Segretario del S. Ufficio.
Uno che s'interessava assai al SP, era il Cardinale Sevin di Lione
che, poco prima della sua morte, proponeva al P. Saubat una fusione tra il SP
e la Pro Pontifice et Ecclesia, ma presto riconoscendo la non.
praticità della cosa. Il P. Saubat potrà prestare giuramento canonico
di ciò.
E non parlo dei Prelati, cominciando dai francesi Monestès (Digione), Sabadel
et Gilbert (i due a Roma), tutti favorevolissimi al SP.
Una volta Mons. Sabadel fece un'offerta di cento lire per essa. Di ciò possiamo
prestare giuramento, il P. Saubat ed io; quanto a Mons. Gilbert, lo stesso P. Saubat
ha conservato in memoria del venerato Vescovo le sue private lettere a lui; in alcune
di esse vi è chiara allusione al suo interessamento per il SP; il
P. Saubat potrà presentarle.
Qualche anno fa, già sotto l'attuale Pontificato, domandammo il favore d'indulgenze
per il SP alla S. Congregazione competente; questa ci rispose che non
era il caso perché ci voleva un'associazione d'istituzione canonica. Il Vicariato,
allora, mi domandò informazioni sul SP, ed io mi affrettai a dargliele
intiere; gliele ripeté il Segretario, P. Saubat: e tutto fu a posto. I due
Dicasteri possono ricercare le relative pratiche, e darne cognizione a codesta S.
Congregazione.
Ecco, Eminentissimo, il nostro «segreto assoluto», anche nei riguardi
delle autorità ecclesiastiche, come osano accusarci i nostri diffamatori.
Facta loquuntur.
10. La costituzione del SP è semplicissima. Esso non ha che un gruppo
organico, ed è a Roma; la Dieta o consiglio, dipendente dalla S. C. Concistoriale.
Fuori di Roma non ha che membri sparsi; tantoché se, per caso in una stessa
città se ne trovassero parecchi, essi potrebbero vedersi in riunioni amichevoli
(conferenze di S. Pietro), ma giammai fare opera o gruppo. Ma il numero, sempre
esiguo dei soci, non ha reso pratico nemmeno questo caso preveduto.
11. Sempre pochi i soci. I veri membri attivi, da contarsi sulle dita; gli aderenti
ed amici non molto più. In tutto, cioè compresi gli amici, non membri,
ma simpatizzanti, non si è mai sorpassato il centinaio. Dalla morte di Pio
X e dalla guerra in poi, si è agli ultimi sgoccioli, come accennavo poc'anzi.
E il libello diffamatorio ci fa l'onore di assegnarci un massimo di mille soci! I
mille, bel numero per impressionare sul ėterribile pericolo della società
segreta ecc.!
Dieta: il sottoscritto Direttore; R.mo P. Saubat S. C. J. (ora Procuratore Gen. dei
Preti del S. Cuore di Bétharram) Segretario; P. Maignen (ora Proc. Gen. dei
Fratelli di S. Vincenzo de' Paoli) ritiratosi da qualche tempo per la sua malandata
salute. Un membro era Mons. Speiser di Friburgo, Svizzera, morto da qualche anno.
Membri attivi (è bene chiamarli «già attivi»!) - Italia:
Sac. Giovanni Boccardo, [1] di Genova (uscito da qualche anno);
Sac. Giovanni Menara, di Padova (che dichiarò, appena morto Pio X, di ritirarsi),
Barone Luigi De Matteis e Baronessa Ersilia Pitocco, di Napoli (idem), Sig. Can.
Alberto Destantins di Pisa (non più fattosi vivo da prima della guerra), Mons.
Pesenti di Milano (idem: non so se è ancora vivo), Sig. Publio Roesler Franz
di Roma (non più visto da vario tempo).
Francia: RR. PP. George, Castelain, [2] Herbaux e Dupuis, redentoristi
(tutti cessati allo scioglimento del 1914), PP. Rollin e Hello dei Fratelli di S.
Vincenzo de' Paoli (usciti recentemente), Abbé Boulin [3]
(Parigi), Sig. Rocafort [4] (Parigi, uscito nel 1911), Conte
e Contessa de Calan (Rennes, non fattisi più vivi dalla morte di Pio X), Signorine
Lucien-Brun e Rollin di Lione (id.), Sig. Merlier, di Amiens (cessate le relazioni
col SP, poco dopo lo scoppio della guerra, quando egli partì
da Parigi).
Belgio: Avv. Jonckx [5], Gand (ora all'Aja: uscito collo
scioglimento del 1914).
Svizzera: Mons. Speiser di Friburgo (morto).
Germania: Barone Francesco von Savigny (morto), Conte Oppersdorff [6]
(uscito avanti la guerra), Rev. Fornelle, Berlino (ora non so dove stia: cessata
la sua attività con lo scoppio della guerra), Rev. Schulte (Breslavia), e
i Rev. Baron (Berlino, ambedue mai più fattisi vivi dopo la loro platonica
adesione), la Baronessa Adrian-Werburg, di Monaco (idem).
Ex Impero Russo: canonico Majewski, di Vilna (morto); parroco Kajewski di Mosca (non
so se è vivo; non avuta più alcuna comunicazione dopo lo scoppio della
guerra); Conte Giulio Ostrowski di Varsavia (morto).
Ex-impero austro-ungarico: Rev. Antonio Maus di Vienna (morto); Rev. Manjaric e Strigic
di Osick (non so se vivi; non avute più notizie dopo lo scoppio della guerra).
Stati Uniti: Sig. Fritz Simon, del Texas (non avute più notizie dopo lo scoppio
della guerra).
E qui un'ovvia osservazione. Certo, per Vostra Eminenza Reverendissima e per codesta
S. Congregazione la maggior parte di questi nomi è ignota, ma alcuni debbono
essere conosciuti (per non parlare di me che ho sempre lavorato per la S. Sede e
per la Chiesa), quali gli ottimi PP. Saubat e Maignen. Di altri sarà
facilissimo assumere informazioni. Ora com'è possibile pensare seriamente
ed onestamente di società segreta nel senso cattivo della parola, di segretumi
verso la Autorità ecclesiastica ecc., con tali soci dei quali i due Religiosi
sono tra i capi? Se una buona parte sono rimasti in panne alla morte di Pio X, ciò
ha evidentemente dipeso dall'enorme trambusto della guerra e dal fatto che, per le
ragioni suddette, io sono stato il primo a non riallacciare. Ora si noti che il libello
diffamatorio che ci accusa di società segreta, ecc., è redatto esclusivamente
con carte (lavorate a modo suo) del tempo di Pio X, perché sono quelle sequestrate
all'avv. Jonckx con cui tutto fu finito allo scoppio della guerra. Dunque il nostro
«segreto» era verso Pio X, i Cardinali De Lai e Merry del Val, ecc. Si
può essere più assurdi?
Ma le falsità non imbarazzano i nostri diffamatori. Il loro libello dà
come nostri socii - et quidem attivissimi! - il Padre Richard, assunzionista, che
giammai ha avuto che fare con noi, e che alla morte di Pio X, io non avevo mai visto;
la Madre Geltrude Schaaffgotsch, religiosa tedesca, uscita da non so quale congregazione
e fondatrice di non so quale altra: ora io non ho mai avuto alcuna relazione con
essa. È con la stessa serietà ed onestà che il libello confonde
nomi, inventa società sopra società; tutto è buono per impressionare
e denigrare.
12. Quanto agli «impiegati» del SP, come averli senza risorse?
Nei primi anni elargirono qualche oblazione notevole il Conte e la Contessa de Calan
ed il barone Savigny suddetti; e quel denaro servì per le modestissime spese
d'impianto, di posta, ecc. Poi più nulla, se non qualche modesta lira data
da modesti soci, compreso il sottoscritto: in tutto appena i soldi pei francobolli.
Ed anche tale impecuniosità assoluta, pronunziatasi con la morte di Pio X
(che mi dava mille lire all'anno a tale scopo, come può attestare Mons. Bressan,
perché un anno, non avendo io avuto occasione di un'udienza, Pio X ebbe la
bontà di mandarmele dal suo Segretario) e peggiorata con la guerra, è
stata una ragione materiale che, unita alle morali, ha determinato l'inattività
del SP.
13. Benché i nostri avversari mi abbiano imparato a sentirne delle straordinarie,
cado dalle nuvole leggendo nella venma lettera di Vostra Eminenza Reverendissima
il nome del periodico Fede e Ragione, mescolato al SP. Le
dò la mia parola d'onore e di coscienza, pronto a confermarle con giuramento
e con ogni confronto, che giammai il SP e Fede e Ragione hanno avuto
a che fare tra loro; giammai. Si vede che il sistema senza scrupoli adottato dal
libello diffamatorio continua il suo cammino.
E questo valga a mostrare a codesta S. Congregazione a quali fantasie, per non dir
peggio, un rancore senza scrupoli possa giungere, pur di soddisfare la sua vendetta
o gelosia.
14. A tali metodi così poco cristiani si riferisce altresì il trucco,
largamente usato dal libello diffamatorio, per cui si riferiscono al SP varie
mie lettere personali ad amici, lettere buttate giù all'amichevole e indipendenti
del SP, come risulta dallo stesso loro stile. Tutti, cominciando da
Vostra Eminenza Reverendissima, possono scrivere lettere confidenziali a loro amici
e conoscenti, anche se appartenenti allo stesso dicastero, circolo ecc., senza che
ciò faccia di quelle lettere un documento del dicastero o dell'associazione.
Ma faceva tanto comodo mescolare lettere personali con lettere d'ufficio; non per
nulla Talleyrand disse: «Datemi quattro righe d'un galantuomo, e ve lo mando
in galera».
15. E giacché certamente a codesta S. Congregazione è pervenuto, nel
suo testo, il suddetto libello diffamatorio, largamente distribuito in Francia ed
in Italia dai RR. PP. Gesuiti, ed in Roma peculiarmente dal R. P. Rosa, Direttore
della Civiltà Cattolica, mi permetto compiegare alcune pagine
di risposta al libello, gettate giù appena letto questo e redatte alla buona,
puramente e semplicemente per gli amici, tantoché esse sono scritte in due
volte. Vostra Eminenza Reverendissima si degni non badare allo stile (del resto è
bene che sia così perché mostra la sincerità e franchezza fra
amici), a badare soltanto alla sostanza, veramente schiacciante, della risposta,
facendo confrontare le singole accuse colle singole confutazioni.
16. Dopo ciò, confidando di aver dato a codesta S. Congregazione quanto può
valere ad informarla sulla realtà del SP, non mi resta che dichiararLe
con sincerità cordiale e devoto ossequio quanto segue: Vostra Eminenza Reverendissima,
qualora io giudicasse opportuno, voglia comunicarmi, non dico un ordine, ma un semplice
desiderio di codesta S. Congregazione, che l'agonizzante SP sia definitivamente
morto; ed io mi affretterò a comunicarne lo scioglimento ai quattro amici
rimasti attivi. Nato per servire la S. Sede, il SP darà così
con la sua stessa fine un'ultima prova del suo sentimento e del suo carattere. Poi
Dio giudicherà. Debbo però riservare, nell'interesse della verità
e della giustizia, non fosse altro per i miei buoni amici, il diritto ad un'azione
giudiziaria verso gli ispiratori, redattori e diffonditori del libello diffamatorio
e calunnie relative, a norma del vigente Diritto Canonico, visto che vi sono tutti
gli estremi legali: precise calunnie contro precise persone. Evidentemente ogni socio
del SP ha diritto, per conto suo, a tale azione. Ben dispiacenti d'incomodare
come testimoni vari illustri personaggi: ma la responsabilità di tanto incomodo
non sarà nostra.
Prostrato al bacio della Sacra Porpora, con il più profondo ossequio ho l'onore
di confermarmi
di Vostra Eminenza Reverendissima
Umilissimo devotissimo obbligatissimo servo
Umberto Benigni
Allegati:
1. Atti Pontifici per il SP;
2. Suo Statuto;
3. Note confidenziali sul libello diffamatorio contro il SP.
1 Direttore dello Liguria del popolo, Genova, uno
dei più noti giornali «papali».
2 Provinciale (Parigi) 1900-1912, morto 1934; noto missionario
e fermissimo nella «resistenza legale» negli anni 1902-03.
3 Pubblicista, direttore de La Vigie, Parigi.
4 Vedi sopra: p. 211, 219 ss.
5 Direttore della Correspondance Catholique, Gand;
noto per il sequestro della corrispondenza del SP nella sua casa, avvenuto
nel 1914, ciò che diede occasione, sin dal 1921, ai più violenti attacchi
contro Mons. Benigni e il suo SP.
6 Membro della Camera Alta della Germania, direttore della Wahrheit
und Klarheit, Berlino.
Risposta confidenziale
di Mons. Benigni al Card. Sbarretti, circa l'inchiesta sul «Sodalitium Pianum»,
16 nov. 1921.
Benigni accompagnò il suo lungo esposto ufficiale con una lettera confidenziale,
diretta personalmente allo stesso Prefetto della S. Congregazione del Concilio.
Questa lettera, com'è ovvio, dice cose che non si dicono in un rapporto ufficiale
e - a nostro modo di vedere - costituisce un complemento di grande importanza al
nostro scopo.
Mons. Benigni indica chiaro e tondo quali sono le vere ragioni della guerra spietata
che da anni si era scatenata contro il SP, e sopratutto contro di lui
come suo padre e ispiratore. «Loschi rancori e loschi interessi», così
egli afferma, non sono estranei alla lotta scatenata contro di lui e la sua opera.
Non entriamo a scandagliare i retroscena delle varie lotte pubblicitarie, alle quali
qui si allude. La diceria fatta circolare con malevola insinuazione, che Mons. Benigni
avesse un'abitazione lussuosa, sta ad indicare come nella lotta si possa ricorrere
anche a mezzi meschini, oltre che falsi. La sua affermazione: «io meno una
vita da povero come sono sempre stato», è confermata da vari testi,
bene informati e sinceri, e questo fatto costituisce una delle caratteristiche più
belle del vecchio Monsignore, in mezzo ad altre meno commendevoli.
Ma la vera e più profonda ragione, per cui l'opera e l'attività di
Mons. Benigni era andata incontro a malintesi e a contrarietà senza numero,
egli crede di poterla indicare nel penultimo alinea, ove dice che «il fondo
reale» di tutta la guerra contro di lui sta nel «rancore internazionale
che contro di lui [Pio X] si accumulò»; accenno eloquente
alle molteplici resistenze, attive e passive, alla politica religiosa di Pio X.
Nell'introduzione a questo capitolo abbiamo potuto trattare più sistematicamente
di tutto quel complesso di cose che condusse al fallimento dell'opera di Mons. Benigni:
gli eccessi e gli errori oggettivamente esistiti, servirono anche da pretesto per
sfogare l'avversione che si aveva, per principio o per comodità, verso le
dritte e inflessibili direttive di Pio X, le quali miravano sopratutto alla supremazia
della fede in tutte le manifestazioni della vita, reale
e pratica, in ogni suo settore: religioso, politico, sociale, culturale.
L'ultimo alinea di Mons. Benigni ci lascia pensosi. L'idea originale e primitiva
del SP, come Mons. Benigni l'aveva concepita, era certamente bella
e grandiosa: un grande istituto laicale, diffuso in tutto il mondo, per la realizzazione
e difesa del programma di Pio X: instaurare omnia in Christo.
Ma l'ideale era di per sé difficilissimo: i mezzi nella loro attuazione concreta
altrettanto difficili; gli uomini chiamati a servirsene, cominciando proprio da Mons.
Benigni, non scevri di difetti, talvolta gravi, sopratutto per ciò che concerne
la moderazione e la prudenza. Così il SP, che non fu mai ciò
che il suo ispiratore idealmente intese, dovette finalmente soccombere sotto il peso
delle sue deficienze e soprattutto dietro i colpi dei suoi nemici.
Personale
Roma, 16 novembre 1921.
Eminentissimo Principe,
Rare e fuggevoli occasioni mi dettero l'onore di parlare a Vostra Eminenza Reverendissima,
e la mia ritiratissima vita le ha rese già remote. Pur oso rivolgere in via
tutta personale a Lei una parola ossequente e leale di verità e di giustizia
a complemento della mia qui acclusa risposta d'ufficio.
La verità è questa. Loschi rancori e loschi interessi sono venuti stringendo
attorno a me un cappio scorsoio con la caritatevole intenzione di farmi la festa.
L'affare del Sod. piano ne è un culminante episodio, ma non è tutto.
EccoLe un fatto materialmente tangibile. So da varie e sicure parti che gli stessi
diffonditori delle calunnie contro il SP vanno diffondendo che ho preso in
affitto una palazzina con un pianterreno e un primo piano: in questa bella abitazione
io abito col personale della mia segretaria e della mia servitù: quanti denari
e quanto mistero!
Ora, la verità è un pochino diversa. La mia salute mi ha costretto
di venire nei quartieri alti, ed abito in un casone della cooperativa Vittoria un
piccolo appartamento (il più piccolo del fabbricato), composto di quattro
camere, ove sono col mio antico cameriere (da dopo la guerra non ho potuto più
tenerlo, perché nessuno mi ha dato un equipollente caroviveri), oggi impiegato
ai trams; egli è con sua moglie e un bambino: in compenso della camera e della
luce che do loro, essi mi fanno la camera ed il mangiare. Quanto ad altri appartamenti
in cui stia la mia segretaria o cose simili, sono pronto a cederli a mie spese ai
miei calunniatori, se essi me li mostreranno qui o in qualunque altra parte di Roma.
Quanto ai denari, io meno una vita da povero come sono sempre stato: e dovendo ora
pagare un fitto relativamente alto, ho fatto un debito che cerco pagare lavorando
tutto il giorno a fare scuola, in biblioteca, ecc.
È facile quindi constatare: se i miei implacabili avversari osano inventare
tali cose (di cui si sembra trovare un'eco nella lettera), a smontare le quali basta
che Vostra Eminenza Reverendissima mi manda un Suo domestico a casa; che cosa non
oseranno su materie la cui confutazione non può essere così ovvia e
tangibile come questa? Non hanno assicurato a Sua Santità che io gli creo
imbarazzi diplomatici attraverso i cinque continenti? Altro che romanzi di Arsenio
Lupin!
Ma il fondo reale di tanta fantasmagoria è ben altro. Su me che con modesta
ma incrollabile fedeltà servii Pio X, si vuole sfogare il rancore che contro
lui si accumulò: il Sod. Piano non fu che un'opera nata nelle sue mani, per
lui, per servirlo nel rischio e nel pericolo: ed oggi contro il cane di Pio X tutti
i lupi vecchi del Pastore morto e del cane superstite, urlano: dàlli al lupo!
È triste pensare che quel povero SP, che avrebbe potuto servire
la Chiesa oggi come la servì ieri, sia stato buttato al cantone, ed oggi si
voglia spezzarlo sulle mie spalle, e ciò per rancori e gelosie personali di
terzi. Ma sia fatta la volontà di Dio, qualunque essa sia. Per me è
solo adempiere un dovere di coscienza il richiamare la superiore attenzione sul fra-le-quinte
della triste commedia, onde non mi si accusi poi di non aver parlato a tempo per
prevenire un passo falso.
Con le più umili scuse, prostrato al bacio della Sacra Porpora, nel massimo
ossequio ho l'onore di confermarmi
di Vostra Eminenza Reverendissima
Umilissimo devotissimo obbligatissimo servo
Umberto Benigni
Comunicazione del Card.
Sbarretti a Mons. Benigni sullo scioglimento definitivo del «Sodalitium Pianum»,
25 nov. 1921.
Le sorti del SP erano praticamente segnate con l'inchiesta aperta dalla S.
Congregazione del Concilio in data 15 novembre 1921. La duplice risposta surriferita
di Mons. Benigni non ne poteva impedire la fine. Con un biglietto del 22 novembre
Mons. Benigni rimise all'Emo Sbarretti un «incarto nell'interesse della verità
e della giustizia» che non conosciamo.
intanto il Cardinale Prefetto della S. Congregazione del Concilio andò in
Udienza e, riferita al Santo Padre Benedetto XV la questione pendente, ne ebbe l'incarico
di procedere al definitivo scioglimento del SP. Così, in data
25 novembre 1921, la detta S. Congregazione partecipò a Mons. Benigni la decisione
presa, e il Cardinale Prefetto (che con il Segretario Mons. Mori, poi Cardinale,
firmò l'atto), prese come punto di partenza la frase di Mons. Benigni, dove
questi si dichiarava pronto ad un eventuale scioglimento del SP.
L'ordine peraltro di soppressione viene motivato con le mutate circostanze attuali
che rendono opportuno lo scioglimento del SP, e Mons. Benigni
è invitato a prendere le disposizioni del caso.
Sacra Congregazione del Concilio
Num. di prot. 5101/21
Roma, li 25 novembre 1921.
Revmo Monsignore,
Ho ricevuto la lettera che in data 16 corrente la S. V. Rma mi ha indirizzato in
risposta alla mia del 15.
In essa ho rilevato con piacere le ultime parole: «Vostra Eminenza Revma, qualora
lo giudicasse opportuno, voglia comunicarmi, non dico un ordine, ma un semplice desiderio
di cotesta S. C. che l'agonizzante Sodalizio Piano sia definitivamente morto, ed
io mi affretterò a comunicare lo scioglimento ai quattro amici rimasti attivi».
Questa dichiarazione, così ossequiente e rispettosa da parte della S. V. non
mi ha recato sorpresa; e dopo aver preso gli ordini del S. Padre in proposito, Le
partecipo che questa S. Congregazione ritiene opportuno, nelle mutate circostanze
attuali, lo scioglimento del Sodalizio Piano. Voglia dunque la S. V. prendere quelle
disposizioni che giudicherà del caso, perché la decisione di questa
S. C. sia comunicata agli aderenti, ed eseguita.
Intanto coi sensi di distinta stima mi confermo della S. V. Rma devotissimo nel Signore
D. Card. Sbarretti, Prefetto
Giuseppe Mori, Segretario.
Comunicazione fatta
da Mons. Benigni al Card. Sbarretti (30-a) e ai sodali (30-b) sull'avvenuto scioglimento
del «Sodalitium Pianum», 1 dic. 1921.
In data 1 dicembre 1921 Mons. Benigni informò il Cardinale Prefetto della
S. Congregazione del Concilio sull'avvenuto scioglimento formale del SP,
comunicandogli anche il testo della stessa comunicazione fatta ai membri del
sodalizio. Diamo i due testi sotto le lettere a) e b).
La comunicazione sullo scioglimento del SP al Cardinal Sbarretti (30 a),
si mantiene nelle linee di pura burocrazia. Da notare la riconoscenza per la
felice formulazione del documento della S. Congregazione.
Della partecipazione ai membri stessi del SP riportiamo il testo latino (30
b), quale è allegato negli atti. Il testo non richiede alcuna spiegazione;
è dignitoso e chiude senza disarmonia tutto il grosso incartamento relativo
al SP.
a)
Roma, 1 dicembre 1921.
Risp. al n. di prot. 5101/21 - 25 nov. 1921.
Eminentissimo Principe,
Ieri l'altro, 29, ricevei la vma Sua del 25 scorso, e ho preso subito le disposizioni
da essa richiestemi, mediante la circolare di cui ho l'onore di annettere copia autentica.
Sono ben grato a Vostra Eminenza Reverendissima per le benevoli espressioni usate
per me nella lettera stessa. E prostrato ai bacio della Sacra Porpora, col più
profondo omaggio ho l'onore di professarmi
di Vostra Eminenza Reverendissima
Umilissimo devotissimo obbligatissimo servo
Umberto Benigni
b)
Sodalitium Pianum
Christus vincit!
Romae, 1 decembris a. 1921.
Dilectissimi Sodales,
Sacra Concilii Congregatio, habita ad suam praecedentem requisitionem mea responsione,
litteras die 25 novembris mox transacti datas mihi remisit, quarum exemplar heic
includitur.
Igitur eiusdem S. Congregationis mandato parens, nostra Diaeta a me convocata statuit
finem nostro Sodalitio imponere die octava mensis ineuntis. Dies festus Immaculatae
Conceptionis Beatae Mariae Virginis erit Sodalitii Piani ultimus, post quem nullum
amplius inter nos supererit vinculum nisi communis erga Sanctam Ecclesiam amor et
nostra peculiaris amicitia. Sic Diaeta nostra statuit ad omnes effectus de iure et
de facto, Vobisque omnibus et singulis per praesentes communicat.
Si ob nostri Sodalitii finem dolore, sane naturali, afficimur, laeti in Domino verificamus
quoci decisionis a S. Congregatione ratae ratio est ex «mutatis circumstantiis
actualibus», non vero ex nostra culpa. Unde calumniae quas inimicus homo contra
institutum nostrum congesserat, hoc ipso dilabuntur.
Christus vincit! Oremus ad invicem.
Pro Sodalitii Piani Diaeta
hucusque sodalis vester,
semper vester amicus
Humbertus Benigni
(Sigillum SP).