Beatissimo
Padre,
La
discussione sulla eroicità delle virtù del Servo di Dio Pio X si iniziò
il 28 ottobre 1949, con la così detta Congregazione antepreparatoria, che
fu tenuta nel Palazzo della Cancelleria presso S. Em. Rma il Signor Card. Micara,
Prefetto della Sacra Congr. dei Riti e Ponente della Causa.
I risultati di detta Congregazione si possono vedere nelle Novae Animadversiones,
pubblicate dal Rmo Mons. Salvatore Natucci, Promotore generale della Fede, in data
15 dicembre 1949, nelle quali sono riportati quasi integralmente i voti dei Rmi Consultori.
Chi ha un po' di pratica sullo svolgimento di queste discussioni, potrà facilmente
rilevare, che tutti i Consultori hanno sentito di trovarsi davanti ad una Causa eccezionalmente
grande; grande perché si tratta di un Papa e di un tale Papa; ma grande anche
in rapporto all'oggetto in esame, cioè all'esercizio delle virtù, molte
delle quali, come la fede, la speranza, la carità, l'umiltà, la fortezza,
lo spirito di povertà, appaiono, anche a prima vista, di grado altissimo.
D'altra parte pero non sono pochi i Consultori che hanno presentato delle obiezioni
e fatto delle riserve, alla cui soluzione non sono sembrate sufficienti le deposizioni
processuali riprodotte nel Summarium, onde si è creduto necessario
un Summarium additionale, documentato, la cui preparazione, trattandosi di
ricerche documentarie, è stata, affidata alla Sezione storica.
Volendo dare ora ragione di questo Sommario e indicarne i risultati, e desiderando
procedere con un certo ordine, tratteremo in questa Disquisizione dei seguenti
punti:
1. Le difficoltà sollevate.
2. Le ricerche fatte dalla Sezione storica.
3. Il Sommario addizionale e la documentazione addotta.
4. I risultati che scaturiscono dal Sommario addizionale.
1) Osservazioni previe.
2) La stampa cattolica nella lotta antimodernista e la linea di condotta del Servo di Dio.
3) Il Modernismo a Milano e il caso del Card. Ferrari.
4) Il Servo di Dio e il «Sodalitium Pianum» di Mons. Benigni.
5) Atteggiamento del Servo di Dio con varie persone sospette di Modernismo.
5. Conclusione.
1 - Le difficoltà
Nelle Novae Animadversiones, oltre a varie obiezioni riguardanti l'una o l'altra
virtù, alle quali risponderà l'egregio Patrono della Causa, vi è
tutta una serie di obiezioni e di riserve di carattere positivo, che a ben considerarle,
si riducono ad un solo ed unico denominatore comune: il modo cioè di agire
dei Servo di Dio nella lotta contro il Modernismo.
Un Rmo Consultore scrive: Dantur autem in ea (Causa) quaedam difficultates quas plenius
solutas vellem... Reducuntur praecipue ad unam magni momenti. Haec difficultas respicit
modum agendi Servi Dei in modernismi debellatione (Novae Animadv., n. 21, pp. 55-56).
E un altro: Sed difficultas quae in tota vita Pii X gravior videtur, refertur ad
methodum actionis in acri lucta adversus Modernismum (l. c., n. 17, p.38).
Un altro ancora: Crux, et ut statim dicam, sola crux, mihi videtur existere in magna
illa quaestione, an Pius X in pugna sua contra Modernismum limites prudentiae et
iustitiae excesserit, praesertim in ultimis annis. Scio, et credo omnes nos scire,
hanc esse magnam umbram, quae apud multos ex seniore generatione catholicorum, qui
adhuc viderunt hos annos, sanctitatem huius gloriosissimi Papae obtenebrat. Hanc
umbram expellere oportet (l. c., n. 18, p. 41).
Si noti bene: nessuno ha toccato, né poteva toccare la questione di principio,
intorno cioè alla condanna e alla lotta in sé contro il Modernismo:
questo è un fatto che rientra nell'ambito del magistero supremo del Sommo
Pontefice e non può esser messo in discussione. Tutti anzi riconoscono - e
come non riconoscerlo? - che fra i grandi meriti di Pio X, il più grande forse,
fu quello di aver veduto subito e con estrema chiarezza il tremendo pericolo del
Modernismo, di averlo individuato con ammirabile precisione e di aver preso con energia
tutte quelle misure che erano necessarie per abbatterlo totalmente e rapidamente.
Tutto ciò è oggetto di ammirazione, non di discussione. La discussione
invece incomincia là dove si inizia l'applicazione pratica dei mezzi, l'attuazione
concreta nella lotta, nella quale, pur tendendo ad un fine ottimo, vi si possono
mischiare vari diftetti, di imprudenza, per esempio, o di mancanza di carità
o di giustizia, soprattutto quando entrano in giuoco persone e cose, nella concretezza
circonstanziata dei fatti singoli.
Ora questo è proprio il punto di discussione sollevato da molti testimoni
nei Processi e rilevato da molti Consultori. E l'obiezione generica viene poi specificata
e appoggiata su vari fatti positivi. Eccone i principali.
1. Uno dei più frequenti rilievi fatti intorno al modo di agire del Servo
di Dio nella lotta contro il Modernismo, è quello di aver permesso, se non
favorito, per lo meno di non aver impedito, che un gruppo di persone, di indirizzo
intransigente, abbiano potuto censurare pubblicamente e impunemente, istituti o persone
ecclesiastiche, anche degnissime, come Vescovi e Cardinali, gettando l'accusa o il
sospetto di Modernismo anche quando non vi era un fondamento sicuro e provato; accusa
e sospetto che avrebbero trovato facile credito presso il Servo di Dio, specialmente
negli ultimi anni del suo Pontificato, inducendolo a cambiare anche atteggiamento
verso le persone indiziate, senza che queste potessero far valere le loro ragioni.
Fra le persone intransigenti, che, sentendosi protette dal Vaticano, avrebbero potuto
erigersi a censori pubblici di persone ed istituti, ci sarebbero in primo luogo i
famosi fratelli Scotton, tre sacerdoti di Breganze (Vicenza), direttori del noto
settimanale integralista e impetuoso La Riscossa, e in secondo luogo vari
scrittori dell'Unità Cattolica di Firenze, quotidiano intransigente,
pronto anch'esso, si dice, come La Riscossa, a vedere e denunziare
il Modernismo, teorico e pratico, in ogni angolo.
Fra le persone poi che sarebbero state vittime, in certa misura, di queste intransigenze
si fanno vari nomi, due dei quali occorrono più frequentemente e sono nientemeno
che due notissimi Cardinali, il Maffi e il Ferrari: quello perché non approvava
l'indirizzo dell'Unità Cattolica di Firenze; questi, il Card. Ferrari,
attaccato arrogantemente, si dice, dai fratelli Scotton nella Riscossa. Anche
nelle Novae Animadversiones i due nomi di Maffi e Ferrari ricorrono spessissimo
(pp. 20, 38, 45, 49, 54, 58, 62, 68, 83, 85, 88).
2. Connessa con la questione precedente è l'altra obiezione opposta, concernente
cioè l'atteggiamento ostile assunto dal Servo di Dio verso la stampa cattolica
non intransigente, quella detta di penetrazione, rappresentata in modo particolare,
dai 1907 in poi, dai noti giornali della Società Editrice Romana, detti del
«Trust», con a capo il Corriere d'Italia che si stampava a Roma.
Il Servo di Dio, si dice, contro il parere di uomini eminenti, con a capo il Card.
Maffi, si mostrò sempre contrario a quei giornali e ai loro scrittori, i quali
erano pronti, si afferma, a seguire le direttive della S. Sede, da essi invocate
e che mai poterono avere, fatti segno invece ad una continuata ostilità, che
sboccò finalmente nella loro sconfessione ufficiale con la famosa «Avvertenza»
del 2 dic. 1912 (cfr. Novae animadv., pp. 59, 65, 66).
3. Finalmente, sempre nella stessa linea della lotta antimodernistica, il Servo di
Dio avrebbe approvato e benedetto il famoso Sodalitium Pianum, fondato e diretto
da Mons. Benigni, una organizzazione occulta, si dice, con centri d'informazione
in tutti i paesi, un vero sistema di spionaggio, che al di fuori e al di sopra della
gerarchia e degli organi ordinari della S. Sede,
poteva denunziare e denunziava di fatto istituzioni e persone, le quali cadevano
così in sospetto e ne avvertivano le conseguenze, senza potersi né
discolpare, né difendere. Su questo argomento, si osserva, c'è tutta
una letteratura, specialmente estera, divenuta ormai di dominio pubblico, nella quale
l'opera di Mons. Benigni, la massoneria nera, come allora si diceva, viene fortemente
deprecata, e se ne fa ricadere, almeno indirettamente, le responsabilità sul
Servo di Dio, in quanto egli l'approvò e la favorì, o per lo meno non
la seppe reprimere. Le Novae Animadversiones toccano spesso questo punto,
talvolta con termini gravi (vedi pp. 45, 46, 57, 59, 60, 63, 71).
4. Conseguenza di tutto questo sistema sarebbe il fatto che molte persone, anche
specchiate per sapere e probità, sarebbero state indiziate più o meno
apertamente come sospette e sarebbero cadute in disgrazia, con danno della loro fama
e con sommo loro dolore. Restringendosi alla sola Italia, si fanno spesso, ad i nomi
di P. Semeria, P. Genocchi, Mons. Fracassini. Altra conseguenza poi del sistema,
e questa più grave, perché più generale, sarebbe stata una profonda
divisione indotta fra i cattolici, non escluse le categorie più alte e la
stessa gerarchia: da una parte gli integralisti, ritenuti ortodossi in pieno, dall'altra
la massa considerata spesso come accomodante, se non addirittura inclinata verso
una qualche forma di Modernismo, almeno pratico.
Tutto questo insieme di cose verrebbe ad intaccare una delle virtù cardinali,
che nel quadro della santità ha sempre un posto importante, e che nella santità
di chi è chiamato al governo universale della Chiesa ha un posto di primo
ordine, la virtù cioè della prudenza, che i teologi chiamano auriga
virtutum, in quanto è essa che guida il cocchio regale delle virtù
(cfr. Novae Animadv., pp. 40, 77, 84 et alibi).
A risolvere dunque queste difficoltà, già qualche Consultore prima
(Novae Animadv., p. 45), poi insistentemente il Rmo Promotore Generale della
Fede, e finalmente S. Em. il Card. Micara, Prefetto e Ponente della Causa, hanno
desiderato l'intervento della Sezione Storica, che ha preparato di ufficio questo
Sommario Addizionale. Prima di parlare del Sommario stesso e dei suoi
risultati, mi si consenta di dire due parole sulle ricerche fatte a questo proposito.
2 - Le ricerche fatte dalla Sezione storica
Avuto l'incarico di esaminare col metodo della buona critica storica le questioni
sopra indicate, e avute in mano le Novae Animadversiones, mi feci consegnare
anzitutto i numerosi volumi dei Processi Ordinari ed Apostolici, per
vedere se per le dette questioni non vi fossero delle deposizioni utili, eventualmente
omesse nel Summarium; tanto più che, come era stato osservato da qualche
Consultore (vedi ad esempio Novae Animadv., p. 17), non si capiva bene, perché
alcune deposizioni di persone notissime, come quella del Card. Gasparri e quella
dell'On. Longinotti, fossero state omesse del tutto o in gran parte.
Il risultato dello spoglio dei Processi lo si ha nella prima parte del Sommario
addizionale, di cui parleremo fra poco.
Ma anche queste nuove deposizioni processuali non ci permettevano di veder chiaro,
nelle varie questioni, fino in fondo. Da alcuni accenni però, raccolti qua
e là, si maturò sempre più in noi la convinzione, che doveva
esistere una documentazione diretta sulle varie questioni, e che questa documentazione
si doveva trovare nell'archivio della S. Congregazione Concistoriale. Giunti a questa
convinzione, ci recammo, il 3 maggio scorso, da S. Em. Rma il Signor Card. Piazza,
Segretario di detta S. Congregazione, pregandolo di voler vedere, se intorno a certe
determinate questioni, l'archivio di quel dicastero avesse del materiale documentario.
Le ricerche, che sembravano dapprima infruttuose, divennero invece fruttuosissime,
tanto che il giorno 6 dello stesso mese, S. Em. il Card. Piazza ebbe la bontà
di consegnare al Relatore della Sezione Storica un voluminoso plico di carte originali,
il cui contenuto generico era indicato da una piccola scheda, nella quale il compianto
Card. Rossi aveva scritto: «Pio X e Modernismo».
Poche volte forse un ricercatore di memorie provò tanta emozione, quanta ne
provò il sottoscritto, quando si accorse di essere cascato nel bel mezzo della
documentazione intravista, cercata e desiderata. Parve che fosse questo un gesto
della Provvidenza. Difatti non fu difficile rendersi subito conto che quel copioso
materiale si riferiva proprio a tutte le questioni in discussione, compresa quella
più oscura del Sodaiitium Pianum, e che era un materiale originale,
ordinato e talmente ricco da escludere la possibilità di gravi lacune.
Il fortunato rinvenimento di questo materiale ci metteva però su altra strada.
Fino allora ci eravamo preoccupati di raccogliere dati processuali - vedremo poi
quanto incompleti e quanto incerti - coordinandoli con i dati di dominio pubblico,
raccolti dalla letteratura storica di questo periodo. Ora tutto quel materiale veniva
ad essere secondario, avendo modo di poter illustrare le varie questioni, con tanta
maggior ampiezza e sicurezza, in base a tutta una documentazione diretta.
Presi come aiuto e collaboratore il P. Giuseppe Löw, vice Relatore della Sezione
Storica, e per due mesi siamo rimasti ambedue immersi, mattina e sera, su questo
lavoro. Chiediamo scusa di queste note personali: lo abbiamo fatto per dire che lo
studio, per quanto sollecito, è stato fato con la massima serietà e
coscienziosità possibile.
Ed ora due parole sul Sommario addizionale e la sua documentazione.
3 - Il «Summarium additionale» e la documentazione
addotta
Il Summarium additionale è diviso in due parti, sulle quali sarà
utile fare qui alcuni rilievi.
La prima parte (pp. 3-53) contiene un certo numero di deposizioni processuali,
ordinarie ed apostoliche, omesse nel Summarium super virtutibus, ma che sono
sembrate utili alla discussione delle questioni particolari che formano l'oggetto
di questo studio.
Dopo il nome di ciascun testimonio abbiamo dato alcune notizie sul valore o importanza
delle sue deposizioni, accennando talvolta anche agli errori contenuti in qualche
affermazione. Si veda in particolare l'introduzione alla deposizione del Card. Gasparri
(pp. 6 ss.). Sulla quale ci sarebbe da aggiungere, che tutto quello che egli riferisce
intorno al Sodalitium Pianum, è molto poco esatto: lo possiamo affermare
ora, dopo aver studiato ampiamente l'argomento (Sum. addit., Documenta,
Cap. III), in base ad una larga documentazione originale, che il Card. Gasparri non
conobbe, o conobbe solo in parte e di seconda mano, servendosi cioè di una
pubblicazione tutt'altro che serena, quale è quella di N. FONTAINE, Saint-Siège,
«Action française» et «Catholiques intégraux»
(Paris 1928); onde anche il giudizio così severo che l'Emo Teste diede del
Sodalitium Pianum e delle responsabilità che ne cadrebbero, secondo
lui, su Pio X, non si sostiene.
D'altra parte non mancano, in questi estratti processuali, deposizioni che era bene
conoscere e che portano elementi nuovi e positivi, per meglio valutare certi fatti
e aspetti in discussione. Ma si deve anche aggiungere, che con i soli elementi processuali
non era possibile chiarire le questioni sollevate, le quali invece vengono convenientemente
illustrate attraverso alla documentazione riprodotta nella seconda parte del Summarium
additionale.
II. La seconda parte (pp. 53-297) è riservata ai documenti e
presenta gli elementi veramente nuovi ed essenziali del Summarium additionale.
Quanto alla provenienza, questi documenti vengono:
a) Dalla collezione degli scritti del Servo di Dio depositati presso la S. C.
dei Riti. Da. qui abbiamo scelto varie lettere, soprattutto il gruppo delle lettere
a Mons. Mistrangelo, Arcivescovo di Firenze, a proposito dell' Unità Cattolica
(Documenta, cap. I, § II). È da ricordare qui anche il fascicolo
delle lettere del Servo di Dio al Card. Ferrari, pubblicate in fac-simile,
per cura degli Attori (Typis Polyglottis Vaticanis, 1950).
b) Dai Processi. Pochi Documenti invero sono inseriti nei Processi. Abbiamo
preso solo alcune lettere, come quella al Sac. Manzoni conservata nel Proc. Ord.
Veneto (Documenta, p. 117).
c) Da pubblicazioni. Importante la lettera al Parroco di Casalpusterlengo,
desunta dal volume di G. QUADROTTA, Il Papa, l'Italia e la Guerra (Milano,
1915) p. 17-18 (Documenta, p. 123); e qualche altro pezzo dagli Acta Apostolicae
Sedis.
d) Dall'Archivio della S. Congr. Concistoriale. Qui abbiamo il più
e il meglio di tutta la documentazione. Per rendersi conto di questa ricchezza di
materiale presso la S. Congr. Concistoriale, si deve riflettere che questo Dicastero,
retto al tempo dei Servo di Dio dal Card. De Lai, si occupò dello stato delle
diocesi e quindi di mille questioni relative al Modernismo e alle sue varie manifestazioni,
soprattutto nella stampa, periodica e non periodica, nella predicazione e nell'insegnamento;
si occupò anche della vita, disciplina e insegnamento nei Seminari, di questioni
particolari di persone e via dicendo. Da aggiungere poi che fu proprio il Card. De
Lai, nella sua qualità di Segretario della Concistoriale, che trattò
continuamente con Mons. Benigni per la questione del Sodalitium Pianum. Così
questo Dicastero venne ad essere in possesso di tutta una documentazione originale,
relativa proprio alle nostre questioni; documentazione che successivamente qualcuno,
e cioè, come tutto porta a credere, S. Em. il Card. Rossi, ebbe cura di raccogliere
in un unico grande incartamento, sotto l'indicazione, come abbiamo già ricordato:
Pio X e Modernismo.
L'incartamento della Concistoriale si compone di vari plichi dì cui diamo
un breve cenno.
1. Un plico intitolato: Milano-Pisa. Del modernismo politico etc. - Verrà
esaminato in particolare nei Documenta, Cap. 1, § 1, pp. 56-101.
2. Un altro plico intitolato: Milano. Controversia circa l'imputazione di Modernismo
fatta al Seminario dalla «Riscossa». N. Prot. 46/11. - Questo secondo
plico sarà esaminato in particolare nei Documenta, Cap. II, pp. 129-195.
3. Un terzo plico dal titolo: Roma - Dell'Associazione Piana o Lega di
S. Pio V. N. Prot. 398/13. Sarà analizzato nei Documenta,
Cap. III, pp. 196-297.
4. Un quarto plico ha per titolo, in un foglio aggiunto: Roma - Modernismo, giornali,
persone, enti ecc. - Materiale vario che abbiamo esaminato accuratamente e di
cui ci siamo serviti qua e là, nei tre capitoli dei Documenta, citando:
Roma, Modernismo ecc. Vi è, fra l'altro, del materiale anche intorno
a P. Semeria.
5. Un quinto plico dal titolo: Genova. Dell'ambiente liberale e modernista. Copioso
materiale sul caso di Mons. Caron e del negato exequatur regio, su P. Semeria
e sul «Semerianesimo», sulla situazione politico-religiosa di Genova.
Abbiamo preso visione di tutto questo materiale, senza peraltro riportarlo, perché
ci è sembrato superfluo trattare in particolare del caso «Caron»,
sul quale nessuno ha insistito e che d'altra parte ci sembra tanto chiaro. Comunque,
se si dovesse trattare questo caso, come se si dovesse fare un a illustrazione diretta
dell'attività e degli atteggiamenti di P. Semeria al tempo di Pio X, qui ci
sarebbe materia per mettere in chiaro molte cose: e Pio X si rivela, anche qui, come
sempre, fermo nei principi, retto nei suoi intendimenti, paziente e buono con le
persone, anche quando ha motivo di esserne addolorato.
6. Un sesto ed ultimo plico è intitolato: Perugia. Dei modernisti. Anche
il materiale di questo plico è stato esaminato attentamente, ma non l'abbiamo
incluso nei Documenta, perché non ci è sembrato necessario trattare
in particolare della questione perugina. Tuttavia, come abbiamo accennato riportando
una deposizione di Mons. Respighi, che riteneva ingiustificata la rimozione di Mons.
Fracassini da Rettore del Seminario di Perugia (Sum. Add., p.45), se si dovesse
trattare in particolare di questo argomento, ci sarebbero in questo plico molti elementi
per provare come anche a Perugia e nel suo Seminario le cose non andassero bene e
il Modernismo avesse anche là i suoi riflessi, tutt'altro che immaginari.
Ora tutto questo materiale, quello cioè proveniente dalla S. Congr. Concistoriale
or ora elencato, e quello sopra accennato, proveniente dalla collezione degli scritti
del Servo di Dio, dai Processi e da pubblicazioni varie è stato disposto in
tre capitoli che formano questa seconda parte del Summarium additionale, intitolata:
Documenta. Il fatto stesso che si parla -di capitoli, dice che il materiale
è stato raggruppato in un ordine logico, per trattazione cioè di materia.
Il capitolo primo infatti tratta del giornalismo e della stampa periodica
in genere, e vuole illustrare l'atteggiamento avuto dal Servo di Dio nella questione,
allora spinosissima, della stampa (letta integralista e di quella detta di penetrazione,
sul tipo dei giornali del famoso «Trust» romano; il secondo capitolo
è destinato ad illustrare il cosiddetto caso Ferrari, che prende le mosse
dall'accusa di Modernismo nel Seminario di Milano, messa fuori dai Fratelli Scotton
sul settimanale intransigente La Riscossa; il terzo capitolo finalmente
è consacrato esclusivamente al Sodalitium Pianum, per vedere che cosa
esso fu realmente, che cosa fece e come, e quali furono i rapporti di Pio X con questa
associazione e col suo direttore e fondatore Mons. Umberto Benigni.
Avevamo in programma un quarto capitolo, per il quale abbiamo raccolto
un materiale considerevole, sia dai vari plichi della Concistoriale, sia da varie
pubblicazioni, fra le quali una ricchissima di notizie in proposito, vale a dire
i 3 volumi di A. LOYSY, Mémoires pour servir à l'histoire religieuse
de notre temps, Paris 1930-1931, che abbiamo esaminato accuratamente, facendone
larghi estratti. Con tutto questo materiale volevamo illustrare certi aspetti della
tattica usata dai modernisti per infiltrarsi dovunque è per tenersi il più
possibile nascosti. E qui venivano in questione anche varie persone che furono sospettate
di Modernismo, come P. Semeria, P. Genocchi, Mons. Fracassini ed altri.
Volendo portare a termine questo lavoro con una certa sollecitudine, abbiamo rinunziato
a questo quarto capitolo, che peraltro non può dirsi assolutamente necessario
al nostro scopo. D'altra parte avremo occasione di riassumere più avanti quelle
che sono le nostre conclusioni in proposito.
4 - I risultati che scaturiscono dal Sommario addizionale
1) Osservazioni previe
Si deve tener presente che le questioni studiate in questo Sommario addizionale,
sono di carattere episodico, e che perciò, come ogni episodio, non possono
essere vedute nella loro vera luce se non collocandole nel quadro generale della
vita dei Servo di Dio.
Si è ripetuto più volte che in Pio X: parroco - vescovo - cardinale
- papa - c'è sempre una stessa linea di orientamento, volta ad una stessa
meta. E la meta, che dà unità e coordinazione a tutta la sua molteplice
attività, è quella che egli indicò nel motto assunto già
da Patriarca di Venezia: Instaurare omnia in Christo.
In realtà la vita di Pio X è tutta satura di questo cristocentrismo
pratico, che si manifesta in una reazione mai interrotta contro la scristianizzazione
del secolo, e in uno sforzo continuato pèr riportare clero e fedeli ad una
vita impostata sui piano soprannaturale della fede e governata dai principi della
morale cattolica, senza compromessi.
Ci si consenta a questo proposito di riportare una pagina di una lettera pastorale
di Mons. Sarto, Vescovo di Mantova, poiché ci sembra che il Servo di Dio descriva
qui e con molta chiarezza la visione che Egli ebbe dei mali della società
cristiana e di che si doveva fare per ripararvi.
Ecco dunque questa pagina, che anche nella sua forma, è davvero una bella
pagina.
«Iddio è discacciato dalla politica colle teorie della separazione della
Chiesa dallo Stato, dalla scienza col dubbio elevato a sistema, dall'arte avvilita
sino al verismo, dalle leggi informate alla morale della carne e del sangue, dalle
scuole con l'abolizione del catechismo, e perfino dalla famiglia, che si vorrebbe
sconsacrata nelle sue origini e privata della del Sacramento. Iddio è discacciato
dal tugurio dei poveri che stretti dal peso dell'indigenza, sdegnano di ricorrere
per conforto a chi amorosamente li invita, e solo può rendere tollerabile
la dura loro condizione; è discacciato dai palazzi dei ricchi, che più
non temono le minacce di quel giudice eterno, che come delle loro azioni così
dell'uso dei loro beni chiederà strettissimo conto; Iddio è misconosciuto
dai potenti, che non abbassano più la fronte orgogliosa e credono bastare
a se stessi; è abbandonato da quasi tutti a tal punto, che forse nessun'altra
generazione ha rotto di questa guisa i patti col cielo, nessun'altra società
ha più risolutamente diretta a Dio quell'audace parola: Recede a nobis
(Job, XXI, 4).
Bisogna combatter il delitto capitale dell'età moderna che vorrebbe sacrilegamente
sostituire l'uomo a Dio, schiarire coi precetti e coi consigli evangelici e colle
istituzioni della Chiesa tutti i problemi, che l'Evangelo e la Chiesa hanno luminosamente
e trionfalmente risolti: educazione, famiglia, proprietà, diritti e doveri;
ristabilire l'equilibrio cristiano tra le diverse condizioni della società;
pacificare la terra, e popolare il cielo: ecco la missione, che io devo proseguire
in mezzo a voi, rimettendo ogni cosa sotto l'impero di Dio, di Gesù Cristo
e del suo Vicario in terra, il Papa.»
Si meditino queste parole e si avrà la chiave per capire il Servo di Dio,
non solo nella sua attività di Vescovo e Patriarca, ma anche di Papa. Qui
il raggio di azione si era slargato
quanto il mondo, ma la linea, l'orientamento, la meta da raggiungere era la stessa.
In questa visione sarà più facile anche intendere e apprezzare l'atteggiamento
del Servo di Dio nelle varie questioni particolari che sono esaminate in questo sommario
e che passiamo subito a riassumere brevemente, secondo i risultati ottenuti nello
studio della relativa documentazione.
2) La stampa cattolica nella lotta antimodernista e la linea
di condotta del Servo di Dio
Riassumendo sopra (n. 1), le difficoltà quali si presentano oggi nelle
Novae Animadversiones intorno al modo di agire del Servo di Dio nella lotta
antimodernista, abbiamo veduto che uno dei più frequenti rilievi che si sono
fatti, è quello di aver egli sostenuto e incoraggiato quel tipo di stampa
detta intransigente, che si permetteva di censurare pubblicamente e impunemente tutto
e tutti, gettando il sospetto di Modernismo anche su persone degnissime, senza che
il Servo di Dio, si dice, prendesse alcun provvedimento contro questi abusi, e continuasse
invece a sovvenzionare e benedire quei fogli e i loro direttori. E non valsero, si
aggiunge, i suggerimenti di uomini illustri, come un Card. Maffi e un Card. Ferrari,
a far recedere il Servo di Dio da questo suo atteggiamento.
All'opposto, si osserva, il Servo di Dio fu sempre contrario a tutta quella stampa
cattolica detta di penetrazione, che pur serviva alla causa del bene; attrezzata
ottimamente, godeva il favore di gran parte del Clero ed era caldeggiata e protetta
da uomini insigni, come un Card. Maffi e un Card. Ferrari; ed era anche tanto necessaria,
per impedire che i cattolici e il clero ricorressero, come purtroppo ricorrevano,
ad una stampa quotidiana ostile alla Chiesa e alla religione. Eppure i direttori
di quei giornali cattolici, erano disposti, si dice, a seguire tutti i suggerimenti
della S. Sede; suggerimenti che essi stessi desideravano, ma che non ebbero mai;
finché finalmente si videro sconfessati, con grave loro danno economico e
con una conseguenza ancor più grave, quella di veder gettato lo scompiglio
e la confusione nella opinione pubblica dei cattolici.
Ora tutti questi problemi vengono largamente illustrati nel Capitolo I dei Documenta
(pp. 53-119), attraverso un copioso materiale, quasi completamente inedito, in
gran parte sconosciuto.
Questo materiale è stato distribuito in tre paragrafi, ciascuno dei
quali ha una sua fisionomia e illustra prevalentemente un lato della questione. Nel
§ I, intitolato: Il Card. Maffi e la S. Sede. nella questione del giornalismo
cattolico (pp. 56-101), è trattata, si può dire, la questione di
principio. Due sono i protagonisti: il Card. Maffi e il Card. De Lai; il primo è
l'esponente più in vista di tutta la corrente favorevole ad una modernizzazione,
sia pur nel senso migliore, della stampa cattolica; a quel tipo di stampa che non
vuol rinnegare i principi, ma non vuol apparire neanche come stampa di sagrestia;
che pur rimanendo cattolica, vuole andare incontro alle esigenze moderne per penetrare
ovunque e sostituire quanto è possibile la stampa liberale e massonica; il
secondo, il Card. De Lai, è l'esponente della corrente opposta, quella che
rifugge da ogni compromesso, così come voleva anche il Servo di Dio, il quale
prende parte attiva alla discussione, dando ragione del suo atteggiamento.
Nel § II intitolato: Il Servo di Dio e l'Unità Cattolica di Firenze
(pp. 101-116), attraverso tutta una serie di lettere finora ignorate, possiamo
seguire, in un caso concreto, l'interessamento e la linea di condotta del Servo di
Dio verso il più importante quotidiano di tipo intransigente.
Nel § III finalmente: Elementi vari intorno alla stampa cattolica (pp.
116-128), sono raccolti alcuni elementi sparsi, ma interessantissimi, che spiegano
ancor meglio le ragioni che governavano il Servo di Dio nella sua linea di condotta
a questo proposito.
Ora, se uno avrà la pazienza di leggere tutti quei documenti, che abbiamo
cercato di coordinare ed illustrare via via con delle introduzioni critiche, talvolta
molto sviluppate, arriverà facilmente a queste conclusioni principali:
1. Il Servo di Dio fu realmente in favore della stampa prettamente e strettamente
cattolica, di quella stampa cioè che senza compromessi e senza mezzi termini
affermava i principi cattolici, nel campo dottrinale e in quello pratico della vita
cristiana, in ogni suo settore: religioso, politico, sociale, culturale; pronta a
seguire in tutto e per tutto gli indirizzi della S. Sede. Se si pensa all'ambiente
fluido di idee nuove, alle insidie più o meno latenti, ma reali, del
Modernismo che serpeggiava un po' dovunque, non solo non fa meraviglia che il Servo
di Dio abbia sostenuto quel tipo di stampa che rifuggiva da ogni compromesso, ma
sarebbe inesplicabile altra linea di condotta.
2. Il Servo di Dio fu contrario alla stampa di penetrazione.
È vero: ma bisogna precisare il perché. Egli stesso personalmente ne
ha indicate le ragioni in molte occasioni, private e pubbliche. Si veda per esempio
la lettera a D. Manzoni del 19 marzo 1911 (p. 117), e la lettera solenne all'Episcopato
Lombardo del 1 luglio 1911 (p. 119). Ma forse non si può precisare meglio
la mente del Servo di Dio che riferendo le sue stesse parole in una lettera al Prevosto
di Casalpusterlengo del 20 ottobre 1912 (p. 123 s.). Qui Egli scrive: «Quanto
poi ai giornali, se ella predica contro i cattivi e diffonde per quanto può
i buoni, dissuadendo l'associazione e la lettura di quelli così detti del
Trust, compie il suo dovere di buon parroco e fa non solo quello che vuole il Papa,
ma ciò che esige il buon senso cattolico. Come infatti si possono approvare
certi giornali che colla etichetta nascosta di Cattolici, perché qualche volta
riferiscono i ricevimenti pontifici o le note vaticane, non solo non dicono mai una
parola sulla libertà e indipendenza della Chiesa, ma fingono di non accorgersi
della guerra continua che gli vien fatta?
Giornali, che non solo non combattono gli errori che avvolgono la società,
ma portano il loro contributo alla confusione delle idee e massime divergenti dalla
ortodossia, che prodigano incensi agli idoli del giorno, lodano libri, imprese ed
uomini nefasti alla religione?
Compatiamo generosamente anche (se in buona fede) quei poveri illusi, che credono
d'impedire la lettura dei giornali cattivi, sostituendoli con questi così
detti tolleranti, di mezza tinta e incolori, che mentre non convertono uno solo dei
nostri avversari (che per la sola apparenza di cattolici li hanno in dispetto) apportano
il massimo dei danni ai buoni, che cercano la luce e trovano le tenebre, abbisognando
d'alimento succhiano il veleno, e anziché la verità e la forza per
mantenersi fermi nella fede, trovano gli argomenti per diventare, in cosa di tanta
importanza, noncuranti, apatici e indifferenti.
Oh quanto danno alla Chiesa e alle anime per questi giornali!
E quanta responsabilità specialmente in quelli del clero che li diffondono,
e incoraggiano, li raccomandano!
La verità non vuole orpelli, la nostra bandiera deve essere spiegata: e colla
lealtà soltanto e colla franchezza potremo fare qualche cosa di bene, combattuti
sì dai nostri avversari, ma da loro rispettati, in guisa da conquistare la
loro ammirazione e un po' alla volta il ritorno al bene.
Questi i miei sentimenti, ch'ella potrà, all'occasione, far conoscere a tutti
che ne avessero bisogno, assicurandoli che così la pensa il Papa, che
le imparte di cuore l'apostolica benedizione.»
Il Servo di Dio non poteva esser più chiaro. E nessuno potrà dire che
i suoi modi di vedere non fossero coerenti alla situazione.
3. Non è vero che il Servo di Dio abbia dato mano libera ai giornali intransigenti,
o che ne abbia approvate le intemperanze e le imprudenze. Questo è un risultato
che si deve affermare senza esitazione. L'accusa così spesso ripetuta di connivenza
del Servo di Dio con gli scrittori dell'Unità Cattolica e con quelli
della Riscossa o di altra stampa simile, quando essi, nell'ardore della lotta,
oltrepassarono i limiti della prudenza, della carità e talvolta della giustizia,
è falsa. Il Servo di Dio voleva anzitutto che quella stampa fosse soggetta
e invigilata dagli Ordinari. Si leggano poi le sue lettere a Mons. Mistrangelo (Cap.I,
§ II) a proposito dell'Unità; si vedano alcuni pezzi del Cap.
II a proposito della Riscossa; si veda la lettera del Card. Merry del Val
al direttore della Liguria del Popolo (p. 121), per non citare che alcuni
esempi e ci convinceremo che il Servo di Dio, mentre approvava l'indirizzo dottrinale
di quella stampa, riprovava apertamènte e fortemente tutte le sue intemperanze.
Il 13 marzo 1908 scriveva, per esempio, a Mons. Mistrangelo: Raccomandi loro (ai
redattori dell'Unità Cattolica) che non raccolgano e pubblichino
i pettegolezzi che vengono loro riferiti, che non ostentino ad ogni momento la missione
avuta dal Papa, perché il Papa realmente non ha dato loro alcun mandato; e
che siano prudenti nel parlare, perché le parole volano (p. 104 s.). E altrove:
Si combattano gli errori, ma senza toccar le persone (lettera del 21 Nov.
1908 p. 106). E ancora: A Don Cavallanti (direttore dell'Unità Cattolica)
avrà la bontà di far conoscere che il Papa gli ha detto e fatto dire
mille volte, ch'egli deve dipendere in tutto da Mgre Arcivescovo e seguirne i consigli;
e che la sua asserita dipendenza da Roma (che equivale da nessuno) sa proprio di
Modernismo. Potrebbe aggiungere ancora che mi disgusta ogni volta che vedo attaccate
persone rispettabilissime, o anche solo nomi che devono essere taciuti; e che finalmente
potrei un bel giorno stancarmi dell' «Unità» e abbandonarla al
suo destino (lettera del 4 mag. 1910, p. 110 s.).
Così Mons. Andrea Scotton aveva ricevuto certamente un grosso rimprovero,
rivolto probabilmente al fratello Mons. Gottardo, se poté scrivere al Papa:
«Darei il mio sangue per riparare a tutto ciò che ci può essere
anche per parte mia di scorretto o di esorbitante» (p. 175).
È falso dunque che il Servo di Dio approvasse ciò che non era da approvare.
Ma perché, si dice allora, non diede mai un cenno pubblico di disapprovazione,
che avrebbe frenato lo zelo intempestivo di alcuni zelanti e avrebbe consolato molte
persone che si ritenevano offese? Abbiamo risposto a questa domanda nella introduzione
al Cap. II, p. 135. Dato l'odio cui era fatta segno tutta la stampa cosiddetta papale,
per istigazione dei modernisti, semimodernisti e cattolici liberaleggianti, un solo
pubblico di biasimo da parte del Papa sarebbe stato talmente sfruttato, che quella
stampa in blocco avrebbe dovuto soccombere. La nostra documentazione ci conduce decisamente
a questa conclusione. E a questa conclusione il Servo di Dio non voleva e non poteva
volere che si addivenisse.
4. Non è vero poi che la stampa cattolica di penetrazione fosse disposta a
seguire gli indirizzi della Santa Sede e che li avesse chiesti inutilmente. E lui
stesso, il Servo di Dio, che ce ne assicura. Scrivendo a Mons. Mistrangelo e parlando
del Corriere d'Italia, il capostipite dei giornali del «Trust»,
il Servo di Dio afferma di aver fatto «di frequente delle osservazioni,
senza però essere mai ascoltato» (lettera del 23 febbraio 1910,
p. 101).
Del resto si può osservare che lo stesso Cardinal Maffi, il grande patrocinatore
della stampa di penetrazione, come anche il Cardinal Ferrari ed altri, non riuscirono
mai ad entrare nelle vedute del Servo di Dio, come risulta chiaramente dai documenti
addotti nel § 1 del Cap. I e nel Cap. II.
In conclusione l'atteggiamento del Servo di Dio a riguardo della stampa cattolica,
illustrato nel caso specifico della stampa cattolica italiana, attesta di nuovo la
grande linea di condotta di Pio X, che si riscontra in tutto il suo Pontificato:
favorire, proteggere, incoraggiare tutto ciò che poteva servire ad attuare
il grande programma di restaurare in Cristo la vita cristiana, e combattere, eliminare,
o almeno ridurre il più possibile ciò che si opponeva a questo programma.
3) Il Modernismo a Milano e il caso del Card. Ferrari
Connesso in qualche modo con la precedente questione è il caso del Cardinal
Ferrari. Questo caso ci interessa principalmente per una ragione: esso viene addotto
come esempio di un sistema, quello di permettere che dei privati - in questo caso
i Fratelli Scotton - abbiano potuto attaccare pubblicamente, ingiustamente e impunemente,
perfino un Cardinale, il quale non riuscendo a far apprezzare le sue ragioni di discolpa,
piange e soffre. «Oh! quot lacrimae ab innocentibus effusae sunt!»
esclama un Consultore (Novae Animadv., p. 71). Fra questi innocenti ci sarebbe
a capo il Cardinal Ferrari, il cui nome ricorre continuamente nelle Novae Animadversiones.
Per tale ragione abbiamo cercato di studiare a fondo questo caso tipico, e lo
studio forma l'oggetto del Cap. II del Sommario Addizionale (pp. 129-195).
Ora, siccome di tale studio abbiamo indicato anche i risultati principali in una
introduzione al detto Capitolo (pp. 129-135), non crediamo che sia il caso di ripeterci;
e rimandando a tutta quella trattazione, ci limitiamo qui a delle proposizioni conclusive,
che ci sembrano certe e provate. Esse sono:
1. Milano non era immune dal Modernismo, anzi, pur avendo un Clero sostanzialmente
ottimo, data la sua situazione di grande metropoli, e per molti altri fattori che
abbiamo accennato a suo luogo (p. 132 s.), era in sostanza un centro di convegno
di modernisti e di diffusione di idee modernistiche.
2. Il piissimo Cardinal Ferrari, estremamente geloso dell'onore del suo clero
e della sua diocesi, quasi inconsapevolmente era indotto a minimizzare ogni fatto
che tradisse l'esistenza di Modernismo in Milano e soleva ripetere «A Milano
non c'è Modernismo», come riferisce lo stesso Servo di Dio (vedi p.
153, introduzione al n. 8).
3. Da aggiungere poi che, sia pur colle migliori intenzioni, Ferrari fu avverso alla
stampa cosiddetta papale, e, in particolare, alla Riscossa, e fu fautore invece,
come il Cardinal Maffi, dei giornali di penetrazione, dei quali, uno, L'Unione,
fondato a Milano nel 1907, gli stava molto a cuore.
4. Sulla fine del 1910, il rifiuto del giuramento antimodernista del giovane sacerdote
milanese Don Luigi Fontana, da poco uscito dal Seminario, offrì alla Riscossa
l'occasione per avanzare dei sospetti di Modernismo esistente nel Seminario di
Milano.
5. Il Cardinal Ferrari reagì con una lettera pastorale, e la cosa avrebbe
potuto chiudersi qui senza altre conseguenze. Entrò invece in scena un altro
fattore: la stampa liberale e quella cattolica detta di penetrazione colse l'occasione
per inscenare una violenta campagna contro la Riscossa, e, dietro la Riscossa,
la stampa cosiddetta papale o intransigente. Sotto l'apparenza di difendere l'onore
di un Cardinale attaccato ingiustamente, si mirava ad altro: si mirava cioè
ad abbattere, se fosse stato possibile, la Riscossa e con essa tutta la stampa
intransigente.
6. La Santa sede, in un primo tempo, pensò che dopo la risposta pubblica del
Cardinal Ferrari l'incidente si sarebbe potuto chiudere. In seguito, quando la campagna
della stampa prese più vaste proporzioni e con altri scopi da quelli apparenti,
credé bene d'imporre il silenzio.
7. Finalmente, continuando purtroppo la polemica ed essendosi questa trasformata
in questione di principio, vi intervenne direttamente lo stesso Servo di Dio, con
una lettera al Cardinal Ferrari (28 marzo 1911: p. 177). In questa lettera il Servo
di Dio deplorò anzitutto le imprudenze della Riscossa, ma disapprovò
anche la campagna che se ne era voluto inscenare, con scopi evidentemente diversi
da quelli che si voleva far apparire. Entrava poi a parlare direttamente dei giornali
detti di penetrazione, e in particolare del giornale Milanese l'Unione, che
Egli disapprovò apertamente, adducendone le ragioni.
8. Fin qui, in fondo, niente di straordinario. Il cosiddetto caso Ferrari, in quanto
segnò un momento di conflitto fra lui e il Servo di Dio, incominciò
a questo punto. Ed ecco come.
Il Cardinal Ferrari, delle cui rette intenzioni nessuno vuol dubitare, il 14 aprile
1911, tenne un discorso ai Chierici teologi, nel quale entrò a parlare anche
della questione dei giornali e in particolare di quello che gli stava a cuore, cioè
dell'Unione; ed espose le cose in un senso proprio opposto a quello che gli
aveva indicato il Servo di Dio nella lettera del 28 marzo, alla quale per giunta
il Cardinale si appellava (Si confronti la lettera del Servo di Dio, p. 177 ss. e
il discorso del Card. Ferrari, p. 183 ss.).
Né questo discorso rimase chiuso fra le pareti del Seminario. Gli stessi seminaristi
- anche questo è un indice dello stato rovente allora di tali questioni -
ne fecero copie litografate e la cosa si diffuse rapidamente in diocesi.
Quando il Servo di Dio ebbe in mano una copia litografica di quel discorso, ne provò
un dolore acutissimo. Dobbiamo pur dire che se egli a questo momento avesse avuto
anche un gesto forte, nessuno vi troverebbe da ridire. Si veda invece la lettera
che egli scrisse al Cardinal De Lai, il 4 maggio 1911 (p. 188 s.), quasi a domandar
consiglio. Neanche l'ombra di un risentimento personale in questa lettera, che può
entrare con onore nell'epistolario di un santo. E quando poco dopo il Cardinal Ferrari,
a sua volta addoloratissimo, pregò il Cardinal De Lai di chiedere scusa per
lui al Servo di Dio (p. 190 ss.), questi rispose: «Dica pure che il Papa gli
ha perdonato non una, ma cento volte» (p. 193).
In conclusione, il caso Ferrari, che fu tanto clamoroso a suo tempo e che viene addotto
ancor oggi come esempio tipico di quei tanti innocenti che avrebbero sofferto ingiustamente,
alla luce dei fatti concreti e documentati si risolve a tutto favore del Servo di
Dio, il quale anzi diede qui un'altra prova insigne della sua bontà, carità,
pazienza e prudenza, senza la pur minima ombra di risentimento personale.
4) - Il Servo di Dio e il «Sodalitium Pianum»
di Mons. Benigni
Come abbiamo detto sopra sintetizzando le difficoltà proposte nelle Novae
Animadversiones, uno dei punti sui quali più insistentemente si chiede
che venga fatta luce, è quello del Sodalitium Pianum di Mons. Umberto
Benigni.
E la richiesta di questi Rmi Consultori è giustissima. C'è infatti
tutta una letteratura ormai di pubblico dominio, nella quale si parla del Sodaiitium
Pianum e se ne parla male. C'è poi lo SCHMIDLIN, che nella sua opera Papstgeschichte
(vol. III, p. 162-169) vi dedica tutto un capitolo, con grande apparato di fonti;
e i suoi giudizi sono gravi contro Benigni, contro l'attività del Sodalitium
Pianum e contro lo stesso Pio X, in quanto avrebbe favorito questa attività.
E non basta dire che lo Schmidlin è uno storico un po' parziale, per eliminare
senz'altro la difficoltà. Senza. contare poi che per la storia dei Papi del
secolo scorso e del secolo presente, l'unica grande opera sistematica è questa
dello Schmidlin, che si trova quindi in tutte le grandi biblioteche e che è
continuamente citata e usata.
Ora è stata cosa provvidenziale che anche su questo punto, tanto poco chiaro,
l'incartamento della S. Congregazione Concistoriale ci abbia fornito un ricco materiale
di prim'ordine, in gran parte sconosciuto: materiale diretto, perché fu proprio
la Concistoriale e il suo Segretario il Cardinal De Lai che trattò sempre
con Mons. Benigni per la questione del Sodalitium Pianum.
Abbiamo presentato dunque questo materiale nel Capitolo III (p. 196-297), al
quale è stata premessa una lunga introduzione, che, per quanto affrettata
nella redazione, offre però una trattazione assai larga e approfondita di
tutta la questione, che è divenuta immensamente più chiara.
A questa introduzione dunque rimandiamo i Rmi Consultori e ci limitiamo qui ad indicare
per sommi capi le conclusioni principali, che sono:
1) Il Sodalitium Pianum, considerato in sé e sulla base del suo Statuto
e Programma, era un'organizzazione buona e destinata a buon fine.
2) Il Sodalitium Pianum voleva essere un organo di penetrazione (vita
esemplare dei membri in conformità a tutte le direttive pontificie: vita cattolica
«integrale»), e di informazione (raccolta personale, rapida e
sicura, di notizie su tutti i campi della vita: religiosa, politica, sociale, culturale)
a servizio della Curia Romana.
3) Il Sodalitium Pianum nella idea primitiva di Benigni, avrebbe dovuto essere
una specie di istituto ecclesiastico «secolare». sottoposto alla S. Congregazione
Concistoriale, così come vivono e agiscono gl'Istituti religiosi sotto la
S. Congregazione dei Religiosi.
4) Aveva la sede centrale a Roma (la Dieta), e membri isolati, o riuniti in gruppi
(Conferenze di S. Pietro) fuori di Roma. Tutto l'organismo era noto alla S. Congregazione
Concistoriale; i membri però non erano noti al pubblico, onde garantire la
libertà d'azione e prevenire reazioni e opposizioni.
5) Il Sodalitium Pianum funzionava sin dal 1909; ebbe dal Servo di Dio, dal
1911 in poi, tre dei soliti autografi papali di benedizione ed ebbe anche un'annuale
sovvenzione di mille lire; dal 1913 poi ottenne un'approvazione generica dell'opera,
attraverso la S. Congregazione Concistoriale, ma non ebbe mai un'approvazione canonica
formale.
6) Scioltosi liberamente dopo la morte di Pio X, fu nuovamente riattivato nel 1915,
d'intesa con la S. Congregazione Concistoriale, e fu definitivamente sciolto nel
1921 coll'intervento della S. Congregazione del Concilio.
7) Il Sodalitium Pianum servì effettivamente la Santa Sede con un
servizio ordinario di regolari informazioni e con eventuali servizi (o incarichi)
straordinari. Per meglio garantire la sicurezza della corrispondenza fece uso alle
volte anche di un apposito cifrario.
8) Indirettamente legata al Sodalitium Pianum è la famosa e battagliera
Corrispondenza di Roma di Mons. Benigni, in quanto cioè anche membri
del Sodalitium Pianum vi collaborarono.
Lo stesso si dica di alcuni organi editoriali «integrali», in
quantoché l'editore o un redattore fu anche membro del Sodalizio.
9) L'accusa di una vera congiura «nera», di una «massoneria»
o «carboneria» nera, di un «potere occulto nella Chiesa»,
di spionaggio e di delazione organizzata, anche contro la Gerarchia, sono tutte cose
semplicemente infondate.
In conclusione:
a) Lo Statuto e il Programma del Sodalitium Pianum nulla presentano
che non si possa approvare.
b) Pio X non diede mai un'approvazione canonica definitiva, ma diede un'approvazione
generica, e concesse tre dei soliti autografi di benedizione ai membri del Sodalitium.
c) Da considerare poi che tutta la faccenda del Sodalitium Pianum fu presentata
a Pio X dal Cardinal De Lai e con la sua commendatizia.
d) Le intemperanze, le eventuali imprudenze di Mons. Benigni non sono imputabili
né al Cardinal De Lai, né molto meno al Servo di Dio.
Si aggiunga infine che si deve distinguere un Benigni della prima attività,
cioè fino alla morte di Pio X, e un Benigni della seconda attività,
cioè dal 1921 in poi.
Temperamento battagliero e violento, dopo il naufragio della sua attività,
rappresentata in modo particolare dal Sodalitium Pianum, divenne acerbo, e
le sue invettive e polemiche sono alle volte veramente spiacevoli. Ma ciò
non toglie che Mons. Benigni abbia anche i suoi meriti ed abbia voluto servire la
Chiesa.
In conclusione, se si esamina tutto il materiale, oggi acquisito, non si vede come
la questione del Sodalitium Pianum possa offrire adito a fondate obbiezioni
contro il Servo di Dio.
5) - Atteggiamento del Servo di Dio con varie persone
accusate di Modernismo
Si è detto più volte e si va ripetendo che varie persone anche
insigni e di sana dottrina, essendo state accusate di Modernismo o di tendenze modernistiche,
caddero in disgrazia e dovettero soffrire assai per tutto il pontificato del Servo
di Dio.
Non possiamo discendere qui a trattare i vari casi. Dirò soltanto che, dopo
aver studiato largamente la parte processuale e una larga; documentazione intorno
al Servo di Dio, ho la ferma ed intima convinzione-, che se si vanno ad esaminare
in concreto i singoli casi, ci troviamo sempre davanti allo stesso Pio X, fermo nei
principii, ma largo e paterno di cuore con le persone e pieno di comprensione e di
bontà.
Per dare un'idea di questa bontà di cuore, del resto nota, abbiamo riportato
un episodio significativo, narrato da Monsignor Pescini (Summ. Add., p. 3-4).
Un giovane sacerdote di Venezia, venuto a Roma per laurearsi, aveva dato del filo
da torcere al Patriarca Sarto; e laureatosi, invece di tornare a Venezia, dove il
Patriarca lo invitava, aveva trafficato per rimanere a Roma. Era già pronta
la sua nomina di minutante a Propaganda, quando morì Leone XIII. Costernato,
ricorse a Monsignor Pescini che ne parlò al Servo di Dio: «Ora ha paura
perché non sono più il Patriarca Sarto - disse il Servo di Dio.
- Non sarò io che troncherò la sua carriera e lo allontanerò
da Roma».
Questo episodio di carattere privato, mette in rilievo, come dicevamo, quella bontà
di cuore genuina e profonda, che Pio X portò in. tutte le sue manifestazioni
verso qualsiasi persona.
Ora anche con le persone sospette di Modernismo, o addirittura moderniste, Pio X
fu indulgentissimo.
A riguardo, per esempio, dello stesso Loisy, condannato nel 1908 con la scomunica
maggiore, Pio X, ricevendo il nuovo Vescovo di Châlons, diocesi di Loisy, gli
disse: «Vous allez être l'êvéque de l'abbé Loisy.
A l'occasion traitez-le avec bonté; et s'il fait un pas vers vous, faites-en
deux vers lui» (LOISY, Mémoires pour servir à l'histoire religieuse
de notre temps, III, Paris 1931, p. 27).
Ma, rimanendo nell'ambito degli uomini più vicini a noi e al Servo di Dio,
ci contenteremo di fare un breve cenno su due figure che tutti ricordano e che vengono
presentate come ingiustamente sospettate di Modernismo: il P. Semeria e il P. Genocchi.
Il P. GIOVANNI SEMERIA era uomo di forte ingegno e di grande cuore. Non vogliamo
portare un giudizio sulla fondatezza o meno delle accuse di Modernismo di cui fu
oggetto.
Accuse ce ne furono di certo. Anche nell'incartamento della Concistoriale si conservano
molte notizie in proposito. Né si può dire che P. Semeria non avesse
dato occasione a tali accuse; a parte gli scritti, le sue stesse relazioni lo rendevano
sospetto. Nel 1896, Mons. Mignot, allora Vescovo di Fréjus, molto liberale
e molto amico di Loisy, venne a Genova, insieme al barone v. Hügel, il grande
commesso viaggiatore del Modernismo, a far visita al P. Semeria. Lo stesso Loisy
era in frequente corrispondenza con lui e gli inviava i suoi scritti. Nel 1897 P.
Semeria leggeva al Congresso di Friburgo di Svizzera una conferenza del barone v.
Hügel sull'Exateuco, basata sulle teorie di Loisy. All'epoca della condanna
dell'Americanismo e della messa all'Indice del teologo tedesco Schell (1899), il
Duchesne scriveva a v. Hügel di P. Semeria: «On parle ... de forcer Semeria
à quitter l'Italie; tous les diables sont déchaînés»
(LOISY, Mémoires, I, 515).
Quando P. Semeria pubblicò la sua opera molto discussa: Dogma, Gerarchia
e culto nella Chiesa primitiva (1902), il barone v. Hügel scriveva a Loisy
che in questo libro vi era «partout le développement » (cioè
l'evoluzione del dogma) «et auquel Lepidi avait accordé un généreux
imprimatur» (LOISY, l. c., II, 116). Lo stesso
anno Loisy mandò a P. Semeria, come del resto anche a P. Amelli, P. Gazzola,
Don Minocchi e P. Genocchi, i suoi due volumi Etudes évangéliques
e L'Evangile et l'Eglise (LOISY, l. c., II, 155).
Seguendo i volumi di Mémorie dei Loisy, il nome di Semeria occorre spessissimo.
Eccoci alla Pascendi. Appunto per i sospetti che gravavano su P. Semeria,
questi fu obbligato dai suoi Superiori a leggere dal pulpito una dichiarazione di
accettazione della Pascendi. Il Loisy parla di questo fatto come di un «triste
incident», e riporta le seguenti parole di una lettera del barone v.
Hügel del 3 febbraio 1908: «Savez-vous que notre pauvre cher Semeria s'est
cru forcé de lire une acceptation de Pascendi du haut de la chaire
de son église à Gènes, 16 janvier, et que ces messieurs ne sont
pas encore contents?» (LOISY, l. c., II, 619).
Finalmente il P. Semeria fu trasferito da Genova a Bruxelles (partì il 12
aprile 1912). Nel 1913 fu in Palestina. Col 1915 e coll'entrata dell'Italia in guerra
si iniziò per lui un nuovo periodo, e un periodo fecondo di bene, che sboccò
nella sua grande «Opera nazionale per il mezzogiorno d'Italia». Morì
il 15 marzo 1931.
Ora se Pio X, cui non erano ignote certamente le continue e strette relazioni che
P. Semeria aveva coi modernisti, cui giungevano molte segnalazioni - nell'incartamento
della Concistoriale ce ne sono diverse - di effetti deleterii, specialmente nella
gioventù, che si verificavano in seguito alle conferenze di P. Semeria sull'Eucarestia
e sui Sacramenti, e alla lettura dei suoi libri, se Pio X, dico, ebbe dei timori
e delle riserve verso lo stesso P. Semeria, e se avesse influito anche per farlo
allontanare da Genova, chi potrebbe criticarlo? D'altra parte tutto il suo atteggiamento
per P. Semeria era intonato a bontà e a stima, e può essere sintetizzato
in questo episodio, raccontato dall'Abate Janssens. Essendo andato questi in udienza
da Pio X, ed avendogli domandato il Servo di Dio, se avesse veduto colui che ne era
uscito poco prima, aggiunse: «Quello è P. Semeria, e voglio che sappiate
quanto gli ho detto: "Voi siete un ragazzaccio, che avendo ricevuto tanti doni
da Dio per fare del bene, ne abusate per scrivere libri non conformi agl'insegnamenti
della Chiesa". E siccome il Semeria gli aveva risposto che ciò faceva
per rendere più accessibile la Religione, il Servo di Dio soggiunse di avergli
detto: "Voi allargate le porte per introdurre quelli che sono fuori, e intanto
fate uscire quelli che sono dentro"» (Summ. super virt., p. 256).
Del resto lo stesso P. Semeria negli ultimi anni scriveva a proposito del Modernismo
e di Pio X: «Il moto ritmico degli studi filosofici, storici, naturalistici,
promosso da Papa Leone XIII, se anche momentaneamente rallentò, non si è
spento per opera e molto meno per volontà di Pio X; come le condanne di Pio
X erano già accennate nei moniti e nei timori di Leone XIII. La Chiesa continua
ugualmente coraggiosa nel condannare l'errore e nel guardare in faccia ogni verità.
Ed ogni fase della storia millenaria di lei ha le sue lotte da sostenere, i suoi
compiti da assolvere, per la gloria del Padre, per il bene dell'umanità. Nel
Papa della Pascendi e degli altri atti pontifici per la condanna del Modernismo
vibrava quella che Paolo chiama così bene, e che Pietro ha per ufficio, la
"sollicitudo omnium ecclesiarum"» (P. SEMERIA, I
miei quattro Papi, parte I, 2a ed., Milano 1930, p. 217).
Veniamo al P. GIOVANNI GENOCCHI. Altra figura notissima e simpatica, che da molti
viene additato come uno di quegli uomini intelligenti, colti, buoni e tanto benemeriti,
e che ciononostante, indiziato e accusato di Modernismo, fu tenuto in sospetto e
ne ebbe molto a soffrire.
Ora su P. Genocchi si potrebbe scrivere una lunga storia. Nei Mémoires
di Loisy il suo nome ricorre ancora più frequentemente che quello di Semeria.
E anche qui, senza pretendere di giudicare, ci limitiamo ad alcune notizie.
Nel 1897 il P. Genocchi, nominato professore di esegesi al Seminario romano, inviò
subito le sue lezioni per visione al Loisy. L'anno seguente Leone XIII lo esonerò
dall' insegnamento proprio per le sue idee avanzate. Il Loisy, ricordando il fatto,
scrive: «Le cours du P. Genocchi à l'Apollinaire venait d'être
supprimé par le Pape : rnauvais symptome» (LOISY, I, 496).
E poco dopo lo stesso Loisy riferisce questo brano di una lettera del barone v. Hügel
relativo a Genocchi: «C'est, selon ses propres lettres à moi, le Pape
lui-méme qui, en un téte-à-téte avec le Cardinal Parocchi,
lui a déclaré, dans les termes les plus secs et les plus cassants,
que c'était-là tout juste l'enseignement qu'il ne voulait pas: il insistait
pour qu'on le lui supprimât immédiatement, complètement. Je suis
fort content que ce brave homme est au moins laissé à la tête
de sa quarantaine de jeunes missionnaires» (LOISY, I, p. 499 s.).
In seguito quando il Loisy è in pericolo di essere condannato, P. Genocchi
cerca di salvarlo più che può. Il 29 novembre 1903 Paolo Sabatier,
un altro grande padre del Modernismo, riceveva da Roma notizia che tutto lo sforzo
di P. Genocchi e di coloro che difendevano Loisy tendeva ad evitare una condanna
personale, limitando la cosa ad una censura di proposizioni anonime (LOISY, II, 271).
E giacché abbiamo incontrato Sabatier, giova riferire un brano di una sua
lettera a Loisy in data 7 maggio 1903: «L'autre jours, scrive Sabatier, j'ai
déjeuné au Séminaire du P. Genocchi. Après, on s'est
réunis à la bibliothèque pour une longue causerie, à
laquelle tous les jeunes gens ont pris part. J'étais ravi. il y a décidément
quelque chose de changé dans l'Eglise. Chaque fois que votre nom revenait,
les yeux brillaient d'émotion et d'amour. Ah! si vous pouviez sentir toute
cette jeunesse qui vous suit et vous admire!» (LOISY, II, 244).
Pio X conosceva benissimo queste relazioni di P. Genocchi con i modernisti; sapeva
benissimo che alla casa dei Missionari di via della Sapienza convenivano vari modernisti;
ciononostante, apprezzando le molte qualità e i meriti del P. Genocchi, taceva
e non prese mai delle misure severe. Anzi credo che tutti saranno lieti di leggere
questa lettera scritta dal Servo di Dio al P. Genocchi il 28 dicembre 1907, in risposta
agli auguri natalizi che questi aveva presentato al Santo Padre (P. VINC. CERESI,
Padre Genocchi, Roma 1934, p. 427).
Molto Rev. Padre,
La ringrazio vivamente degli auguri per le sante feste, e faccio voti che il Signore
anche per questo la retribuisca donandole le più care consolazioni. Quanto
al resto della sua a lettera non posso negarle che sento il massimo dispiacere quando
troppo frequente e da molte parti mi viene riferito che ella sia in intima relazione
coi così detti modernisti, che molti di loro fanno capo alla Casa religiosa
di via della Sapienza, che ella stessa li consiglia e perfino rivede i loro scritti.
Tutto questo, che non credo, mi fa male assai, perché le voglio bene come
a un buon sacerdote e ottimo religioso, e mi rincresce di non poter prendere sempre
le di lei difese, come quando compariscono certi comunicati poco prudenti e... nel
Giornale d'Italia. Però se molti purtroppo falsamente la accusano,
procuri, caro Padre, di non offrire argomenti che diano il più piccolo indizio
di queste relazioni, chiudendo risolutamente la porta a quanti la pretendono a maestri
in Israello e col pretesto di togliere difetti e abusi sono i primi a venir meno
ai loro sacri doveri.
Questo soltanto le raccomando e non l'allontanamento da Roma, dove son certo che
colla sua mente e col suo cuore potrà fare ancora molto bene. E con questo
voto le imparto di cuore l'apostolica benedizione.
Dal Vaticano, li 28 dicembre 1907.
Pius Pp. X.
Volendo si potrebbe continuare con molti altri nomi e avremmo la stessa conclusione:
grande longanimità di Pio X con le persone.
In conclusione l'accusa che Pio X abbia colpito delle persone senza fondamento non
regge: anzi si può dire che pur avendo motivi certi di lagnanza, usò
sempre una grandissima indulgenza e longanimità.
5 - Conclusione
Dando ora uno sguardo complessivo a tutto il Sommario addizionale, nutriamo
fiducia che i Rmi Consultori e gli Emi Padri trovino sufficientemente illustrate
le questioni prese in esame, tanto da potersi formare un giudizio sicuro sulla linea
di condotta seguita dal Servo di Dio.
Per una questione, che pur ricorre nelle Novae Animadversiones, quella della
segreteria particolare del Servo di Dio, abbiamo riportato, nella prima parte del
Sommario addizionale, un certo numero di deposizioni processuali, alcune molto
importanti (vedi pp. 17, 25, 49, 50, 51); ma la cosa ci è sembrata tanto chiara,
che non abbiamo stimato necessario farne oggetto di una trattazione particolare.
Quello che dice l'avvocato nella sua Responsio (p. 63, n. 91) ci sembra
più che sufficiente.
Vorrei aggiungere piuttosto una parola a riguardo della diceria che ci fu già
al tempo del Servo di Dio e che si va ripetendo ancor oggi, che cioè egli
subisse, nel governo, un influsso eccessivo da parte di alcuni Cardinali. A questa
diceria rispose lo stesso Servo di Dio in quella lettera, già citata, al Prevosto
di Casalpusterlengo (20 ottobre 1912) dove scrive: «Rispondo di mio pugno alla
sua lettera del 15 corr. per autorizzarla a dichiarare... 2) Che il Papa nel governo
della Chiesa è amorosamente aiutato da molti Erninentissimi Cardinali, ma
che nessuno di questi si arroga di fare in di lui nome alcuna cosa che non sia in
precedenza da lui ordinata,e di pieno accordo stabilita; 3) Che quanti vanno propalando
che sono tre Cardinali che comandano, sono di quegli esseri inqualificabili che non
mancano mai nella Chiesa, i quali per sottrarsi all'ossequio doveroso, vogliono farsi
la coscienza di non essere obbligati perché non è il Papa che comanda.
E per questi basta» (Summ. add., p. 123).
E finalmente non sarà inutile quest'ultima osservazione. Alcuni testimoni
e alcuni Consultori hanno creduto di poter vedere nella prima enciclica di Benedetto
XV, Ad beatissimi, del 1° novembre 1914 (Acta Ap. Sedis, 1914,
pp. 565-581), una sconfessione del modo di agire del Servo di Dio nella lotta
antimodernista. A tale questione ha già risposto egregiamente l'Avvocato (n.
47. pp. 32-36). Ci permettiamo solo di osservare:
1° Benedetto XV, nella citata Costituzione, non solo confermò pienamente
la condanna del Modernismo, ma confermò altresì tutte le misure disciplinari
prescritte al riguardo da Pio X, compreso il giuramento antimodernistico.
2° C'è una cosa sola che delicatamente, ma chiaramente, viene riprovata
dal nuovo Pontefice Benedetto XV: l'uso cioè dei termini «integralismo,
integralista»; termini usati molto volentieri da Mons. Benigni, dai Fratelli
Scotton e da altri zelanti. Il non approvare però l'uso di questi termini
non vuol dire sconfessare la linea di condotta di Pio X; tanto più che Pio
X - ed ecco ciò che volevamo far notare - non usò mai i termini «integralismo»
e cattolici «integrali».
Beatissimo Padre,
I risultati cui siamo giunti esaminando le questioni particolari sulle quali
si era desiderato uno studio documentato della Sezione Storica, a mio modo di vedere
sono favorevoli alla Causa del Servo di Dio Pio X.
Non mi rimane ora che sottoporre umilmente questo studio e questi risultati al supremo
e illuminatissimo giudizio di Vostra Santità, nella speranza che le conclusioni
proposte possano essere ritenute come oggettivamente provate e possano costituire
un contributo positivo per il felice avanzamento della Causa.
Roma, 29 giugno 1950.
Fr. F. ANTONELLI, O. F. M.
Relatore Generale.
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